L’HUMOR INGLESE CONQUISTA LA CAPPELLA ORSINI

L’HUMOR INGLESE CONQUISTA LA CAPPELLA ORSINI

“La terza persona” con la regia di Marco Medelin e gli attori Silvana Rossomando, Michela Totino e Gabriele Sisci conquistano il pubblico con classe e intelligenza.

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“La terza persona”, andata in scena alla Cappella Orsini di Campo dei Fiori a Roma, rappresenta quella forma di spettacolo che assicura al pubblico, soprattutto in questo periodo, la possibilità di stare veramente bene rilassandosi con qualcosa di classe e di intelligente. Ottima intuizione, dunque, quella di Marco Medelin che, insieme a Michela Totino, ha adattato il testo di Henry James, scrittore e critico letterario statunitense, naturalizzato inglese, che nei suoi romanzi ha sempre evidenziato e giocato con le sensazioni e le paure dei suoi personaggi. Regia impeccabile quella di Medelin che, con anche l’aiuto degli interpreti, ha realizzato uno di quei prodotti che sembrano fatti in casa ma che in realtà mostrano una grande professionalità dettata prima di tutto dalla passione. Anche la scelta di rappresentare la commedia nella particolare struttura di Cappella Orsini che, grazie alla direzione di Roberto Lucifero ha sempre una programmazione artistica di grande livello, è stata sicuramente vincente considerato che agli spettatori è sembrato di fare parte della scena stando a fianco dei protagonisti.

“La terza persona” è la storia di due cugine che si trovano a ereditare, entrambe a sorpresa, una vecchia casa della provincia inglese da parte di una zia. Di certo hanno caratteri molto diversi ma iniziano comunque una quasi forzata convivenza movimentata da una presenza soprannaturale che scoprono essere un antenato morto impiccato per traffici di contrabbando. Dal momento della scoperta quello che diventa importante è l’atteggiamento delle due donne nei confronti del fantasma che, più che spaventarle, sembra suscitare in loro un certo eccitamento fatto di voglia di scoperta e soprattutto di possibilità di rompere quella monotonia delle loro vite. Grazie all’intuizione della cugina più giovane, si scoprirà il modo di liberarsi del terzo incomodo per un ritorno alla normalità che risulterà più arricchita rispetto a quella di prima.

Il merito del regista è anche quello di avere trovato degli artisti che hanno saputo immergersi nell’inconscio dei protagonisti evidenziando proprio quei processi della coscienza descritti dallo scrittore. A cominciare da Silvana Rossomando come Susan Frush, la cugina più anziana che, nonostante il suo esasperato perbenismo, riesce a vivere quella situazione con un coraggio che non sapeva di avere. Già dal modo di indossare e togliere il cappello, l’attrice denota un fascino tutto anglosassone che riesce ad esprimersi nella compostezza del dialogo e nei movimenti che restano miti anche nei momenti di paura. La Rossomando, più che la figura, ci fa vedere il carattere del suo personaggio così come riesce alla grande Michela Totino nei panni della cugina più giovane Amy Frush che, nella storia, rappresenta il lato più frizzante ed intraprendente. L’attrice porta gli abiti dell’epoca con estrema disinvoltura riuscendo a cavalcare la scena quasi ipnotizzando il pubblico su ogni sua parola e movimento.

Degna di nota la presenza di Gabriele Sisci che in tre ruoli diversi ha il merito di arricchire tutto lo spettacolo. Prima come narratore grazie a una voce impostata che sembra arrivare quasi dall’etere, poi come futuro nipote delle due donne che, ereditando la casa, sembra dovrà prenderne anche le sue soprannaturali presenze. Ma è come vicario accorso in veste di consulente che l’attore regala il meglio della sua interpretazione rivelando un personaggio divertente anche se Henry James ha voluto che le sue battute fossero fra le più scontate. Nonostante il linguaggio forbito, la commedia risulta fruibile da parte di tutti gli spettatori per una durata che scorre veloce lasciando quasi il desiderio di saperne di più. Considerato il largo consenso, si ha motivo di credere che lo spettacolo possa essere ripreso anche per la stagione autunnale dando a molti la possibilità di non perderlo.

Rosario Schibeci

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