Andrea Ferri

Dalla storia, in generale, si può e si deve imparare, il presente è solo il passato che cambia i nomi

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Oggi abbiamo con noi un ospite davvero speciale, Andrea Ferri, autore e regista dello spettacolo “El Mi Cittino” che debutterà martedì 5 Aprile al Teatro Dell’Orologio di Roma. Insieme a Matteo Malfetti, porteranno in scena la strage di Civitella in Val di Chiana vissuta attraverso gli occhi del giovanissimo comandante delle forze partigiane, Edoardo Succhielli, al quale per per oltre settant’anni è stata attribuita la responsabilità dell’eccidio. 

Andrea, potresti delinearci i tragici eventi avvenuti nella primavera del 1944, accaduti non soltanto a Civitella, ma anche a San Pancrazio e Cornia?

Il 29 Giugno 1944, i soldati tedeschi massacrano più di 200 civili, 244 per la precisione. Molte case vengono date alle fiamme, la devastazione è totale. Uccidono donne e bambini, ma soprattutto uomini dai quattordici o quindici anni in su; ogni uomo che incontrano è già un uomo morto. Vengono uccisi in 244 perché quelli han trovato...se ne avessero trovati mille, ne avrebbero uccisi mille, se ne avessero trovati di più, ne avrebbero uccisi di più. Fu una brutalità che non solo portò alla morte di civili, ma anche degli stessi soldati tedeschi, o meglio di tutti quelli che si rifiutarono di eseguire le esecuzioni, trovando la morte.

Il fatto scatenante avvenne undici giorni prima, il 18 Giugno: dei partigiani si recarono al circolo del dopo lavoro di Civitella e, tentando di disarmare quattro tedeschi, diedero inizio ad una colluttazione che portò alla morte di tre dei quattro giovani soldati germanici. In realtà anche altri fatti causarono l'ira dei tedeschi, come la battaglia di Montaltuzzo, e poi non bisogna dimenticare che siamo nel 1944, ci sono i soldati alleati alle porte, l'Italia ha da poco mescolato le carte in gioco...insomma, non dimentichiamoci che è un periodo molto delicato.

Quanto c'è della tua sensibilità in quest'opera?

Io e Matteo abbiamo cercato di mantenere un punto di vista il più possibile imparziale. Scrivendo il testo e facendolo, però, è impossibile non lasciarsi coinvolgere, per cui sia io che lui, abbiamo messo al servizio della storia che raccontiamo un po' di noi.

Perché portare in scena proprio questo fatto storico?

Quando Matteo mi ha raccontato questa storia, mi sono vergognato della mia ignoranza. Certo, il non sapere mi fa sempre sentire a disagio, ma qui si parla di una parentesi della nostra storia così forte che non si può dimenticare: devi sapere, devi custodire e tramandare. Questa cosa del tramandare l'ha detta a Matteo la signora con cui ha parlato durante la sua prima visita al paese, Ida Balò Valli, Presidente delle Vittime di Civitella. Precisamente ha detto: "voi che siete giovani non lasciate che questa storia finisca nel dimenticatoio, tramandatela". Dalla storia, in generale, si può e si deve imparare: il presente è solo il passato che cambia i nomi. Pensate per esempio al Bataclan. È una tragedia molto simile...l'unica cosa che cambia realmente è che Parigi, il giorno dopo la strage, per fortuna era piena di giornalisti, psicologi e aiuti a non finire, mentre nei giorni a seguire della strage del '44 a Civitella c'era solo Civitella. Niente psicologi, dottori, nessuno! Avendo sterminato quasi tutti gli uomini, le donne, non ebbero nemmeno il tempo di piangere, mentre i mariti, i figli, i genitori che ancora boccheggiavano, hanno dovuto spegnere l'incendio e salvare quel che potevano della casa, costruire le bare e portare i loro cari nei campi santi. Ricominciare.

Poi noi raccontiamo il tutto attraverso gli occhi di Edoardo, che all'epoca aveva la nostra età, 25 anni. Per uno sbaglio si è segnato la vita, ha segnato quella delle 244 vittime e dei loro cari. Io personalmente sbaglio quasi tutti i giorni, faccio tante cose senza riflettere e pensare a questi parossismi, mi fa capire e diventare più indulgente verso i miei errori.

Come giudichi il comportamento del comandante Succhielli?

Non giudico, la faziosità credo sia nemica del teatro. Cerchiamo di raccontare i fatti così come stanno.

Con il titolo "El mi cittino" fai riferimento alla giovane età del comandante, all'epoca dei fatti appena venticinquenne?

Sì, ma anche perché la madre di Edoardo lo ha chiamato così fino alla fine dei suoi giorni. Questo me l'ha detto proprio lui e non nascondo che mi ha strappato un sorriso.

Quale messaggio vuoi trasmettere alle persone che verranno ad assistere al tuo spettacolo?

Innanzitutto vorrei portare alla luce la storia di Civitella, di Cornia e di San Pancrazio, per non dimenticarla. Mi piacerebbe, poi, che vedendo lo spettacolo la gente spendesse un attimo in più prima di dare giudizi, sia verso sé stessi, sia verso gli altri.

"Senza sbaglio non c'è crisi, senza crisi non c'è movimento e senza movimento non c'è libertà". Partendo dallo sbaglio, come si arriva alla libertà?

Uno sbaglio è dato dall'azione, l'essere ignavi e accidiosi sicuramente non ti può portare alla libertà. Lo sbaglio ci porta alla crisi e nella crisi siamo più inclini a trovare le risposte. In Giappone l'ideogramma della parola crisi ha un duplice significato: crisi e opportunità.

Hai cominciato ad interessarti al mondo dello spettacolo da piccolissimo, avevi solo 5 anni. Cosa ti ha fatto innamorare?

Di preciso non lo so, ho sempre cercato di dare una risposta a questa domanda. So che mi ha sempre divertito e reso felice e mi sta dando la possibilità di mettermi di continuo in discussione, mi manda in crisi, per l'appunto.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

A dicembre dello scorso anno, ho fondato insieme a quattro miei amici e colleghi l'associazione Agiteatro, con la quale ci stiamo dando da fare per allestire spettacoli che seguono la nostra poetica. A Maggio saremo in scena, sempre all'Orologio, con un testo di Mayorga. Insomma, mi piacerebbe che l'associazione prenda una via sempre più stimolante e prolifica. Con Malfetti, invece, ci piacerebbe continuare a lavorare insieme su questa strada della narrazione.

Ringraziamo Andrea per la sua disponibilità e invito i lettori di UnfoldingRoma ad andare a vedere lo spettacolo in scena al Teatro Dell’Orologio di Roma il 5 e il 6 Aprile e per il quale gli facciamo un grande in bocca al lupo.

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