La Famiglia: Un Porto Sicuro O Una Prigione Il Libro Di Maria Pia Turiello

La Famiglia: Un Porto Sicuro O Una Prigione Il Libro Di Maria Pia Turiello

Presentato il manuale della Dottoressa criminologa Maria Pia Turiello "La famiglia: un porto sicuro o una prigione?"

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E’ stato presentato lo scorso 21 luglio, nella Sala dell’Assunta della Chiesa del Gesù a Roma l’opera della criminologa forense, psicologa giuridica, mediatrice familiare e autrice Dottoressa Maria Pia TurielloLa famiglia: un porto sicuro o una prigione?” realizzato in collaborazione con SD&C Editore.

Un libro di facile lettura e comprensione, come ci ha dichiarato la stessa autrice, che vuole essere un focus su quello che è l’ambiente dove vengono perpetrate la quasi totalità (circa l’80%) delle violenze sulle donne: in ambito familiare e tra le mura domestiche.

Un dato di fatto che è cresciuto in maniera esponenziale durante il lockdown dove le convivenze in ambienti familiari non sani e violenti sono stati, purtroppo, forzati.

L’isolamento, la convivenza forzata, l’impossibilità di sottrarsi materialmente alle violenze uscendo di casa e l’instabilità del periodo hanno reso le donne e i loro figli ancora più esposti alla violenza domestica.

Un triste primato, quello italiano, che ha visto durante il 2020 i casi triplicati di femminicidio, uno ogni due/tre giorni, accresciuto anche dall’impennata della disoccupazione femminile durante la pandemia.

La presentazione è stata moderata dalla giornalista direttrice della rivista di cultura digitale italiana “Media Duemila” e vice presidente dell’Osservatorio TuttiMedia Maria Pia Rossignaud, e ha avuto interventi autorevoli, mirati, della Senatrice della Repubblica Italiana, Vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere Maria Rizzotti, e dell’avvocato penalista e Cavaliere della Repubblica per la lotta alla violenza sulla donna Irma Conti.

Il rapporto tra abuso e famiglia è stato al centro di tutta la presentazione attraverso lo studio degli ambienti, dell’età, delle culture e della contestualizzazione delle singole vittime.

Abbiamo voluto scambiare un paio di battute sia con l’autrice Maria Pia Turiello che con la Senatrice Maria Rizzotti, per meglio comprendere una pubblicazione che tratta un argomento così attuale e spinoso.

Iniziamo con Maria Pia Turiello: Titolo azzeccatissimo, quanto sono aumentati i casi di violenza sulle donne, in questo anno e mezzo di lockdown? La famiglia cosa rappresenta?

I casi sono aumentati in maniera esponenziale. La famiglia dovrebbe rappresentare il luogo sicuro da dove partiamo e dove ritorniamo, rilassati, tranquilli. Invece per tante donne diventa una prigione, un luogo insicuro, un luogo fatto di violenza, spesso “sottile”, la peggiore, la violenza psicologica. Perché con la violenza fisica si può ricorrere ad un avvocato, ci sono i segni tangibili ed inequivocabili, si va in questura e parte la denuncia. La violenza psicologica è molto difficile da analizzare, da dimostrare, anche per gli operatori, da un lato, e per la donna, dall’altro. Le donne non riescono ad esternare questo tipo di vessazioni, perché spesso si sentono loro le persone “malate”, quasi a volersi colpevolizzare. I manipolatori sono bravi a farci credere di essere noi le persone sbagliate, con quella sorta di “gaslighting (manipolazione subdola e violenta) che fanno su di noi, con ogni tipo di offesa, hanno una loro tattica ben precisa.

Perché scrivere un libro di questo genere in questo momento storico?

Intanto il libro è stato scritto durante la pandemia, perché i casi aumentavano, le persone mi interpellavano, ero subissata dalle richieste delle forze dell’ordine con cui collaboro continuamente, lo sportello di cui sono responsabile aveva il telefono letteralmente “impazzito”. E quindi nei momenti di chiusura causa lockdown, pur potendomi ugualmente muovere per lavoro, mi sono resa conto che la famiglia, che doveva essere il fulcro e l’anima, in quel momento, era diventata il luogo più pericoloso. E così l’idea di un manuale molto semplice, un manuale di facile comprensione per tutti, l’ho pensato per tutte le donne, molto veloce anche da leggere.

Un messaggio finale per tutte le donne, un pensiero, legato al suo scritto?

Care donne voi valete e anche molto, dovete stare solo molto attente, non abbassare mai la vostra autostima, che deve essere sempre alta, e bloccare subito alle prime avvisaglie. Non siete voi le persone sbagliate, ma sono gli altri!

Perché le donne anche nel ventunesimo secolo devono sempre avere paura?

Perché queste cose accadono sempre, anche sul lavoro, sui mezzi pubblici, ovunque, nessuna sembra essere immune.

Passiamo ora alla Senatrice Maria Rizzotti: Parliamo di violenza sulle donne, quali sono i dati che emergono dalla pandemia?

Dalle indagini ISTAT, durante il lockdown e la pandemia, sono diminuiti i reati contro il patrimonio, gli omicidi e i furti, ma sono aumentati i casi di violenza sulle donne. Se già convivere con un uomo maltrattante è una situazione terribile, pensare di essere segregata in casa col proprio aguzzino è stata una cosa ancora più drammatica.

Nello stesso tempo è vero che l’allarme era stato già lanciato durante il primo lockdown, è vero che si sono create delle reti: la possibilità di chiedere aiuto in farmacia attraverso una “parola in codice”, o di poter usufruire di numeri di soccorso telefonico appositi. Ma non è soltanto il denunciare è la protezione della donna dopo la denuncia, che è la fase peggiore, la più delicata. Il Codice Rosso è stata una conquista importante, a distanza di due anni dalla sua entrata in vigore, dovrebbe essere rivisto, come tutte le leggi, e andrebbe monitorata la sua applicazione per poterlo migliorare.

Il Codice Rosso deve essere migliorato, ad esempio non lasciare quella “finestra” di un anno per sporgere denuncia, o i famosi tre giorni nei quali il PM dovrà ascoltare la persona offesa o assumere informazioni da chi ha denunciato le violenze.

Vogliamo chiedere l’arresto in flagrante delle persone che sono state condannate per violenza e che hanno il divieto di avvicinamento della vittima, vorremmo addirittura che queste persone abbiano il braccialetto elettronico. Vorremmo che una volta che queste persone hanno scontato la pena, prima di uscire dal carcere, la vittima sia avvertita, che non se lo trovi sotto casa all’improvviso, com’è già successo più di una volta, con esiti drammatici.

Quindi come Vice Presidente della Commissione Femminicidio ho proposto queste modifiche accolte a grande maggioranza, abbiamo il supporto di magistrati, e vogliamo che i magistrati che si trovano ad occuparsi di violenze domestiche debbano avere una formazione specifica. Il personale stesso, come il codice rosa in ospedale o come le forze di polizia  che stanno facendo molto, ma devono essere formati, perché per una donna denunciare è difficile che sia violenza carnale o una violenza domestica, se poi si trova dall’altra parte un atteggiamento di scarsa comprensione o addirittura a volte anche di relativa superficialità nell’indagine, o  anche  di incredulità, la vittima è sottoposta ad una ulteriore violenza, perché già doverla raccontare è un volerla far rivivere.

La donna che denuncia e racconta l’accaduto si sente in pericolo, perché il suo aguzzino verrà sicuramente a sapere della denuncia e perché magari continuano a vivere sotto lo stesso tetto o nello stesso paese. Quindi è un momento estremamente delicato per la sicurezza della donna che denuncia.”

Molto ancora c’è da fare per debellare la violenza sulle donne, quella domestica e di genere nel nostro paese, questo libro vuole essere un manuale, di cui consiglio vivamente la lettura a tutte le donne!

Articolo di Stefania Vaghi

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