I RIFLESSI E LE TRASPARENZE DI GERMANA GALDI

I RIFLESSI E LE TRASPARENZE DI GERMANA GALDI

Un’innata predisposizione all’arte, al riconoscimento del bello, al gusto, alle scelte di varie forme espressive nella mostra “Drawing in the the key of jazz”

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Se c’è un’artista poliedrica che ha saputo nel tempo attraversare diversi linguaggi espressivi questa è Germana Galdi, attualmente protagonista alla galleria Micro Arti Visive di Roma con il suo progetto artistico “Drawing in the the key of jazz”. L’occasione per presentare i lavori più rappresentativi del proprio essere accompagnandoli con la musica jazz che, da sempre, è stata una vera e propria passione. Una carriera votata alla continua sperimentazione per la ricerca del bello con l’uso di diverse tecniche quali pittura su stoffa, tempera, china, nudo, disegni di abiti, fino alla fotografia anche come modella per dare vita prima di tutto ad intense forme di emozioni. In occasione del vernissage abbiamo avuto modo di intervistare Germana Galdi che ha rivelato la sua capacità di essere un personaggio vero che ama trasmettere piacere e ottimismo con la propria arte.

Come nasce l’idea di una mostra concerto proprio in un luogo come il Micro Arti Visive?

Di certo è uno spazio che mi si addice molto e mi è sembrato il luogo ideale anche per fare esibire i musicisti che si sono lasciati coinvolgere in questa bella avventura di arte. Così, grazie anche al valido aiuto della curatrice della mostra Paola Valori, è nato questo progetto artistico “Drawing in the the key of jazz” che mi ha permesso di regalarmi più tempo per esplorare e soffermarmi sul mio vissuto con un genere musicale come il jazz che per anni mi ha accompagnata un po' per destino e un po' per passione.

Addirittura pensi che sia stato il fato a condurti sulla via del jazz?

Si, se pensi che tutto è nato quando a 16 anni mi hanno regalato una cassetta di Ella Fitzgerald che mi ha letteralmente conquistato da subito grazie alla sua tecnica e versatilità. Il destino, poi, ci si è messo anche facendomi incontrare un jazzista di professione con cui ho avuto una relazione di nove anni per cui è stato inevitabile vivere ogni giorno con questo genere di musica. A prescindere, penso che non sia fondamentale essere degli esperti per apprezzare il jazz, così come nel mio caso è un’attrazione quasi viscerale che mi porta a un trasporto fisico a volte anche molto struggente.

Come si trasferisce questa passione musicale nella tua arte?

Il jazz mi fa pensare al periodo delle foto in bianco e nero e ai grandi geni che hanno fatto la storia di questo genere. Certo e difficile che possano essere eguagliati anche perché i tempi si evolvono, però c’è sempre qualcosa che può ricordarli. E un po’ di loro cerco di traferirlo anche nelle opere del mio progetto, fra i più identificativi “Riflessi e trasparenze” nato nel 1996 dove c’è molto del mondo interiore che mi caratterizza. Non a caso, negli acquerelli mi piace immortalare oggetti vintage e mescolare gli stili, proprio come nelle due opere che omaggiano l’ Alexanderplatz Jazz Club di Roma che quest’anno compie 40 anni.

A proposito di “Riflessi e trasparenze”, cosa significa per te l’importanza di lasciar trasparire le proprie emozioni?

Ormai, da oltre venticinque anni sono impegnata in questo progetto di lavoro interiore con approccio olistico, arricchito da un Master in Art Counseling. Occorre conoscerci profondamente ed essere trasparenti in primis con noi stessi pulendo il nostro “Io” dai condizionamenti che ci portiamo dal nostro passato.  Uso le tele bianche perché vorrei che una persona che mette un mio quadro in casa abbia prima di tutto la luce. Ci sono molti artisti che hanno realizzato opere in base alle inquietudini che avevano dentro, io, invece, voglio trasmettere energia sana, gioia e una ventata di ottimismo.

Nei colori e nelle forme le tue opere sembrano quasi degli assemblaggi che ognuno può leggere secondo una propria interpretazione. E’ questa l’idea della tua rappresentazione?

In effetti, i miei quadri non vogliono porre dei limiti a quello che lo spettatore ci può vedere attraverso. Mio nonno e mio padre erano orafi vecchio stile e sicuramente hanno caratterizzato il mio modo di esprimermi che cerca di mettere insieme tanti elementi e fondere jazz e arti visive può essere un esempio. L’importante per me è rappresentare le metafore che rappresentano il mio stile di vita oltre a rivelare sempre l’essenza più vera del mio essere donna e artista.

Rosario Schibeci

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