UOMINI DA MARCIAPIEDE TRIONFANO AL TEATRO LO SPAZIO

UOMINI DA MARCIAPIEDE TRIONFANO AL TEATRO LO SPAZIO

Pino Ammendola celebra i 50 anni di carriera con uno spettacolo ricco di emozioni ma anche di comicità con in scena i validi Giorgio Gobbi e Pietro Bontempo

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Dall’alto della sua grande esperienza Pino Ammendola ha potuto permettersi di portare in scena un testo forte, di quelli che porta il pubblico a riflettere soprattutto su temi che risultano sempre di forte attualità. Infatti, proprio per festeggiare i suoi 70 anni e celebrare i suoi circa 50 anni di carriera, l’attore, autore e regista napoletano è, fino al 12 dicembre, al Teatro Lo Spazio con lo spettacolo dal titolo “Uomini da marciapiede” da lui stesso scritto, diretto e interpretato. Una vita artistica in cui bravura e poliedricità gli hanno permesso di esprimersi in teatro, nel cinema, nella televisione e nel doppiaggio lavorando con grani personalità di questi settori come Achille Millo che è stato il suo maestro, Dino Risi, Lina Wertmüller, Luciano Emmer, Francesco Massaro, Steno, Giuseppe Tornatore, Federico Fellini, Ettore Scola, Mario Monicelli, Franco Rossi, Gianni Amelio, i Taviani e Stanley Kubrick. Inoltre ha prestato la voce a molti attori stranieri, fra cui Jerry Lewis, Henry Gibson, Prince, Antonio Banderas, Dana Carvey, Stanley Tucci, Jacques Villeret, Roman Polański e a personaggi dei cartoon come Gatto Silvestro.

Gli “Uomini da marciapiede” sono ai margini di una strada periferica romana aspettando che qualche macchina si fermi con qualcuno che, più che il denaro, possa dare loro un po' di compagnia. Pino ha scelto come coprotagonisti due validissimi attori come Giorgio Gobbi e Pietro Bontempo che nell’interpretazione dei loro personaggi riescono a esprimere allo stesso tempo violenza, tenerezza, rabbia, pietà ma soprattutto grandi emozioni. Tre caratteri molto diversi che all’inizio sembrano essersi incontrati lì quasi per caso ma che poi si scoprono compagni fissi di uno stesso destino che li porta ad un rapporto di odio e amore che, comunque, si presenta inossidabile. Eh già, perché se anche non si sopportano e per la maggior parte si tirano frecciate e insulti a vicenda, si scopre poi che non possono fare a meno l’uno dell’altro perché accomunati da una forzata solitudine dovuta alla loro diversità.

In particolare Ammendola è perfetta nella napoletana con un passato da etero che vive per un figlio che ormai la ignora. E poi c’è il fruttarolo Pietro che si vende come il macho del gruppo ma che in realtà è succube di una madre di cui farebbe volentieri a meno. Degna interpretazione quella di Ciccio, una sorta di bambola delicata che vive in simbiosi con il suo cane Pallino fino al giorno in cui è costretta a sopprimerlo pur di evitargli sofferenze. E in un clima di profonda desolazione dove i tre sembrano gli unici sopravvissuti della città, prendono vita le confessioni più intime che a volte colpiscono, a volte risultano profondamente liberatorie.

“Uomini da marciapiede” può definirsi uno spettacolo completo considerato che abbraccia tutto quello che ci si può aspettare da una trama teatrale. A cominciare dalla comicità che si esprime nelle parole ma soprattutto con le movenze per attori che sanno come immedesimarsi pienamente nella loro parte. E ancora la caratterizzazione di aspetti di una società che anche se si riferisce agli anni passati sembra non essere mai cambiata soprattutto quando non si accorge delle tante solitudini che possono essere dietro l’angolo. Per finire il gioco dell’equivoco, la pietà e la tragedia come se per migliorare certe esistenze non può esserci altro rimedio se non quello di farla finita.

Rosario Schibeci

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