L’Eden Di Elisa Filomena Invade Casa Vuota

L’Eden Di Elisa Filomena Invade Casa Vuota

Nello spazio espositivo del Quadraro la prima personale a Roma dell'artista torinese Elisa Filomena: "Eden" una poetica installazione site-specific.

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Un’abitazione vuota, anzi Casa Vuota a Via Maia al Quadraro, diventa una vera e propria galleria d’arte e ospita la prima personale a Roma di Elisa Filomena, dal titolo poetico ed evocativo EDEN, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo.

Fino al prossimo 31 luglio, solo su appuntamento, è possibile ammirare e rimanere letteralmente rapiti ed estasiati dalla pittura poetica dell’artista torinese Elisa Filomena, le cui opere ricoprono completamente i muri e i soffitti dello spazio espositivo non convenzionale.

Non una semplice mostra, ma un intervento globale site-specific che sviluppa un portentoso racconto per immagini, che si dispiega come una scenografia, una quinta teatrale, su lunghi rotoli di tela, in modo da riscrivere con la pittura,  in forme inedite e visionarie,  la trama delle pareti della casa, come i grandi cicli affrescati della Roma monumentale, dalla Villa di Livia alle chiese barocche.

Vedute campestri, fluviali, dai colori tenui, che sembrano quasi acquerelli, fanno da sfondo a figure umane solitarie o in gruppo, la natura è la protagonista incontrastata da cui sembrano emergere i soggetti, per lo più femminili.

Abbiamo voluto fare qualche domanda proprio ad Elisa Filomena.

Ci racconti com’è nata l’idea di questa mostra, cosa vuoi esprimere con le sue opere e il sentimento e la sensazione che le ha suscitato dipingere queste “scenografie” e momenti di vita?

"Questa mostra è nata da un’affinità elettiva con Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, da un’energia che si è creata tra di noi che ha dato forza a questo lavoro pittorico grandioso. E’ molto importante per me sentire il legame con le persone con le quali lavoro, con le quali si vive la pittura.

L’idea della grande "camera picta" iniziale è stata da me accolta con un entusiasmo enorme, come un dono. Quale pittore contemporaneo può avere a disposizione un intero appartamento, in totale libertà, su cui lavorare? Un dono a me e alla pittura. Quindi ho vissuto tutto questo come un momento importante, unico, storico, della mia esistenza, mi sono emozionata. Mi sono sentita di dover ricambiare con il massimo del mio lavoro. Ho cominciato a dipingere queste tele grandi, imponenti, alte oltre 2 metri e lunghe 10 metri nel mio studio,  a Torino.

Avevo già visto la casa e avevo partecipato anche a diverse inaugurazioni, dipingevo nel mio studio, con la piantina e le metrature di Casa Vuota.

La vivevo nella mia mente, nella mia casa dipingendo su una parete di due metri e mezzo circa di lunghezza e oltre due metri di altezza, in cui queste porzioni di pittura venivano proprio realizzate di getto, senza nessun tipo di preparazione precedente.

E’ stato un flusso continuo che mi ha guidato la mano e dipingendo la tela e arrotolandola sulla parte, facendola scorrere, continuavo a memoria, un flusso di coscienza, era un qualcosa che veniva spontaneo ed innato, sono partita da questa donna seduta, è la prima pennellata che ho dato.

Che tecnica utilizza, sembra acquerello?

No assolutamente è acrilico su tela.

Hanno un titolo i vari pannelli?

No, sono tutti uniti, sono univoci, un unico racconto.

Nelle sue opere c’è una visione botticelliana sia nei paesaggi rappresentati che nei personaggi?

Nelle mie opere c’è il desiderio di annullare il tempo. Botticelli è il simbolo del Rinascimento, iconico, simbolico, rappresenta l’umanità, qualcosa di eterno.

Le sue donne erano eteree, forse il rimando al grande artista si sposa anche con il titolo.

Queste fisionomie identificate fino ad un certo punto, hanno un’idea di assolutezza ma anche di dipingere l’uomo come “genere”, all’interno di questa nostra dimensione, il rapporto con la sua esistenza, tutto ciò che ne deriva, i conflitti, la gioia, il senso di incompletezza, la ricerca. L’esistenza scarnita da tutto quello che è superfluo a prescindere dal contesto.

Questa è la tua prima personale?

E’ la mia prima personale a Roma. Avevo già fatto una collettiva anni fa a Roma.

Da quale percorso artistico proviene?

Mi sono diplomata in Pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino nel 2002.

Una domanda un po' scomoda: in che cosa differisce il pubblico di Casa Vuota rispetto al pubblico che viene a visitare una sua mostra in una “galleria classica” a Torino?

C’è un senso di meraviglia e di coinvolgimento in questa situazione che manca in galleria, è stata fortemente voluta la mostra immersiva, così strutturata. E’ una visione profonda di Casa Vuota, una mostra site-specific, una mostra pensata per interagire con lo spazio, che mi ha particolarmente emozionata.

Sono opere che ha realizzato durante il lockdown?

Le ho fatte in autunno, da ottobre del 2020 fino a metà marzo del 2021, la mia attività creativa non si è mai fermata.

Ci sono delle opere a cui è particolarmente legata di quelle inserite a Casa Vuota e perché?

Gli ultimi due lavori, che sono cinque metri di tela, sono quelli a cui sono particolarmente legata perché la pittura è cambiata con una velocità immediata, potrebbe essere un nuovo punto di arrivo o di partenza per qualcosa di altro, in divenire. Non mi era mai capitato di ricevere un dono così grande come questa personale!”

Eden di Elisa Filomena a Casa Vuota, Via Maia 12, interno 4a, è visitabile fino al prossimo 31 luglio, su appuntamento ai seguenti contatti cell. 392.8918793 – 328.4615638 email vuotacasa@gmail.com

Una mostra che vi stupirà  e vi coinvolgerà in maniera assoluta!

Articolo di Stefania Vaghi

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