SARRI OUT

DIMISSIONI DEL TECNICO TOSCANO ALL’INDOMANI DELLA SCONFITTA ALL’OLIMPICO CON L’UDINESE

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La partita di ieri ha lasciato il segno in casa Lazio, l’Udinese sbanca l’Olimpico e quello che nessuno immaginava è accaduto: Sarri ha rassegnato le sue dimissioni.

In un paese dove non si dimette nessuno, nemmeno con questioni penali in corso, gli uomini veri dimostrano che le parole restano parole e i fatti diventano fatti, storia. Probabilmente il tecnico toscano si è reso conto che la squadra non lo segue più, che le cose che chiede costantemente ai propri ragazzi non vengano più recepite e decide di dare un taglio netto, senza aspettare decisioni prese dall’alto della società. Società che mai si sarebbe aspettato le dimissioni e che soprattutto mai avrebbe mandato via il tecnico. A Sarri si può dire tutto tranne che sia una persona di poche parole e tanti fatti, invece di vivacchiare fino a giugno, forse collezionando altre figuracce, vedi Lecce, Salernitana e ieri Udinese, decide di troncare in maniera brusca rimettendoci soldi ma guadagnando in personalità e stile.

Che la squadra abbia remato contro l’allenatore non si può dire, la partita di ieri lo dimostra, nel primo tempo le due occasioni di Zaccagni, palo e gol divorato a portiere battuto, il tiro di Luis Alberto, l’occasione di Vecino. Poi è accaduto quello che in questa stagione è accaduto spesso, si spegne la luce nella testa dei giocatori e le partite scivolano via, sconfitte su sconfitte. Giocatori senza attributi? Una spiegazione plausibile, chi sono i senatori della Lazio, di questa Lazio? Immobile? Luis Alberto? Cataldi? Questi nomi sono sempre stati dalla parte del mister, difficile pensare il contrario. Sentori non positivi ci sono stati fin da Auronzo ma sembravano più fuochi di paglia, quella punizione a Vecino di qualche settimana fa è sembrata strana, probabilmente qualcosa nella rosa non funziona da tempo ma nei 11 titolari trovare qualcuno contro Sarri è complicato. Quindi la domanda resta la stessa, cosa è cambiato dallo scorso anno?

La risposta sembra facile ma non scontata, la squadra dell’anno scorso ha fatto di più, molto di più di quello che poteva e quella di quest’anno, perso Milinkovic ma con Guendouzi, Kamada e Rovella sta facendo peggio di quello che è davvero la forza sulla carta. La colpa è di Sarri? Chissà, la cosa certa è che nel mondo del pallone basta una virgola per deprimere un ambiente intero e bastano due vittorie per far sì che un giocatore normale diventi un mezzo fenomeno.

La parola programmazione a Roma non è mai esistita e mai lo sarà, sponda Lazio e sponda Roma. Si vive di momenti e mai di progettualità da vivere in più anni. Se due tecnici di primo piano come Sarri e Mourinho non hanno resistito nella capitale ci spieghiamo come negli anni passati sono stati triturati Reja, Petkovic, Pioli e infine Inzaghi che hanno contribuito alla crescita della società di Lotito ma sempre arrivati al capolinea quando le cose si ponevano in maniera complicata da risolvere, la via più corta nel calcio è sempre cambiare anche se la storia dei grandi club invece è sempre stata la continuità.

Aspettando il nuovo tecnico, gli uomini passano la Lazio resta.

GIUSEPPE CALVANO

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