LIFE FOR SALE DI STEFANO NAPOLI

Ai giardini della Filarmonica la suggestiva performance della compagnia Colori proibiti che esprime i quadri della vita di un artista che vanno dalla biografia romantica al mercato dell’arte

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Chi conosce l’arte del regista Stefano Napoli sa bene che ad ogni spettacolo da lui creato e diretto troverà sempre un’immensa suggestione che può incutersi nell’anima, nella mente e nel corpo dello spettatore portandolo a riflettere su elementi che più che palesarsi in modo diretto offrono spunti per una più pura immagine della vita. Dal 1980 alla guida della Compagnia “Colori Proibiti”, Stefano Napoli ha saputo trovare personaggi che definirli attori potrebbe sembrare addirittura riduttivo, considerata la loro capacità di immedesimazione in personaggi molte volte visionari che, attraverso espressioni figurative, possono uscire dalla fisicità del corpo per raggiungere la caratteristica di un carattere, di un vizio, di una virtù. Proprio come accade nella performance “Life for Sale” che dopo essere stata creata per un’esibizione al museo Macro di Roma, ha potuto rivedere la luce nella magica cornice dei Giardini della Filarmonica Romana in occasione della XXVII Edizione de “I Solisti del Teatro” con la direzione artistica di Carmen Pignataro.

L’opera si è potuta sviluppare attraverso quadri itineranti che rappresentano la vita di un artista iniziando dalla biografia romantica con un accenno al rapporto materno e procedendo attraverso le varie evoluzioni molte volte sofferte, poche volte positive di una vita fatta anche di caparbietà nel raggiungere il proprio obiettivo non di fama ma di possibilità di un’esistenza che permette di esprimere se stessi. Fino ad arrivare al mercato dell’arte dove un “Deus ex machina” prende l’artista sotto la sua protezione solo per sfruttare le sue capacità e anche se qualche voce tenterà di difenderlo, questo non impedirà di venderlo al migliore offerente. Ma l’artista è solo vittima o può diventare anche carnefice? Di certo, Stefano Napoli, come in tutte le sue opere, lascia sempre il pubblico libero di interpretare nella logica di una mancata esistenza di una verità assoluta che ha il solo senso di inutili condizionamenti. La forza di ogni quadro, allora, diventa la passionalità che riesce a spigionare come quello fra i più particolari che vede l’artista non solo autore ma anche modello impresso su una tela bianca dove tutti possono dare il loro contributo usando come unico colore il rosso schiacciato dalle fragole. Una scena capace di sprigionare una carica emotiva in un misto di violenza ed erotismo per quel lato creativo che un artista può fare rivivere in tutti noi. L’estetica di Stefano Napoli e il lavoro di Colori Proibiti si mescolano, poi, con la seduzione della colonna sonora che, con la consulenza musicale di Federico Capranica, individua brani internazionali che da sempre sono nella storia della musica.

Anche se il regista non ama parlare di protagonisti considerando i suoi attori indispensabili ognuno per la bravura dell’altro, non si può negare che questo ruolo sia assolutamente da affidare a Filippo Metz che riesce a interpretare tutti i lati di un artista, anche quelli più reconditi, semplicemente esprimendo se stesso con quell’innata capacità di rivelare la creatura quasi eterea che alberga nel suo corpo ma, soprattutto nel suo spirito. In lui il pubblico non vede l’uomo ma il folletto capace di diventare terra rotolandosi fra i sassi o aria arrampicandosi su un traliccio, ma anche il senso di dignità anche se qualcuno lo costringe a girare con un catena legata a un collare. Altra figura emblematica è H.E.R. che fasciata in un elegante abito nero è la menestrella capace di esprimersi con il suono del suo violino in quella forma di aspetto dell’arte che è legato più al fascino e alla seduzione. Ma bravi anche Luigi Paolo Patano, Simona Palmiero, Francesca Borromeo, Andrea Cerioli, Raffaella Montani, ognuno indispensabile per la bellezza dell’unico grande fotogramma in movimento.

                                Rosario Schibeci

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