Le Case Romane del Celio, uno degli ambienti archeologici più suggestivi e stratificati della città, ospitano fino al 27 settembre 2026, un nuovo progetto espositivo, “Lumen ex terra”, di Helidon Xhixha, ideato appositamente per questo spazio. Una selezione di opere, che si inseriscono negli ambienti ipogei, generando un dialogo tra cultura contemporanea e architettura antica. Helidon Xhixha, conosciuto in tutto il mondo per la sua capacità artistica di lavorare l'acciaio inossidabile 316, ha sviluppato uno stile iconico di scultura. Le sue opere, si distinguono per la capacità di trasformare la materia in superficie riflettente e dinamica. Il percorso espositivo articolato lungo le sale dell’ipogeo, crea una serie di incontri, dove ogni opera entra in dialogo con lo spazio che la ospita. Sculture monumentali, in acciaio inox come Torso d’Acciaio, Teuta o Dea d’Acciaio, si collocano nelle antiche architetture come presenze archetipe. Altri lavori come Harmony of Light azionano una dimensione più intima e percettiva. Mentre Sonda di Luce, Getto di Luce e Sostegno di Luce, sono interventi più essenziali che accompagnano lo sguardo del visitatore, nell’attraversamento dello spazio ipogeo. Accanto a queste, forme come Iceberg e le sue variazioni inseriscono una tensione tra materia e frammento, tra solidità e dissoluzione. Nell’arte di Xhixha, Il metallo, questo elemento capriccioso e nobile, non è più una struttura statica, diventa uno strumento visivo, che assorbe lo spazio e lo restituisce mutato. Una sinfonia visiva, che si muove come le onde del mare. Alcune opere dell’artista, grazie alla presenza del bronzo lucidato, danno vita ad una variazione materica che amplifica il dialogo tra luce, densità e riflesso. Una luce che nasce dalla profondità, attraversa la materia e ne ridona la memoria, la staticità svanisce, l’acciaio diventa fluido, la scultura non è più solo una forma, ma un’esperienza. Non rappresenta, ma trasforma. Non impone, ma rivela. Le monumentali sculture di Xhixha, in acciaio inox, lucidato a specchio, non si riducono a occupare lo spazio, danno vita allo stesso, le superfici delle opere assorbono, riflettono e restituiscono l’ambiente che le circonda, inglobando affreschi, murature e architetture in un circuito dinamico in continua trasformazione. Nasce così un campo percettivo stratificato, nel quale passato e presente coesistono e si trasformano continuamente. Un processo che non è solo una semplice restituzione del reale, ma una riscrittura amplificata del visibile. Il visitatore diventa esso stesso parte integrante dell’opera, il movimento stimola la visione e varia continuamente la percezione, provocando un’esperienza sempre nuova e inesplorata.
Stefania Petrelli
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