IL MITO DI NIOBE RIVIVE COME VANITY DARK QUEEN

IL MITO DI NIOBE RIVIVE COME VANITY DARK QUEEN

Con la sua opera teatrale il regista Stefano Napoli entusiasma ed emoziona il pubblico dei Giardini della Filarmonica Romana grazie anche ai validi artisti della Compagnia Colori Proibiti.

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I Solisti del Teatro, in programma ai Giardini della Filarmonica Romana, anche per la sua 28ᵃ edizione si sta rivelando un festival di grande successo grazie alla magistrale direzione di Carmen Pignataro che ha selezionato degni interpreti ben noti nel panorama teatrale italiano oltre a nuove realtà artistiche capaci di suscitare l’entusiasmo del pubblico. E fra le proposte più eclatanti si è celebrata la rappresentazione di “Vanity Dark Queen – Niobe Regina di Tebe” il nuovo lavoro di Stefano Napoli capace di racchiudere in un unico concetto quelle diverse forme d’arte che possono fare emergere tutta la sensibilità anche del più freddo animo umano. Eh già perché il regista soltanto con la mimica dei suoi attori riesce a penetrare negli aspetti più reconditi della persona per spunti di riflessione che partono da miti e leggende per scoprirsi poi altamente contemporanei.

Dopo avere già indagato su vizi e virtù di Cleopatra ed Elena di Troia, questa volta ad essere presa in considerazione è Niobe la regina di Tebe che per sfidare gli dei fu violentemente privata dei suoi quattordici figli. Un vanto per le sue ricchezze e per quella numerosa prole che la portò a una morte di dolore con la trasformazione in roccia da cui sgorgano in eterno le sue lacrime. E oggi non è forse la vanità che ci fa cercare l’applauso per ogni nostra azione sia pure insignificante e che, soprattutto, ci porta a non amare pur con il grande desiderio di essere amati? Stefano Napoli, però, non fa proclami e denunce ma, quasi in punta di piedi, con la grazia che lo contraddistingue, lascia il pubblico libero di pensare speranzoso solo che il suo lavoro possa suscitare delle emozioni.

Già per l’esordio al Teatro Vascello “Vanity Dark Queen – Niobe Regina di Tebe” aveva rivelato tutto il suo valore ma anche i Giardini della Filarmonica Romana sono stati una degna cornice considerato anche che tutti gli attori protagonisti hanno una tale bravura da riuscire a concentrare tutta l’attenzione dello spettatore sulla loro interpretazione a prescindere dal luogo dove si esibiscono. A cominciare da Francesca Borromeo e Giacomo Galfo che associano alla professionalità dell’attore tutta la leggiadria della danza con movimenti che, seppur studiati, appaiono del tutto naturali. Grazie alla loro interpretazione sembra che le frecce colpiscano effettivamente sette uomini e sette donne tutte diverse accomunati solo da quel legame di sangue che li rende fratelli.

E ancora tutto il magnetismo di Alessandro Bravo perfetto come un Apollo che è riuscito a valicare i confini della sua divinità per rendersi uomo fra gli uomini. A documentare l’accadimento dei fatti l’ottima Simona Palmiero come una dea Latona fotografa e Paolo Bielli che partecipa allo spettacolo proprio nelle sue abituali vesti di artista che lo vedono protagonista nella scena contemporanea con importanti lavori di pittura, scultura e installazioni già ospitate da importanti musei nazionali. Ancora una volta a dare un’ottima prova di attore è stato Luigi Paolo Patano padrone del palcoscenico dall’inizio alla fine come una reale “Dark Queen” che, anche nel più profondo dolore non riesce a nascondere la sua fierezza. Ancora più degna di nota la sua interpretazione finale per la morte e la trasformazione in pietra della regina dove l’attore sembra superare il limite fra sacro e profano. Prossima rappresentazione di “Vanity Dark Queen – Niobe Regina di Tebe” il 9 settembre al Teatro La Vittoria di Ostra in provincia di Ancona per la rassegna “Tracce” in attesa di nuove date nei maggiori teatri nazionali.

                                                            Rosario Schibeci

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