Senza Cultura Nessun Futuro: Giornata Di Lotta Sullo Sfondo Del Colosseo.

Senza Cultura Nessun Futuro: Giornata Di Lotta Sullo Sfondo Del Colosseo.

“Senza cultura nessun futuro”, “Non è tempo libero”, “Il Colosseo è anche mio”, “10 anni di studio 3,50 Euro l’ora”: questi alcuni degli slogan scanditi e riportati sugli striscioni questa mattina a largo Gaetana Agnensi, davanti al Colosseo.

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Senza cultura nessun futuro: giornata di lotta sullo sfondo del Colosseo.

“Senza cultura nessun futuro”, “Non è tempo libero”, “Il Colosseo è anche mio”, “10 anni di studio 3,50 Euro l’ora”: questi alcuni degli slogan scanditi e riportati sugli striscioni questa mattina a largo Gaetana Agnensi, davanti al Colosseo.

Lì si sono infatti ritrovati gli attivisti di “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali” per una manifestazione chiamata “Oltre il G20” alla quale hanno aderito, tra gli altri, Italia Nostra, Art Workers Italia, Associazione Bianchi Bandinelli, Associazione nazionale archivistica italiana, Associazione Italiana educatori museali, il giovane settore cultura dei sindacati USB.

Questa sera, al Colosseo, si è svolta  infatti il G20 della cultura, voluto da Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali al quarto mandato quasi consecutivo.

La location scelta dal ministro non è casuale, dato che sarà l’occasione per presentare agli illustri ospiti – i corrispettivi di venti potenze mondiali, la direttrice dell’Unesco Audrey Azoulay, Ocse, Consiglio d’Europa, ICCROM, ICOMOS etc. – il faraonico lavoro di costruzione dell’arena del Colosseo “finanziato” da Tod’s.

Le virgolette sono d’obbligo perché la stessa Corte dei Conti ha sollevato già del 2016 più di una perplessità sulla consistenza ridicola della sponsorizzazione del gruppo di Diego Della Valle a fronte di un ritorno mediatico di portata mondiale.

Ma il ministro, che ha dato un forte impulso liberista alle conseguenze della Legge Ronchey del 1993, prosegue imperterrito sulla sua strada e definisce le eccezioni sollevate “posizioni tardo-ideologiche”.

Cosa contestano gli attivisti di Mi Riconosci e gli altri intervenuti? Proprio l’eccessiva presenza delle aziende private – partecipate al 100% dal Ministero come Ales, ma anche fondazioni, cooperative e altre figure giuridiche – senza un reale controllo da parte dello Stato e soprattutto senza un reale ritorno economico per le risorse pubbliche.

Allo stesso tempo, segnalano la condizione di semi schiavitù nella quale versano ormai i lavoratori dei settori culturali: le aziende che vincono gli appalti per i servizi aggiuntivi dei luoghi della cultura italiani – vale a dire musei, aree archeologiche, biblioteche, archivi – se li aggiudicano con gare al ribasso, che poi si riflette sul salario dei lavoratori sotto la soglia di sostenibilità. Si era sperato che il Governo Draghi intervenisse su questo problema, già ampiamente segnalato dalle parti sociali, eliminando storture quali l’affidamento dei servizi culturali alle società multiservizi (che dovrebbero occuparsi di pulizie, mense etc) e includendo per tutti i lavoratori delle multiservizi una paga oraria minima sotto la quale non si possa andare. Non si è invece intervenuti: accade così che un laureato, specializzato, competente, percepisca 3,50 euro l’ora mentre l’Inps stabilisce, ad esempio, che una colf debba percepire non meno di 4,69 Euro netti l’ora in assenza di competenze e alla prima esperienza.

Esternalizzando a società private la gestione dei Beni Culturali italiani da un lato si verifica una precarizzazione eterna dei lavoratori, dall’altro lo Stato rinuncia a importanti quote di introiti di bigliettazione e gli unici che guadagnano veramente sono i gestori vincitori degli appalti.

Tutto ciò, si è notato, ricade sui cittadini: dal 1993 a oggi sono almeno due le generazioni di specialisti condannate a scegliere tra avere una vita decorosa o il lavoro per il quale hanno studiato. Due generazioni di lavoratori poveri e futuri pensionati poveri, con versamenti di contributi minimi: si tratta di migliaia di persone in tutta Italia, con una grande prevalenza femminile, che dovrebbero essere i nostri cervelli e che invece saranno una pesantissima zavorra sociale quando arriveranno all’età della pensione.

Questo fenomeno si è amplificato enormemente proprio con la guida di Franceschini: è intervenuta al microfono la senatrice Margherita Corrado – archeologa di professione, confluita nel gruppo misto insieme agli altri quattordici grillini espulsi dal Movimento 5 Stelle per non aver votato la fiducia a Draghi – che fa parte proprio della Commissione Cultura del Senato. Racconta a microfoni aperti, davanti a un pubblico attentissimo, di aver inviato ben 101 interrogazioni al ministro sul proprio modo di procedere e di aver ricevuto solo dodici risposte, fatte di parole vuote e giunte dopo mesi. Dichiara, senza mezzi termini, che il ministro si è circondato di yes-man e che governa il ministero in maniera completamente autocratica, senza nessuna forma di ascolto. Di più, muove interessi economici così grandi da poter decidere in anticipo le mosse del governo.

Questo abbiamo potuto vederlo proprio pochi mesi fa: sabato 31 ottobre 2020, ospite in streaming della trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio, il ministro annunciò la chiusura dei luoghi della cultura a causa della pandemia addirittura 48 ore prima dell’atteso DPCM del governo ancora in discussione in Parlamento. Perché?

Non è difficile capirlo (vedi il caso dei Musei Civici di Venezia): erano già stabiliti i sostegni economici milionari per le aziende appaltatrici, alle quali conveniva molto di più chiudere e incassare gli aiuti di stato, mettendo in cassa integrazione i dipendenti a spese pubbliche. Tranne poi, come accadde ai mille precari di Ales, vedersi annunciare via e-mail la conclusione del contratto il 24 dicembre 2020. Senza cassa integrazione e senza lavoro: bellissimo regalo di Natale.

Nel frattempo, l’accesso alla cultura si fa per i cittadini comuni sempre più oneroso: inutilmente privati dell’accesso alle aree archeologiche durante le zone arancioni (quando invece si poteva tranquillamente passeggiare per i parchi), ancora oggi musei e monumenti che aprono a orario ridotto per mancanza di personale – licenziato o cassa integrato! - biglietti costosi, diritti di prenotazione ormai obbligatori ovunque (la pandemia ci ha abituati, ma non si tornerà indietro e fatevi il conto di quanto fanno 2 euro a persona incassati per milioni di biglietti staccati), uso sempre più privato del patrimonio pubblico per eventi come quello di questa sera, che vedrà Riccardo Muti dirigere al Quirinale l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini per allietare i distinti ospiti del ministro.

Sarà mandata su RAI 1 e, chissà, forse per modica cifra potremo anche rivederla su ItsArt.

Dulcis in fundo: nonostante la presenza di tanti microfoni nella piazza dominante il Colosseo il TG3 all’ora di pranzo ha mandato un servizio: si notava solo il dispiacere dei turisti nel trovare il monumento chiuso, della manifestazione neanche un cenno.

La prima parte della manifestazione si è sciolta alla presenza delle Forze dell’Ordine alle 12.30 per poi spostarsi nel pomeriggio in maniera informale a Colle Oppio: non era possibile restare lì, sullo sfondo del monumento, come un neo che deturpa la narrazione patinata del migliore dei mondi possibili.

Articolo di Penelope Filacchione



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