Allo GNAMC, La Mostra Scolpire La Luce, Di Pablo Atchugarry

Allo GNAMC, La Mostra Scolpire La Luce, Di Pablo Atchugarry

A cura di Gabriele Simongini

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Maestro della tecnica scultorea michelangiolesca, la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita, la mostra “Scolpire la Luce”, di Pablo Atchugarry, fino al 21 giugno 2026 L’esposizione, a cura di Gabriele Simongini, si compone di ben 55 opere scultoree, offrendo al pubblico un’ampia panoramica della ricerca dell’artista, ripercorrendo gli ultimi trent’anni della sua attività. Per l’occasione Atchugarry donerà al museo “Splendore”, un’importante opera in marmo bianco (cm. 164x35x29), appositamente concepita e realizzata per entrare nella collezione della GNAMC.

“Esiste un cerchio virtuoso nella realizzazione dell’opera d’arte, e questo cerchio racchiude l’intelletto ed il sentimento, tutto ciò viene tradotto dalle mani”. Pablo Acthugarry, artista uruguaiano di nascita e italiano di adozione, lavora personalmente il marmo, prediligendo lo statuario di Carrara. Le sue opere si levano verso la luce, la luce che è vita, ed hanno forme che non si accontentano di essere viste, sono concepite per un’esperienza multisensoriale, tattile e cinestetica. Come spiega l’artista, la luce definisce la scultura, il chiaro-scuro, incentiva le strade della luce, nel cuore dell’opera, dando vita alla scultura stessa Come per Michelangelo, anche per Athugarry, la scultura è già dentro il blocco di marmo, egli non fa altro che togliere il superfluo, “per forza di levare”, fino a quando non incontra l’opera che né è racchiusa dentro. Si crea così un dialogo tra l’artista e la materia stessa.  Ogni blocco è diverso dall’altro, ognuno sprigiona una propria luce, ed è fondamentale lo scoprire nel processo di fare, fino a quando l’opera viene liberata. Il ricco percorso espositivo apre con tre monumentali sculture, collocate sulla scalinata del museo, per poi proseguire nelle sale dello GNAMC, dove, oltre ai celebri marmi, Atchugarry, esplora diversi materiali, sperimentando diverse modalità espressive, dalle sculture in alabastro, alle grandi sculture ambientali in acciaio, al potente aerodinamismo del bronzo, quest’ultimo viene anche colorato dall’artista, principalmente con colori primari. Da ammirare  anche i più recenti lavori, realizzati in legno, tratti da trochi di ulivi secolari, come spiega il Maestro, sono importanti, perché raccontano tutto ciò che la pianta ha vissuto, e lo stesso Athugarry cerca di dargli metaforicamente una seconda vita.  Eccezionalmente, il percorso espositivo, si arricchisce di quattro sculture inserite negli spazi della collezione permanente, dove le opere dell’artista dialogano con le opere dei maestri, quali Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto Giacometti e Henry Moore, creando un confronto di affinità, distanze e continuità tra epoche diverse, generando una relazione tra passato e presente. L’arte di Athugarry sprigiona una naturale fluidità, che sviluppa la poetica di Giò Pomodoro, e i repentini svuotamenti sperimentati da Henry Moore, le sue sculture sono opere che catturano la mente nel labirinto dell’ignoto e invitano l’osservatore all’interazione con l’opera stessa. 

Stefania Petrelli

 

 

 

 

 

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