Enogastronomia E Teatro Con Tasting Theatre Team

Enogastronomia E Teatro Con Tasting Theatre Team

Intervista ad Alberto Mosca - Di Flaminio Boni

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Metti una sera a (S)cena è il nuovo format teatrale del Tasting Theatre Team, formazione nata nel 2019 dall’Unione di energie e idee di Alberto Mosca, Simone Massetti e Valerio Rota Vega.


L’ispirazione nasce dal desiderio di coniugare due piaceri: quello della cucina e quello dell’intrattenimento.


Ne ho parlato con uno dei fondatori, Alberto Mosca.


Quando e come nasce l’idea di Tasting Theatre Team?


Ho cominciato a pensare a quale potesse essere una modalità nuova di fruizione del teatro.

Da addetto ai lavori, sono infatti attore e regista da molti anni, mi sono reso conto purtroppo che se non si crea qualcosa di innovativo per stimolare le persone ed avvicinarle al teatro, la fetta di professionisti, diciamo così, fuori dal “sistema” come me e molti altri colleghi, sarà sempre più dura lavorare, farsi conoscere, avere visibilità e, perché no, guadagnare anche un pochino.

Mi sono quindi chiesto cosa piace agli italiani. E ho risposto subito: mangiare. E allora perché non unire queste due splendide realtà? Ho condiviso questa mia idea con i due amici e colleghi sopra citati, e nel luglio del 2019, a forza di lunghe riunioni di brainstorming, si è via via sviluppato e concretizzato il progetto TTT - Tasting Theatre Team, scaturito nell’elaborazione del suo articolato format “Metti una sera a (S)cena”.


Cosa è esattamente il Tasting Theatre Team? Il vostro logo riporta una maschera e due forchette…


Il TTT - Tasting Theatre Team (letteralmente La Squadra del Teatro in Degustazione), è innanzitutto un brand che si occupa di ideare e produrre performances ed eventi speciali “teatralizzati” coniugando quelle che, già di per sé, sono da considerare autonomamente Arti vere e proprie: l’Eno-Gastronomia e il Teatro.

Il tutto in un contest performativo che prevede un’interazione immersiva degli spettatori presenti.


Che cosa è il teatro immersivo?


Ho avuto il privilegio di partecipare in prima persona e come performer protagonista ad alcuni spettacoli, direi meglio esperienze, di “teatro immersivo”, dall’inglese “site specific theatre”.

Perché è di un’esperienza vera e propria che si tratta. Sia per chi la vive da performer, che da spettatore.

È una nuova concezione di vivere il palcoscenico. Perchè qui cade o scompare la quarta parete, la sottile linea invisibile che divide il palco dalla platea e l’inatteso viene vissuto dallo spettatore invece che solamente osservato a distanza.

Durante le performances, quindi, si provoca ciò che viene definito “spiazzamento emotivo”.

Il momento in cui le emozioni iniziano a fluire, i sensi si attivano, le percezioni si amplificano e tutto può accadere.

Ciò offre ad ognuno la possibilità di leggere l’esperienza stessa come più gradisce, coniugando la propria personalità con il proprio vissuto – spontaneamente – sia nel momento stesso in cui vive la performance, sia in seguito, una volta che la stessa è terminata.

Tra l’altro, prendendo spunto anche dalla mia esperienza come animatore turistico, ho mutuato molte delle caratteristiche che si vivono quando si viene coinvolti in un qualcosa che non penseresti mai di poter fare nella vita.

Scoprendo così qualità e risorse interiori che ognuno di noi ha dentro se stesso e che magari non conosce.

Perché, cambiando il rapporto “up & down” che si crea nel contesto teatrale tradizionale, qui ognuno è il protagonista e può raccontare e agire e interferire nella storia che gli viene raccontata a seconda dei propri istinti e delle proprie intuizioni.

Oltre tutto, oggi come oggi, in un mondo che si muove in rete tra false identità e tra mute conversazioni on line, ritrovare l’emozione di avvicinarsi agli altri e di dar vita alle proprie emozioni è, a nostro avviso, davvero un’esperienza unica e rara.

Quali sono le parole d’ordine del teatro immersivo?


Direi: interazione, “qui e ora”, fruizione attiva, straniamento, spiazzamento emotivo.


Hai già partecipato come attore a degli spettacoli di teatro immersivo?


“La Cerimonia” di Giuseppe Manfridi, per la regia di Walter Manfrè; “Le Confessioni”, sempre regia di W. Manfrè; “La Fleur – Il frutto proibito” (due edizioni) di Riccardo Brunetti, regia dello stesso e primo, vero pioniere del teatro immersivo in Italia, produzione Projectxx1.


Avete a disposizione 400 testi, che diventano altrettanti pretesti teatrali. Spiegaci meglio.


Ogni performer, durante lo spettacolo, siede a tavola con gli spettatori ad una cena.

Ha a disposizione un tempo standardizzato e cadenzato da imprinting sonori, allo scoccare dei quali, finito o meno di interagire, deve cambiare tavolo e lasciare spazio al collega in arrivo.

E così via. Di conseguenza, non sapendo a chi, di tavolo in tavolo, si troverà di fronte e le varie reazioni conseguenti che si potranno generare, usa il testo assegnato, pur imparato a memoria perfettamente, un po’ come un “pre-testo”, appunto.

In parole povere, lui/lei sa che deve arrivare alla fine del pezzo che lo riguarda. Come è un’incognita. Ed è questo uno dei fattori vincenti del format.


Il vostro, è Tasting Theatre? Cosa significa?


In pratica, inconsapevolmente, avevo già risposto: “La Squadra del Teatro in Degustazione (o, se preferite, della Degustazione del Teatro o del Teatro di Degustazione).



Il vostro team è composto da tantissimi attori tutti professionisti. Quanti sono e come vengono selezionati? Come vengono assegnate le parti?


Sì, esatto! Tutti artisti a 360° (ecco perché definiti performer), tutti ragazzi eccezionali e seri professionisti.

Li selezioniamo attraverso comuni casting. Anche se non chiediamo loro di presentarci un monologo da recitare.

L’importante è la serietà, l’educazione, il rispetto e, performativamente parlando, una buona duttilità e flessibilità artistica.

Le parti sono assegnate secondo le varie serate, le tematiche, la disponibilità individuale al momento.

Siamo soliti avere un certo numero di monologhi/dialoghi per ogni performer, in modo che, una volta imparati, sia sufficiente solo andarli a rinfrescare all’occorrenza.

Inoltre, abbiamo uno schema che prevede sempre un doppio cast per serata. In modo che, qualsiasi defezione dell’ultimo minuto sia rimpiazzabile.


Quali sono le reazioni degli spettatori/commensali a questa forma di intrattenimento?


Ogni volta esce fuori qualcosa di nuovo. Finora, fortunatamente, stando ai feedback successivi alle serate e a ciò che abbiamo potuto constatare di persona durante le varie performance, tutti molto positivi.

Direi risate, superamento di personali limiti caratteriali (timidezza, insicurezza, ecc.), interazione, imbarazzo, nuove amicizie nate tra persone che, capitate allo stesso tavolo, non si conoscevano. E questo trovo sia un grande successo che il nostro progetto sta perseguendo e ottenendo.


Che sensazione dà, oggi, tornare a interagire così da vicino con il pubblico?


Libertà. Auspicio di una nuova vita artistica e naturale.


Dove si possono svolgere i vostri spettacoli?


Essendo performance “site specific”, direi ovunque si mangi (bene!) e vi siano posti dove sedersi a tavola. Quindi ristoranti, eventi privati (matrimoni, convegni, feste di compleanno, ecc.), a casa, eventi aziendali. Insomma tutte le location che siano non convenzionali.


Quali sviluppi può avere questo tipo di intrattenimento?


Credo assolutamente che sia una forma innovativa che ben può sposarsi con la necessità, soprattutto ora che stiamo uscendo fuori (ce lo auguriamo tutti!) da questo tragico e triste momento di forzato isolamento, di tornare a vivere e riassaporare il gusto della “novità”.

C’è bisogno di novità, di ritrovarsi, di ri-abbracciarsi, di ri-toccarsi, di ri-conoscersi.

E siccome l’Arte, in tutte le sue manifestazioni, aiuta l’integrazione, il contatto, l’emozione, il riconoscimento, riteniamo, noi del TTT, che sfruttando due canali importanti e decisamente appetibili come il Teatro e l’Eno-Gastronomia, tutto questo sia più che possibile e realizzabile.

Ora non resta che farsi conoscere e riuscire ad innescare la più famosa ed efficace forma di pubblicità: il “passaparola”.

Cominciando anche da questa tua intervista, Flaminio, e ringraziandoti sin da ora a nome di tutto lo Staff del TTT!!!


Flaminio Boni

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