Matteo Guerra

Belli de Roma per tutti!

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Chi è Matteo Guerra?

Matteo Guerra, nato a Roma nel 1987, si laurea nel dicembre del 2012 in Arti e Scienze dello Spettacolo, curriculum Teatro, con una tesi su Ettore Petrolini. Attore, regista e insegnante di recitazione attualmente frequenta il Master in Artiterapie presso l’Università di Roma Tre. Dopo la laurea è espatriato a Londra in cerca di fortuna. Ebbene dopo tre mesi intensi e ricchi d’esperienze, ha deciso di tornare a casa. Perché? Ha scoperto di essere profondamente italiano anzi Romano. Così, ha approfittato dell’estate per leggere tutti i sonetti del Poeta Giuseppe Gioachino Belli notando che i problemi di oggi non sono poi così diversi da quelli di ieri. Nasce così lo spettacolo “Belli de Roma” dove la lettura dei versi del Belli è alternata alle riflessioni sull’attualità con il pubblico.

Cosa ti ha attratto di Ettore Petrolini?

La sua forza espressiva, la sua ironia. E il suo percorso artistico, la sua romanità che riassumo con le sue stesse parole - “Sono contento che non mi abbia insegnato nessuno a recitare: perché così, non sapendo recitare, recito benissimo”. E aggiunge - ”Si, leggo anche dei libri, molti libri: ma ci imparo meno che dalla vita. Un solo libro mi ha molto insegnato: il vocabolario. Oh, il vocabolario lo adoro. Ma adoro anche la strada, ben più meraviglioso vocabolario”. Tutto ciò sembra apparentemente in contrasto con il mio percorso formativo, perché io le scuole le ho fatte; eppure il consiglio che dò è quello di provare e sbagliare, di provare sulla propria pelle quello che è il teatro...e trovare una propria idea di teatro.

Quindi attori si nasce o ci si diventa?

Lo decidi. Perché aldilà delle tecniche, non c'è un modo univoco di recitare una parte. Il teatro è condividere un'emozione, una storia con il pubblico. E diventi attore quando ti metti a servizio di quella emozione o storia. Altrimenti fingi... E se fingi il pubblico se ne accorge. Il mio primo maestro Diotaiuti mi disse una volta: se dopo lo spettacolo, uno spettatore entra nel tuo camerino e ti dice quanto sei stato bravo stasera, vai in bagno e impiccati. Perché l'attore non deve essere bravo ma emozionare.

Come e con chi nasce il progetto "Belli de roma?"

Ho avuto la fortuna di conoscere Ettore Gerardi giornalista in pensione che ha una grande passione per la romanità, così mi ha spronato, dopo Londra, a leggere i sonetti del Belli. Li ho letti, selezionati e mi sono accorto che stavo costruendo una storia che partiva dalla creazione del mondo e dell'essere umano e finiva con la morte. Lo spettacolo nasce al ristorante, perché ho voluto ricreare la convivialità tipica romana che si esprime a tavola con gli amici... e mi sono accorto che i sonetti scritti quasi due secoli fa sono di un attualità disarmante. Inoltre il Belli non esprime il proprio pensiero ma quello del popolo, descrivendo e dando voce alla gente comune senza nessun tipo di pregiudizio; e perciò uso come chiave interpretativa l'ironia, che alleggerisce la pesantezza dei temi universali e ti dà la possibilità di pensarci, di riflettere, ma senza nessun tipo di costrinzione. L'ironia non è prettamente comica, puoi ridere si, ma di una risata amara che implica nel maggiore dei casi anche una riflessione personale. Per questo è nato anche il libro... Per poter rivivere lo spettacolo in una dimensione più intima, che è diversa da quella che si crea con un gruppo di persone.

So che anche i carcerati hanno avuto la possibilità di ascoltarti... come è stata stata questa esperienza?

La più bella in assoluto!

Un pubblico decisamente diverso da quello a cui sei abituato..

Mi sono ritrovato ad affrontare temi come la morte, i debiti, l'essere ladro e stare in prigione, di fronte a persone che lo vivono costantemente ogni giorno. Eppure sentire le risate, il silenzio, l'attenzione e gli applausi mi ha fatto togliere ogni tipo di paura...l'ironia è un arma potentissima! Alla fine abbiamo cantato insieme la canzone “er tranquillante nostro” dove lo zumpapà lo cantavano loro ad ogni mio segnale! Al termine dello spettacolo si sono alzati tutti in piedi per applaudirmi. E' stato emozionante poter ricevere i loro ringraziamenti per quell'ora passata insieme.

Ti sei cimentato anche in altre esperienze teatrali?

Si... ho iniziato nel 2002, seguito da Daniel e Giancarlo Zagni, con opere del calibro di “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry, “La Locandiera” di Goldoni per poi proseguire parte del mio percorso con Giovan Battista Diotaiuti con “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare e “Liolà” di Luigi Pirandello. Oltre a fare l'attore ho collaborato come regista e aiuto regista.

Il tuo primo approccio con il palco è stato a 15 anni con "Candido" di Voltaire.. cosa ricordi di questa esperienza?

Che fare teatro è il frutto del lavoro di squadra. Non conta la bravura individuale, ma la forza del gruppo e il sapersi sostenere uno con l'altro.

Nella tua permanenza a Londra hai fatto anche l'artista di strada... Come mai questa decisione?

Perché Londra mi dava questa possibilità! Ed è stata un'esperienza unica. Ho imparato che è possibile regalare un sorriso senza dover ricevere nulla in cambio. Che la risata è contagiosa. E che per fare teatro basta un'idea, oltre la forza necessaria per realizzarla. E Camden Town è il luogo ideale per farlo. Lì passa tutto il mondo! E di incontri bizzarri ne ho fatti! Facevo il mimo su di un wc con tanto di calze termiche per via della neve. Il primo giorno mi si avvicina un ubriaco che mi chiede se poteva fare i suoi bisogni nel wc... Ai più interessati, chiedevo se volevano fare una foto sul wc e un giorno se ne sono avvicinati tre: il primo si è calato i pantaloni ed è rimasto in mutande, il secondo invece si è fatto immortalare completamente nudo! Londra è anche questo!

Ci sono progetti simili per il futuro? magari in un'altra città altrettanto complice?

L'idea è quello di farlo in ogni capitale europea! A Londra ero vestito da londinese, a Barcellona potrei andare sulla Rambla vestito da torero, a Roma da antico romano, a Parigi da pittore... chissà!

Tra l'attore, il regista e l'insegnante di recitazione, per cosa ti senti più portato?

Bella domanda! E la risposta è che non voglio scegliere!  In tutti e tre i ruoli, quello che cerco è di sperimentare, di non ripetermi,  ma cercare sempre nuove strade da percorrere... altrimenti subentra la ripetizione e quindi la noia. E lo spettacolo Belli de Roma è una risposta a questa noia, perché è sempre in evoluzione sia come forma di spettacolo sia nei contenuti. La forma cambia perché, partendo da un ristorante, adesso arriva a teatro e ho aggiunto delle canzoni che canterò. I contenuti cambiano, perché ogni volta il pubblico cambia e basando lo spettacolo sull'interazione con il pubblico, se quest'ultimo cambia anche lo spettacolo sarà diverso, a secondo dell'età, del livello di istruzione e anche a seconda del luogo e del giorno della settima. E la voglia di portarlo in giro è proprio questa, vedere come cambia ogni volta che lo faccio e vedere le reazioni che riesce a suscitare.

Daniel e Giancarlo Zagni prima, Giovan Battista Diotaiuti poi, come hanno influenzato il tuo percorso?

Daniel e Giancarlo Zagni sono stati gli esempi di come disciplina e creatività debbano andare di pari passo. Daniel mi ha fatto vedere che con il cuore è possibile arrivare ovunque e Giancarlo mi ha fatto capire di quanto le regole siano necessarie per sostenere il cuore. Il maestro Diotaiuti è stato l'esempio vivente di come la passione e l'amore per il teatro siano indispensabili. Va bene avere la tecnica, ma senza passione, senza fuoco sacro, non trasmetti nulla allo spettatore ed uno spettacolo che non trasmette nulla è un momento sprecato, sia per l'attore che per lo spettatore

Ultima domanda... Quale verso del Belli senti più tuo?

“Ommini da vienì, sete futtuti” , che è l'ultimo verso del sonetto la LA CREAZZIONE DER MONNO. Non lo intendo però in maniera pessimistica...è un dato di fatto. Perché nella vita, se vuoi realmente realizzare i tuoi sogni devi lottare, perché nessuno regala niente a nessuno. Con ostinazione, forza di volontà e amore possiamo cambiare questo destino avverso e realizzarci.

A quando la tua prossima "apparizione"?

Il 24 Aprile al Teatro Viganò alle ore 21... E siete tutti invitati!

Grazie Matteo… per l’intervista e per l’invito!

Laura Castriota Scanderbeg

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