Alessandro Bellomarini

Tra musica e poesia

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Alessandro Bellomarini nasce a Roma nel 1988. Scrittore, poeta, paroliere e sceneggiature; frequentatore dei salotti culturali del maestro Vincenzo Incenzo, si avvicina alle varie di forme di scrittura fin dalla tenera età…

Un bambino precoce che all’età di cinque anni già scriveva… una predisposizione alla conoscenza o una famiglia che voleva il meglio da suo figlio?

Direi che è stata una predisposizione naturale e totalmente spontanea, anche se il primo racconto lo scrissi insieme a mia madre. Mi piacque talmente tanto scrivere e raccontare che da allora non ho più smesso. A scuola venivo visto come quello “strano” ma ad un certo punto questa caratteristica finì per piacermi e affascinarmi.

Quanto ha influenzato il tuo percorso e la tua personalità, frequentare salotti culturali già da ragazzo?

All'inizio la scrittura era semplicemente un elemento per passare il tempo. La frequentazione dei salotto letterari è un'avventura nata di recente. Frequento i salotti culturali del maestro Vincenzo Incenzo e periodicamente ne tengo uno io, insieme alla mia socia Paola Nicoletti, presso il teatro “San Luigi Guanella”. Il confronto con scrittori e artisti appartenenti a sfere completamente diverse dalla tua ti permette confronto e crescita. Nel momento in cui il salotto culturale diventa “esibizione e vanità” tutto quanto perde senso.

Negli ultimi due anni c’è stata un’esplosione di creazioni e collaborazioni.. come è partito tutto?

La voglia di esplorare nuovi settori è stata grande grazie alla forza degli incontri e dello scambio di emozioni, ma l'incipit di crescita è avvenuto grazie alla conoscenza con la succitata Paola Nicoletti con cui abbiamo scritto e ideato il “Tea Poetry”, una manifestazione inizialmente simile proprio al salotto culturale che poi, edizione dopo edizione, si è più volte trasformata fino a diventare un vero e proprio spettacolo teatrale multidisciplinare in cui è sempre protagonista la poesia, ma con intorno la musica, danza, recitazione ed esposizione di quadri e fotografie. La voglia di collaborare con altri artisti nasce anche dalla necessità di rinnovarsi e non fare mai due volte la stessa cosa.

Come nascono le tue poesie, dove trai maggiormente aspirazione?

Di solito a queste domande, chiunque ha la passione della scrittura, dice che una sua poesia nasce da uno sfogo, da un'emozione o da un momento vissuto. La mia poesia nasce da una frase improvvisa che mi balena nella testa e su cui costruisco un pensiero più elaborato. Ogni parola è scelta ed analizzata e brutalmente dico che non c'è nulla di spontaneo, infatti spesso e volentieri le mie poesie sono delle vere e proprie agonie per l'anima.

A quale “lavoro” sei più legato?

Il lavoro a cui sono più affezionato è “Il caffè sulla luna”, si tratta di una sceneggiatura pubblicata in formato E-book con la “Nuova santelli”. Si tratta di una favola con risvolti drammatici e storici tratta dalla poesia “Il violinista Jones” di Edgar Lee Masters. Consiglio a tutti di comprarne una copia, anche perché il “taglio” della sceneggiatura infonde alla narrazione una scorrevolezza che spesso manca nel romanzo

Cosa si prova quando si pensa ad una poesia, quando si scrive su carta e quando la leggi, ormai finita?

Le sensazioni che si provano una volta scritta una poesia possono essere molteplici; l'importante è essere convinti di ciò che si è scritto, e se non fosse così, si è comunque trattato di un buon esercizio.

Quanta differenza c’è tra le tue poesie e le canzoni che scrivi?

La differenza tra scrivere una poesia e una canzone è notevole. Nella poesia, soprattutto in quella moderna, c'è una notevole libertà e le parole possono scivolare via senza alcun problema. Nella canzone si è obbligatoriamente schiavi di una metrica, ma ciò permette di dare allo scrittore una certa disciplina che, se avesse continuato a scrivere solo poesie, non avrebbe mai avuto. Inoltre, il mondo della canzone per me è totalmente nuovo e inaspettato non avendo mai studiato musica. Generalmente mi vengono inviate le melodie e ci costruisco sopra il testo più adatto, tenendo anche conto di chi la dovrà cantare.

Le poesie “Papà sei amore”, “L'ippopotamo in bikini” e “Mi sei nel cuore” vengono studiate dai bambini della scuola elementare “Villaggio Coppola” di Castel Volturno… che emozioni dà tutto questo?

Essere studiato a scuola e non essere ancora morto mi dà una certa soddisfazione a dire il vero, infatti ringrazio di cuore la maestra elementare che ha preso in custodia i miei versi e li ha regalati ai suoi alunni. La volontà era quella di avvicinare alla poesia i bimbi di quelle zone così difficili; attraverso queste breve composizioni e filastrocche speriamo di esserci riusciti.

A volte si scrive ciò che non si riesce a dire a voce, o per racchiudere un’emozione; per sfogo, per timidezza… tu perché e per chi lo fai?

La scrittura per me è diventata un'abitudine e una necessità; se tutto ciò finisse, finirei anche io. La poesia come sfogo non appartiene al mio credo: utilizzo la mia poesia come uno scrigno, l'ermetismo ne è l'astrusa chiave.

Vogliamo pubblicizzare un po’ i tuoi ultimi lavori? So che a maggio c’è una novità in uscita…

A dire il vero di progetti in lavorazione ce ne sono parecchi, bisogna vedere quale si concretizzerà per primo: Prossimamente uscirà la versione cartacea de “Il caffè sulla luna”. Che presenterò per la prima volta il 18 Maggio a Vicchio presso l'associazione culturale “Ali Menti”, insieme al cantautore toscano Alessandro Moschini. Nel periodo estivo è previsto l'uscita dell'album di Paola Ruggieri, di cui sono il produttore esecutivo e paroliere. Uscirà presto anche un'altra canzone scritta da me per Alessandro Moschini e per il 2015 è prevista la mia terza raccolta di poesie, che darà inizio ad una sorta di trilogia che mi condurrà fino al “Gran Finale” e dunque cessare le pubblicazioni cartacee di poesie.

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