Quando Il Fumetto è Donna: Women In Comics A Palazzo Merulana

Quando Il Fumetto è Donna: Women In Comics A Palazzo Merulana

Fino al prossimo 11 luglio a Palazzo Merulana 90 opere di 25 fumettiste Made in USA, che raccontano il percorso dell'autodeterminazione.

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Fino al prossimo 11 luglio Palazzo Merulana ospita, in esclusiva europea, la mostra Women in Comics curata da Kim Munson e dalla leggendaria Trina Robbins.

Direttamente da New York, 90 opere originali di 25 artiste che hanno fatto la storia del fumetto nordamericano, promossa dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia e co-prodotta da ARF! Festival e Comicon.

Più che una storia dei fumetti, una storia di autodeterminazione femminile nei fumetti e, soprattutto, di quella di autrici Made in USA.

Un percorso espositivo che parte dagli anni ’60 fino ad arrivare ai giorni nostri con Marvel e DC Comics, un excursus in tavole illustrate che tocca temi sociali, ma che parla anche di amore, di sessualità, di discriminazione, di politica ed indipendenza femminile, neanche tanto velatamente.

A farci gli onori di casa al quarto piano di Palazzo Merulana le tavole dell’icona del fumetto femminile, ma soprattutto dell’attivismo femminista Trina Robbins con la sua storica Wonder Woman in bianco e nero e a colori, prima fumettista ad aver disegnato per la DC Comics.

A farle compagnia le opere originali di Afua Richardson e Alitha Martinez, di Colleen Doran, di Emil Ferris, di Ann Telnaes, di Ebony Flowers, di Trinidad Escobar, di Tillie Walden di Joyce Farmer e della fumettista bestseller con le più alte vendite di libri negli USA (e nel mondo), vincitrice di cinque Eisner Awards Raina Telgemeier.

Una collettiva di primissimo ordine e livello non soltanto per gli amanti dei fumetti americani, ma per tutti gli amanti del genere comics, viste le autrici presenti in mostra.

Abbiamo voluto fare qualche domanda a Stefano “S3Keno” Piccoli, direttore di ARF! e curatore dell’edizione italiana di “Women in comics”, che abbiamo incontrato in sede di vernissage.

Una mostra di fumetti interpretati da una mano femminile, in che cosa è differente rispetto ai fumetti disegnati da autori maschili?

Da un punto di vista puramente tecnico la mano o il tratto di una disegnatrice o di un disegnatore può anche non cambiare in alcun modo. In un processo di filiera del fumetto, dove esistono le matite, le chine, l’inchiostrazione, la colorazione, proprio per un discorso di parità di genere, il fatto che una matita sia impugnata da Sandro o da Marta non cambia assolutamente.

La differenza tra un’autrice e un autore è soprattutto nella sceneggiatura, per il tipo di sensibilità, di tematiche che una scrittrice può affrontare, rispetto ad uno scrittore. La storia del fumetto in tutto il mondo ci presenta una serie di personaggi femminili che per decenni è stata disegnate sempre dagli uomini. In questo c’è un grande cambiamento, perché un’autrice può raccontare (ora mi trovo di fronte a Wonder Woman) sicuramente meglio di un uomo quello che è l’aspetto psicologico e soprattutto, vedendo determinate opere tutto le problematiche dell’universo femminile in genere (dalla maternità, al ciclo mestruale, etc.).

Poi esiste però un intero mondo che è quello delle cosiddette “autrici complete”, autrici di graphic novel, un esempio su tutti è Emyl Ferris, il titolo del suo libro in italiano è “La mia cosa preferita sono i mostri”, tradotto in decine di lingue nel mondo, vincitrice di numerosi premi, che dimostra come è avvenuto questo cambiamento che raccontiamo in questa mostra in quaranta/cinquanta anni, non solo a livello dell’industria del fumetto, ma anche degli addetti ai lavori, un mondo che era completamente chiuso alle donne.

Questo è un percorso espositivo che parte dagli anni ‘60/70 fino ad arrivare ai giorni nostri, possiamo parlare di “evoluzione” del fumetto femminile?

Direi di si, in questa versione italiana della mostra ho aggiunto queste ultime quattro tavole, sono quelle di Raina Telgemeier, ho voluto attualizzare il percorso espositivo con delle piccole modifiche, che mi sono preso la libertà e la responsabilità di fare io, come curatore dell’edizione italiana di “Womens in comics”.

Raina Telgemeier, che in molti neanche conoscono, è oggi l’emblema di cosa vuol dire essere una fumettista americana, non è la disegnatrice più venduta degli Stati Uniti ma è la disegnatrice di fumetti in assoluto più venduta nel mondo.

Pur senza fare attivismo diretto o dichiarato, a differenza di Trina Robbins, che era una “militante”, Raina con il suo lavoro diventa portabandiera dell’autodeterminazione che raccontiamo. Perché il suo semplice fare fumetti nel mercato moderno la rende la numero uno di tutti i fumetti che vengono pubblicati negli Stati Uniti, e questo va considerato come un vero e proprio gesto politico e sociale. Lei solo disegnando sta contribuendo a questa storia di emancipazione che raccontiamo.

Io lo vedo come un percorso parallelo: le autrici attiviste da una parte, che devono fare un discorso di dialogo, di consapevolezza e dall’altra parte le artiste non attiviste, che con il loro lavoro, dimostrano nella pratica quello che le attiviste comunicano a voce.

Il lavoro di Afua Richardson e Alitha Martinez è importantissimo, pur non essendo militanti, loro sono due afroamericane, che lavorano in un’industria “bianca”, di uomini e vincono premi internazionali (vincitrici dell’Eisner Award per il loro lavoro su World of Wakanda della Marvel), con i loro fumetti, è un atto rivoluzionario in assoluto, e fa parte anche questo della storia di autodeterminazione che raccontiamo in questa mostra.”

L’esposizione originale è stata allestita una sola volta nel 2020 alla Galleria della prestigiosa Society of Illustrators di New York, l’Associazione professionale fondata da Henry S. Fleming nel 1901 (oggi diretta da Anelle Miller) che, oltre alle mostre, dal 1959 ogni anno, produce e pubblica Illustrators Annual, considerato uno dei più importanti cataloghi di illustrazione del mondo.

La mostra Women in Comics è visitabile fino al prossimo 11 luglio, l’accesso è libero e incluso nel biglietto di ingresso alla Collezione Cerasi presso Palazzo Merulana.

Articolo di Stefania Vaghi

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