ECCO: La Mostra Dei Borsisti Di Villa Medici

ECCO: La Mostra Dei Borsisti Di Villa Medici

I lavori di sedici artisti, creatori e ricercatori al termine di un anno di residenza a Villa Medici, con la partecipazione di Michele Flammia, Roberto Folliero e Lulù Nuti.

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Fino al prossimo 8 agosto l’Accademia di Francia a Roma, ospita la consueta mostra annuale dei suoi borsisti. Quest’anno il titolo è una vera e propria esclamazione: Ecco e riunisce i lavori di sedici artisti, creatori e ricercatori al termine di un anno di residenza a Villa Medici.

La collettiva è curata da Laura Cherubini e vede la partecipazione di: Noriko Baba - compositrice, Coralie Barbe - restauratrice, Adila Bennedjaï-Zou - regista di audio documentari, Simon Boudvin - artista, Gaylord Brouhot - storico dell’arte, Anne-James Chaton - autore, Mathilde Denize - artista, Alice Dusapin - editrice e ricercatrice indipendente, Fernando Garnero - compositore, Alice Grégoire e Clément Périssé - architetti, Félix Jousserand – scrittore, Jacques Julien - scultore, Estefanía Peñafiel Loaiza - artista, Georges Senga - fotografo, Apolonia Sokol – pittrice; con la partecipazione di Michele Flammia, Roberto Folliero e Lulù Nuti.

Come afferma la curatrice Laura Cherubini: “ECCO è la parola che è stata scelta dagli artisti in residenza per creare qualcosa, perché tutti gli anni si crea una comunità provvisoria, che ogni anno andrà a disperdersi ma che condivide un anno di ricerche, di fertili conoscenze, di scambi, di incontri e qualche volta di scontri, sempre molto dialettici, positivi e produttivi. La cosa nuova di quest’anno è la nascita di un prodotto collettivo, corale, una rivista che è stata chiamata Ecco, che ha avuto i primi numeri in digitale e vedrà l’ultimo numero fungerà da catalogo della mostra, anzi sarà la mostra stessa, con le opere degli artisti in presenza.

I borsisti sono tutti di indirizzi disciplinari diversi e seguono linguaggi diversi: abbiamo restauratrici, editrici, pittrici, scrittori, architetti e compositori, quindi sono veramente rappresentati tutti i linguaggi.

Non solo artisti visivi, come in passato, ma un intreccio tra tutti gli artisti, un coro a più voci.”

Un percorso espositivo vario e variegato che ammalia lo spettatore per la particolarità e la spettacolarità delle opere in mostra - tutte di assoluto livello e che meritano più di un semplice passaggio e di un singolo sguardo per essere interpretate al meglio - che ha letteralmente invaso gli ambienti interni di Villa Medici.

Alcune opere mi hanno colpito in maniera particolare: l’installazione di Mathilde Denize “Portrait of Her- She was well dressed”, che si presenta come una scenografia, che riprende i suoi studi di cinema e di teatro, dove alla struttura metallica sono agganciati stoffe, abiti, accessori di un fantomatico personaggio, come in una archeologia del contemporaneo, di grande effetto scenico e coreografico.

Un lavoro certosino, infinitesimale, di assoluta precisione e di una bellezza encomiabile è quello dello storico dell’arte Gaylord Brouhot che su due pannelli contigui ci parla di moda, di lusso: utilizzando i ritratti di Cristina di Lorena e Maria dei Medici, per dare impulso a un’economia del lusso internazionale e creare un’immagine mediatica esclusiva dei Medici.

Abbiamo voluto farci descrivere il suo lavoro e la sua opera: “E’ un montaggio fatto con dei dettagli dei ritratti della corte dei Medici del diciassettesimo secolo, per dimostrare come proprio i Medici possono essere considerati i precursori del “marketing del lusso”. Ogni fotogramma è un dettaglio che rappresenta un particolare di gioielli, di tessuti e abbigliamento fatta a Firenze. Volevo dimostrare quanto fossero innovativi, per esempio con l’uso dei copricapi, un excursus di quasi un secolo di cambiamenti, attraverso i ritratti, nell’uso degli ornamenti, degli accessori e dei singoli lussuosissimi tessuti. Un vero e proprio marketing contemporaneo proposto dai Medici anche all’estero, in Germania, in Spagna, nei Paesi Bassi. Una vera e proprio promozione estera, che ho potuto “toccare con mano” avendo lavorato con la documentazione originale dei Medici custodita nell’Archivio di Stato di Firenze, dove si possono trovare anche gli ordini esteri ricevuti.

Il montaggio dei vari fotogrammi è stato creato per mettere in evidenza singoli particolari: dalle corone, alle spille, fino ad arrivare alle scarpe, per dargli una certa omogeneità.

Ci sono voluti quattro giorni di lavoro intenso, perché sono 90 immagini su un pannello e 87 sull’altro e ho scelto i dettagli, non i base ai colori, ma in base alla possibilità di mettere in evidenza il singolo particolare o i volumi (come per esempio i bottoni nel ritratto di Eleonora di Toledo) ingrandendoli, perché sul ritratto originario erano microscopici solo 2 millimetri. Anche la perla del collier, quella era addirittura piccola 1 millimetro, sono riuscito anche a ricreare la sia trasparenza.

Un lavoro veramente incredibile, pazzesco, estremamente affascinante!

Di grande impatto visivo la sala dove sono espose le opere di un binomio femminile internazionale vincente che vede protagoniste la pittrice Apolonia Sokol, che avevo già visto a Fondazione Memmo e la scultrice ospite Lulù Nuti, che avevo già visto alla Galleria Alessandra Bonomo.

In un perfetto dialogo le loro opere, la grande tela della Sokol “Sabbat pour une urne (entre chien et loup) olio su tela dove le sue inconfondibili figure femminili, protagoniste incontrastate sembrano dialogare con un cane bianco e un lupo.

Sul pavimento al centro della sala troneggia la scultura della Nuti “Urne pour un Sabbat (S’il existe Theia) in perfetta simbiosi con l’opera pittorica della Sokol. Un’opera in colla e pigmenti fosforescenti, illuminata al suo interno, dalla cui fessura superiore si intravede l’interno di una meravigliosa tonalità tra l’azzurro accesso e il bluette, a parete l’altra sua opera. Le opere della Nuti sono la ricerca materica di nuovi linguaggi sempre, che dialogano perfettamente con gli spazi, in grado di trasformare il nostro rapporto con la natura e l’ambiente circostante. Un binomio artistico non casuale, forte anche di una consolidata amicizia.

Quasi al termine del percorso espositivo troviamo il lavoro di Estefanía Peñafiel Loaiza, un lavoro che vede una disposizione doppia di materiale fotografico e video, dedicato a sua zia, alla sua storia in Ecuador. Una donna che aveva dichiarato alla famiglia di voler andare a studiare in Europa, ma che invece non risulterà mai partita. Finirà clandestina in un gruppo anarchico ed armato del suo paese, cambiando addirittura nome da Miriam a quello della rivoluzionaria Carmen.

L’artista interpreta il viaggio immaginario della zia, attraverso foto, video e lettere, che sembrano dialogare perfettamente da una parete all’altra.

Ecco è visitabile fino al prossimo 8 agosto, dal lunedì a domenica dalle ore 11.00 alle ore 19.30 (martedì chiuso).

Articolo di Stefania Vaghi

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