ARTE ALL’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

ARTE ALL’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

Ottimo riscontro di pubblico per la mostra di Rogelio López Cuenca che propone opere sulle politiche migratorie e la spettacolarizzazione della cultura

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La splendida sede della Real Academia de España in Roma alla piazza San Pietro in Montorio 3, costituisce sempre di più un punto di riferimento importante per l’arte della Capitale grazie all’allestimento di mostre capaci di mettere bene in evidenza l’opera di artisti internazionali che a volte risultano a torto più estranei agli abituali circuiti nostrani. E anche questa volta si è colto nel segno con l’esposizione “A quel paese” che nell’ambito del programma di attività vincolate con il 150 anniversario della Real Academia che si celebrerà nel 2023, ha proposto la prima mostra antologica in Italia di Rogelio López Cuenca, a cura di Anna Cestelli Guidi, in collaborazione con la Fondazione Baruchello e con il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma.

Nato a Malaga nel 1959, l’artista a partire dalla residenza artistica nell’Accademia nell’anno 1994-1995 ha rafforzato la sua proiezione internazionale, specialmente nelle relazioni con l’Italia. Ad essere esposte in un percorso che oltre alle consuete sale espositive affacciate sul chiostro occupa anche spazi eccezionalmente aperti al pubblico, come la terrazza-giardino e il co-working, le sue opere dai primi anni Novanta ad oggi che affrontano i temi ricorrenti nel suo lavoro le politiche migratorie, la memoria storica, la spettacolarizzazione della cultura, la riconversione turistica delle città contemporanee, la critica coloniale ed istituzionale.

Già all’esterno dell’Accademia si può ammirare il murale “Que surja” una mappa di iberoamerica dove mare e terra sono stati scambiati. Per i nomi delle città o luoghi l’artista smonta un verso del poeta cileno Vincente Huidobro dando vita a un’opera molto particolare che fa riflettere lo spettatore sulla scoperta dell’America. Così come suggestivi risultano i dieci manifesti “Golden Visa” presenti nella prima sala che l’artista realizzò in collaborazione con Elo Vega nel 2018 per la metropolitana di Barcellona. Una denuncia per un certo tipo di pubblicità contemporanea che ha colonizzato i discorsi comunicativi dall’informazione alla politica. La seconda sala della mostra è dedicata alla doppia videoproiezione “Walls” che rappresenta un muro che taglia in diagonale lo spazio dove su una faccia si susseguono le immagini di frontiera di Tijuana e Melilla mentre sull’altra sono proiettati i filmati delle videocamere di sicurezza della “valla de la verguenza” recinzione che gli immigrati saltano cercando di raggiungere la Spagna.

Di certo affascina il visitatore la terza sala con l’installazione site-specific “Marca Picasso” un progetto in corso dal 2010 che si arricchisce di volta in volta in relazione alla città dove viene presentato. Alle pareti troviamo testi, immagini, articoli di giornale oltre a materiale audio visivo che riguardano la vita dell’artista di Malaga sia nella sua città di origine che nelle sue tappe di Barcellona, Parigi, Roma. Altro lavoro site-specific che delimita il chiostro centrale dell’Accademia è “Do not cross. Art scene” del 1991. Qui la parola art sostituisce “Crime” mettendo in discussione il sistema istituzionale dell’arte e la sua presunta autonomia ponendo l’accento anche sull’importanza che hanno valori come originalità e genialità nel mondo dell’arte.

Rosario Schibeci

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