HAMATIS FILUM SIGNUM PACIS FIT

HAMATIS FILUM SIGNUM PACIS FIT

Alla chiesa di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio la suggestiva installazione di croci con filo spinato che vuole essere un messaggio di pace fra le due Coree divise dal 1953

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Gli amati del Barocco italiano possono trovare una delle massime espressioni della Capitale nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio affacciata proprio sulla caratteristica piazza Sant'Ignazio. Ma in questi giorni ad affascinare il visitatore non è stata solo la struttura ricca di decorazioni e di straordinarie illusioni ottiche realizzate da Andrea del Pozzo. Infatti, in occasione del vertice finale del G20 dei Capi di Stato e di Governo, il Ministero dell’Unificazione della Repubblica di Corea ha organizzato l’esposizione “”Hamatis Filum Signum Pacis fit” ovvero “Il Filo Spinato che diventa Simbolo di Pace” allestita in uno degli spazi più suggestivi della stessa chiesa.

L’emozione nasce spontanea già al cospetto delle piccole croci tutte uguali intervallate dalle candele ma sicuramente cresce quando si indaga sul significato dell’opera che esorta tutta l’importanza una sperata Pace nella Penisola Coreana ricordando i 68 anni vissuti dalla Corea del Sud e del Nord divisi dai reticolati di filo spinato della Zona Demilitarizzata (DMZ ovvero la striscia di terra che attraversa la Penisola Coreana che funge da zona cuscinetto tra la Corea del Sud e la Corea del Nord) a seguito della stipula dell’Accordo di Armistizio Coreano nel 1953.

La croci sono state collocate riproducendo proprio la forma geografica della Corea seguendo il progetto del professor Kwon Daehun, docente di scultura presso la Seoul National University e degli studenti della Facoltà di belle Arti della stessa Università. All’allestimento ha partecipato anche la professoressa Son Hyeon Sook, ex docente all’Accademia di Belle Arti di Roma. La principale caratteristica è che ogni croce che compone l’installazione è stata realizzata fondendo il filo spinato che segna il confine della Zona Demilitarizzata facendo in modo che uno strumento di divisione possa essere invece un messaggio di pace che parte dalla Penisola Coreana per estendersi in tutto il mondo. Anche il numero delle croci non è un caso, infatti “136” è tratto dalla somma di 68 e 68, ovvero il numero di anni in cui Corea del Nord e Corea del Sud sono rimaste divise. I visitatori della mostra, presente alla chiesa di Sant'Ignazio di Loyola fino al 7 novembre, hanno la possibilità di consultare materiali e documenti video sia sulla Zona Demilitarizzata Coreana sia sulla creazione dell’opera e del suo significato.

Rosario Schibeci

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