Angelica Prezioso

Angelica Prezioso

APELUTHESAN, lo specchio del sole al Teatro Trastevere

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La Redazione di UnfoldinRoma Magazine ha avuto il piacere di incontrare Angelica Prezioso, giovane attrice e regista ora sulle scene fino al 5 giugno al Teatro Trastevere con Apeluthesan, dramma dal sapore classico in cui due donne, due gladiatrici, sono costrette dagli uomini a combattersi, uomini che vendono le donne come "vacche" al macello affinché lottino per il proprio piacere.

Da cosa nasce la scelta di portare a teatro un testo antico e nello specifico una tragedia?

Incontrai il drammaturgo Lucio Castagneri e mi parlò della sua storia; io gli parlai dei miei sogni e le due cose combaciavano perfettamente. Questo testo ha la bellezza di avere più aspetti: quello tragico è ampiamente alleggerito da una comicità quasi Checoviana, che è il teatro che mi appartiene, quello che fa piangere sorridendo e ridere con dolce amarezza.

Da cosa nasce questa storia?

Lucio, che è sia scrittore, che pittore scultore e attore; ha studiato la stele di Alicarnasso che è esposta al British Museum: rappresenta due gladiatrici in posa da combattimento, ma approfondendo lo sfondo ha scoperto che è presente uno scenario ricco in cui sono ritratte diverse figure, tra cui l’imperatore, tempi e una grande ruota, il tutto ricoperto da un fulmine, motivo per cui nessuno aveva notato ancora lo sfondo, anche a causa dell’usura del tempo. Prendendo spunto da questa stele e aggiungendo tutta la sua arte e creatività, il drammaturgo ha scritto un romanzo “Apeluthesan, lo specchio del sole” e il testo teatrale che stiamo mettendo in scena al Teatro Trastevere.

Cosa è Apeluthesan?

Apeluthesan in greco significa “furono liberate” ed era la scritta presente sulla stele, insieme ai nomi delle due gladiatrici, Amazon e Achillia.

Quanto le figure di Amazon e Achillia rispecchiano le donne moderne?

Amazon e Achillia, in scena rispettivamente Valeria Romanelli e Erica Zambelli, sono due donne che lottano per ottenere la propria libertà e lo fanno guardandosi, riconoscendosi e capendo che nessuno si salva da solo e grazie alla loro complicità ma anche grazie a tutto ciò che accade intorno a loro e alle lotte individuali di ogni singolo personaggio della pièce, riusciranno a uscire dalla gabbia in cui si sono ritrovate. Cuindi credo che sì, ogni donna oggi vuole riconoscersi in Amazon e Achillia, ogni donna vuole lottare per riconquistare se stessa.

Le due protagoniste vivono tra situazioni familiari difficili e loschi traffici; il combattimento in arena può rappresentare per loro un riscatto?

L’arena in questo spettacolo è il luogo della lotta, dialettica e fisica, con se stessi o con l’altro. Nell’arena si trova la forza di affrontare le proprie paure.

Quanto la figura del regista è assibilabile a quella del deus ex machina?

Lavorando sul testo ho sviluppato a mio gusto alcuni personaggi, tra i quali quello di Cinzia (Giorgia Sunseri) che è il vero e proprio deus ex machina dello spettacolo: è lei che tesse il filo degli eventi, come dicevo, nessuno si salva da solo e a volte ognuno di noi ha bisogno di Dio, fortuna, destino, a noi deciderne il nome. E anche io, da regista, faccio le mie mosse, preparo il mio piano di lavoro insomma ma poi mi lascio portare da quello che sento, che i miei attori mi fanno sentire, dalla magia del teatro.

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Pensa che il teatro possa essere un valido mezzo per allontanare i giovani dalla strada?

Il teatro è un momento di incontro per la comunità e di condivisione. credo che il compito degli artisti di oggi sia recuperare le radici del teatro nella loro essenza e unirle al concetto di arte totale che oggi più che mai è molto esteso: la comunicazione si è evoluta quindi il teatro deve cambiare, evolvere. nel mio piccolo ho cercato, grazie anche a Stefano Scarfone, in scena Curzio, il musicista di Apeluthesan, di lavorare sulla comunicazione teatro-musica, un lavoro complesso che ci ha fatto creare e scoprire cose meravigliose. Mi piacerebbe, appena arriveranno dei fondi, di lavorare con le proiezioni, sul rapporto tra immagine proiettata, luci, attori e musica e poi chissà.

Recentemente abbiamo assistito alla scomparsa di Giorgio Albertazzi, uno dei maggiori rappresentanti del teatro italiano; qual è, secondo lei, il segno durevole che renderà immortale il suo ricordo?

Albertazzi è sicuramente un pilastro del nostro teatro e preso ad esempio dagli attori di tutto il mondo, soprattutto per gemme preziose come “L’idiota”, che lo ha reso sicuramente immortale ai miei occhi.

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Chi ritiene possa essere un suo successore?

Credo che nessuno sia il successore di nessuno. Aabbiamo preso quello che abbiamo potuto ma oggi siamo in un momento di crisi ed è proprio in momenti come questi che avviene la rivoluzione, l’evoluzione.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Ora sto lavorando su Apeluthesan e il suo futuro. Nello stesso momento continuo a lavorare come attrice, che resta sempre il mio primo amore.

Ilenia Maria Melis

Apeluthesan

Teatro Trastevere

via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma

www.teatrotrastevere.it

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