La Strategia Comunicativa Di Beppe Grillo

La Strategia Comunicativa Di Beppe Grillo

Il video di Beppe Grillo in difesa del figlio getta il parapiglia e tutti si dimenticano dei fatti e della presunta vittima

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In galera! Queste parole risuonano ancora le nelle orecchie di tanti, parole pronunciate contro politici cui erano arrivati avvisi di garanzia.

Dimissioni! Urlate a gran voce e con rabbia, accompagnavano gli incitamenti al carcere sempre per coloro che si macchiavano di un avviso di garanzia.

Giustizialismo contro Garantismo, incitamento delle masse contro un nemico comune ovvero la Casta. Non serviva nulla, anni addietro, ricordare che il sistema giudiziario italiano è basato su tre gradi di giudizio e che nessuno è colpevole fino all’ultima sentenza. Potremmo essere d’accordo che, per arrivare ad una condanna definitiva, ci vuole troppo tempo ma dovremmo essere concordi sul fatto che, prima di condannare, bisognerebbe rispettare il procedimento della giustizia italiana senza dover esporre il mal capitato ad una gogna mediatica con effetti psicologici devastanti.

Ricordiamo bene le arance in primo piano con cui si fotografavano i consiglieri romani del Movimento 5 Stelle, pronti a condannare l’allora sindaco di Roma Ignazio Marino per la storia degli scontrini, verificatasi un enorme bolla di sapone. Ricordiamo bene il fango gettato contro Maria Elena Boschi ed il padre per l’inchiesta Banca Etruria poi archiviata dai magistrati, per non parlare di Bibbiano dove è stato commesso di tutto eccetto quello di cui si accusavano gli indagati. Questo si chiama Giustizialismo.

Quello che invece ha invocato Beppe Grillo con il suo video choc, pubblicato sul suo profilo facebook ,si chiama Garantismo. Nella sua teatrale pantomima, il comico genovese difende a spada tratta Ciro Grillo, suo figlio, accusato, assieme ad altri suoi tre amici, di aver stuprato in gruppo nel luglio 2019 una giovane modella conosciuta al Billionaire, in Costa Smeralda. La ragazza avrebbe presentato denuncia solo al suo ritorno a Milano, dopo una decina di giorni. La magistratura ha impegnato due anni per fare le accurate indagini, con interrogatori, intercettazioni e sequestro degli smartphone degli indagati. Ma non vogliamo stare qui a raccontare gli accaduti e come procede l’indagine, quello su cui vogliamo concentrarci sono tre punti fondamentali ed estranei alla vicenda.

Punto 1: Giustizialismo contro Garantismo. Ecco, fa molto comodo sbraitare e chiedere condanne e dimissioni quando si tratta di avversari politici e ci si fa burla del sistema giudiziario italiano, fa ancora più comodo rivolgersi ad esso quando si è dall’altra parte della barricata. Questo è un po’ lo stendardo di Beppe Grillo e di tutto il Movimento 5 Stelle viste le molteplici giravolte a cui ci hanno abituato nel momento in cui hanno occupato gli scranni della Casta o meglio, sono diventati loro stessi la Casta.

Punto 2: La comunicazione vincente. Anche questa è una caratteristica del comico genovese e del suo partito. Lo sfogo, il teatrino mediatico, la sceneggiata messa in scena hanno raggiunto l’obiettivo per cui è stato architettato: Attirare l’attenzione sul personaggio famoso mettendo in secondo piano lo stupro e riuscendo anche a ridicolizzare la presunta vittima trasformandola in bugiarda, in una che vuole alzare soldi grazie alla vicenda e, soprattutto, mostrandola nel più sciatto dei cliché, come quella che “se l’è cercata”.

Punto 3: La presunta vittima scompare. Diretta conseguenza del punto 2 è che non si parla più di una ragazza che, come quasi sempre accade, decide di denunciare lo stupro dopo qualche giorno attuando un processo di normalizzazione tipico di chi subisce uno stupro per cui si cerca di tornare alle proprie cose, alla propria normalità, cercando di seppellire nel proprio inconscio il terribile accaduto che però riemerge sotto forma di ansia e disturbi da stress post traumatico.

L’atto esecrabile, se accertato, commesso da Ciro Grillo sarà punito, quello che ha commesso Beppe Grillo non è, né evidente né punibile ma solo moralmente ed eticamente inaccettabile.

La giustizia faccia il suo corso ma non dimentichiamoci delle vittime che, per par condicio non sono vittime fino al terzo grado di giudizio, ma non dovrebbero nemmeno essere perseguitate da altre forme di ritorsione e dileggiamenti mediatici.

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