GIOVANNI AMODEO UN CANTATTORE CHE CELEBRA LE DIVE

GIOVANNI AMODEO UN CANTATTORE CHE CELEBRA LE DIVE

In attesa dell’uscita del suo prossimo film come protagonista, intervista all’artista che con “Tuttemie” interpreta a teatro le sette più belle voci delle cantanti internazionali

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Molto presto anche sugli schermi italiani avremo modo di ammirare il film “Thalassa” una produzione greca della regista Sonia Koulepi che si preannuncia già un piccolo capolavoro capace di esprimere la grande immedesimazione che si può creare fra l’uomo e l’ambiente che lo circonda. La storia, infatti, è quella di un guardiano di un faro che con il mare crea un rapporto speciale di scambio che lo porterà ad aiutare anche gli altri. Protagonista del film Giovanni Amodeo un artista conosciuto per essere prima di tutto cantante ed interprete in spettacoli che hanno avuto dato modo alla classe italiana di avere successo in tutto il mondo. Infatti, da Reggio Calabria dove è nato, la sua carriera ha avuto inizio nella lontana Argentina per poi proseguire fra Oriente e Occidente calpestando tanti teatri dove ha avuto modo di confrontarsi anche con star internazionali. E’ lo stesso Amodeo che ci parla del film e dei suoi prossimi programmi che lo vedranno presto con un suo nuovo spettacolo dedicato a Milva.

Allora Giovanni, come è nata l’avventura greca e come ti sei trovato a interpretare un guardiano del faro?

Diciamo che è nata quasi per caso. Ero andato ad Atene per la regia e la direzione artistica di un video musicale e lì ho incontrato la bravissima regista Sonia Koulepi che ha visto in me l’attore che poteva interpretare il personaggio del suo film. Un’esperienza fantastica che mi ha portato a vivere tutta la bellezza del territorio oltre a un ruolo particolarmente importante che fa capire che la natura ci restituisce sempre tutta la bontà con cui riusciamo a trattarla. Ora che la tutela dell'Ambiente è entrata nella nostra Costituzione, possiamo dire che è davvero un tema di grande attualità.

Da cantante a attore. In quale ruolo credi di identificarti meglio?

Una volta un critico mi ha definito un “Cantattore” e credo che questa definizione mi si addice molto bene. Infondo, quando sono a teatro mi sento molto protetto dal personaggio e più che cantare cerco sempre di interpretare i miei pezzi. Infatti, anche se canto testi di altri, comunque li faccio miei mettendoci me stesso perché credo che le storie possono essere raccontate anche con le canzoni. Naturalmente, ad aiutarmi è anche la mia esperienza musicale che ho ereditato dalla mia famiglia dove tutti sono musicisti e avendo collaborato con cori gospel, polifonici e artisti di tutto il mondo fra cui anche un gruppo giapponese con cui mi sono esibito spesso a Parigi. Qualche soddisfazione è venuta anche dal cinema con la nomination come miglior attore protagonista all'International Saint Tropez Film Festival come attore protagonista in un cortometraggio della regista statunitense Dianna Miranda Buck.

Il tuo spettacolo “Tuttemie” ha avuto un ottimo successo sia in Italia che in tutto il mondo. Come è nata l’idea di interpretare le canzoni di sette personaggi così dive e donne?

Affrontare un genere così diverso per un uomo è stata una sfida e allo stesso tempo una provocazione capace di rompere diversi schemi. Però per me cantare brani di Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Patty Pravo, Milva, Barbra Streisand, Aretha Franklin è come raccontare la loro storia facendone un doveroso omaggio. Non a caso le canzoni che vengono scelte non sono le più famose ma quelle che più possono offrire un ritratto di queste donne meravigliose per uno spettacolo che cambia ogni volta repertorio affrontando temi diversi. Gli entusiasmi del pubblico che ho raccolto anche in Giappone, negli Usa, in Spagna, Germania, Portogallo, mi stimolano ad andare ancora avanti e a riproporre presto lo spettacolo.

In particolare ultimamente ti stai dedicando a Milva con la stesura di uno spettacolo da te scritto e interpretato?

Si, è quasi tutto pronto per andare in scena “Io e la Rossa” un insieme di canzoni e testi recitati che vogliono celebrare una grande artista che non sempre gli italiani sono stati in grado di capire. Nello spettacolo più che parlare di Milva racconto dell’influenza che la sua arte ha avuto sulla mia formazione perché quando un personaggio ti entra così nell’anima gli devi essere grato per sempre. E’ stato già un onore avere il consenso al testo da parte della professoressa Martina Corgnati, figlia di Milva, ora aspetto anche quello del pubblico appena sarà possibile comunicare i teatri che lo inseriranno nella loro programmazione.

                                                        Rosario Schibeci

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