Walter Cordopadri

L’umiltà, con il talento, fanno di una persona un grande attore

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Da cosa nasce la passione per la recitazione? Quali sono le figure che hanno influenzato il suo percorso?

La passione per la recitazione è nata per caso; non sapevo minimamente di averla. Diversamente da tanti altri miei colleghi non facevo l’attore; mi sono arrivati i provini del Centro Sperimentale di Cinematografia, la scuola che ho frequentato, non avendo mai fatto uno spettacolo in vita mia. Avevo voglia di imitare qualsiasi amico, professore, parente o personaggio dello spettacolo e, poi, avevo una passione per la scrittura: mi piaceva scrivere testi, monologhi, scene con cui divertirmi con gli amici o da solo andando a ripetere ed imparando a memoria quello che avevo fatto. Quando sono arrivato al Centro Sperimentale di Cinematografia, lì è cambiato tutto e mi sono innamorato di questo mestiere.

Naturalmente le figure che mi hanno influenzato sono i miei docenti, insegnanti straordinari che mi hanno fatto innamorare di questo mestiere, e poi, devo essere sincero, un mio grandissimo punto di riferimento in questo mondo è un attore ormai scomparso, Gian Maria Volonté, che mi ha indirettamente insegnato il mestiere dell’attore, a farlo con tenacia, con passione, con professionalità, con enorme studio; una volta scoperto lui, tutto il suo mondo e come lavorava, mi sono sentito ancora più responsabile di tutto ciò che è il mondo della recitazione.

Qual è la qualità che deve avere un bravo attore per sfondare nel mondo del cinema?

Io dico sempre che, ognuno di noi, almeno una volta al giorno, è attore. A parte gli scherzi, il talento è importante, così come nello sport; le qualità immancabili sono, la curiosità, l’umiltà dello studio. Sono una specie di macchina, mi piace molto studiare, non mi fermo mai, nemmeno nella curiosità. Credo che la qualità principale sia avere tanta voglia, tanta pazienza di studiare, di incuriosirsi di qualsiasi cosa, essere sempre disponibile ad imparare: l’umiltà, con il talento, fanno di una persona un grande attore. Bisogna imparare ogni giorno un metodo nuovo, leggere.

C’è un regista con il quale sogna di lavorare in futuro?

Oggi come oggi chi non vorrebbe lavorare con Sorrentino, con Garrone o con il maestro Giordana. Non è facile perché c’è molta concorrenza; sono registi pluripremiati. Naturalmente anche con Giuliano Montaldo sarebbe un sogno. Ma chi lo sa, magari già domani mi chiameranno per una proposta! Me lo auguro con tutto il cuore; io sono sempre disponibile.

Recentemente abbiamo assistito alla scomparse di Giorgio Albertazzi; chi pensa possa essere il suo erede?

Mi è dispiaciuto moltissimo perché era un maestro ed un grandissimo attore, completo, vecchio stampo, che ha lasciato un’impronta straordinaria nel mondo della recitazione. Io non sono per dire chi è l’erede di uno o dell’altro; credo che ogni attore sia unico, originale ed autentico così come ogni persona. È normale che oggi trovare in Italia l’erede di Albertazzi non sia facile, perché aveva un modo tutto suo di interpretare, come tutti gli attori hanno; ognuno ha un suo metodo, una sua personalità. Credo, però, che il mondo della recitazione italiana stia migliorando sempre più; quindi auspico possa esserci molto presto una figura come quella di Albertazzi; credo che gli attori italiani si stiano facendo rispettare sempre più in tutto il mondo. Speriamo che il cinema possa dare opportunità a giovani e non di fare più film lavorando sempre più.

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Cosa pensa del teatro?

Faccio teatro da ormai 10 anni; è un linguaggio che adoro, che mi fa impazzire, che mi piace, che offre l’opportunità a 360° di costruire un personaggio e di mostrarlo al pubblico in maniera diretta.

In quanto attore sarà spesso in viaggio: cosa porta della sua terra natia?

Sono calabrese, di Gioia Tauro, vivo a Rizziconi, un paese vicino a quello natio. Porto sempre dietro la mia terra perché è una terra straordinaria, particolare, selvaggia, ricca di verde e natura, con mare e montagna a pochi metri. Secondo me è una terra molto particolare anche rispetto alle altre; un po’ tutta l’Italia è meravigliosa, da nord a sud, ma la mia terra mi lascia sempre un qualcosa di straordinario e di amaro in bocca. Sempre con me porto la testardaggine; noi calabresi siamo famosi per questo, ma anche per la nostra passione, la nostra energia. Porto anche il peperoncino; cerco di portarlo ovunque tentando di portare l’energia e l’amore per la vita.

Qual è il progetto professionale che fino ad ora ha trovato maggiormente stimolante e più vicino alle sue corde?

Ce ne sono due, uno teatrale ed uno cinematografico: quello cinematografico è “La notte non fa più paura”, film sul terremoto in Emilia Romagna che ho scritto ed interpretato da protagonista, che sta girando l’Italia adesso nelle sale, diretto Marco Cassini. Interpreto un ragazzo calabrese che nel periodo del terremoto si trova senza lavoro e va alla scoperta di questa regione fin quando il sisma non scombussola e travolge l’amicizia con un ragazzo emiliano e con l’ambiente delle fabbriche. Il sisma in Emilia Romagna è ricordato anche come terremoto degli operai e delle fabbriche. È un progetto cinematografico a cui sono molto legato che sento mio a 360° avendolo scritto ed interpretato; era necessario raccontare questa storia perché non dobbiamo assolutamente dimenticare quello che è successo.

Mentre, dal punto di vista teatrale, è il monologo che sto portando in scena ormai da due anni, “Io Francesco di Paola”, in atto unico, interpretato in prima persona da me, sulla vita, le opere e la storia di San Francesco di Paola, di cui ricorrono i 600 anni della nascita proprio quest’anno. Un monologo molto originale, molto particola; ho cercato di creare un linguaggio nuovo che è quello del connubio tra la parola, il teatro, e la musica dal vivo. È uno spettacolo di denuncia, in quanto San Francesco contestava il potere e talvolta la Chiesa, i politici, i potenti dell’epoca che sono, poi, i potenti di oggi. Sono molto legato a questo progetto perché in qualche modo l’ho creato e lo sto portando in giro assieme ad una compagnia di colleghi straordinari che si impegnano insieme a me cercando di arrivare sempre ad un livello importantissimo.

Cosa direbbe ad un giovane che vuole intraprendere la carriera di attore?

Direi di iscriversi alla Scuola di Recitazione della Calabria; mi sto impegnando moltissimo in questo progetto. A parte gli scherzi, ad un giovane direi di studiare, basta, di leggere, di documentarsi, di cercare di capire che questo è un mestiere; l’attore non è soltanto un personaggio famoso, ma un mestiere. Come il dottore studia all’università Medicina, come l’architetto studia Architettura; così come in qualsiasi altro mestiere viene fatta una formazione, anche quello dell’attore deve essere obbligatoriamente approfondito: c’è bisogno di imparare a respirare, a parlare, gestire la voce, imparare a muoversi sul palcoscenico, davanti alla macchina da presa. Quello che posso consigliare ad un giovane di oggi che vuole intraprendere questo mestiere è quello di studiare; dopo di che, di imparare ad essere umile, perché senza umiltà non si va da nessuna parte, e soprattutto, di credere sempre in se stesso e nei sogni, perché altrimenti non si può fare questo mestiere.

Quanto condiziona la sua scelta il messaggio che un film vuole mandare? Le è mai capitato di rifiutare una proposta lavorativa?

Sì. Prima ho citato Gian Maria Volonté; lui era un attore sicuramente impegnatissimo, di inchiesta, di denuncia, che ha fatto la storia dei film di inchiesta italiani. Lui rifiutò “Il Padrino”, proprio la parte di Don Vito Corleone interpretato da Marlon Brando, perché diceva che non era un film utile, necessario. Cosa voglio dire con questo: naturalmente io non sono Gian Maria Volonté e non sono in condizione di rifiutare grandissimi e grossissimi progetti; è anche vero che lui aveva già un nome quando rifiutò la parte. Però è anche vero che bisogna crearsi un percorso, cercando di essere coerenti con quella che è la tua personalità, il tuo modo di essere, avendo una certa etica, perché altrimenti il mondo dello spettacolo ti porta a fare la qualsiasi; bisogna, secondo me, come nella vita, mantenere un equilibrio, una certa etica artistica e professionale. Quindi, un giorno, potrei arrivare a dire no ad un progetto cinematografico se lo considerassi poco utile, poco professionale o poco artistico. È importantissimo il messaggio in qualsiasi film che viene realizzato, in qualsiasi opera teatrale, perché il pubblico non va preso in giro, non si devono fare opere artistiche di basso livello; il pubblico merita sempre la massima qualità, perché paga il biglietto per vedere quello che tu stai realizzando.

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Un attore interpreta spesso altri personaggi; questo non rischia di far perdere la propria identità?

Secondo me no, perché, come diceva Marcello Mastroianni, una volta terminato il film o l’opera teatrale, il personaggio va messo nel comodino, nel cassetto; poi, magari, lo puoi riprendere se hai un’altra replica, o devi interpretare un personaggio simile. Bisogna fare un grandissimo lavoro psicologico nel mestiere dell’attore, altrimenti si rischia di prendere troppo dalla personalità del personaggio interpretato. Poi dipende molto da come lo fai; Gian Maria Volonté, per tornare sempre a lui, era uno di quelli che interpretava un personaggio a 360°, immergendosi dentro l’animo, dentro il corpo, i movimenti, in come respirava, parlava, camminava, rimanendo sempre lui. Credo si debba avere un distacco , un equilibrio artistico che ti possa aiutare sempre a scindere dalla tua vita personale e privata da quella artistica e professionale. Credo si debba dare l’anima, studiare, immergersi, però ad un certo punto è necessario rimanere se stessi, non tramutarsi nel personaggio. Questo a volte capita; spesso ho visto attivi rimanere etichettati in un personaggio perché trovano utile cucirselo addosso affinché il pubblico lo riconosca. Però, bisogna fare attenzione perché, magari, cucendosi addosso un personaggio in maniera drastica, poi si rischia di rimanere risucchiati e chiusi in quella sfera; mentre un attore deve riuscire ad aprire una porta e chiuderne un’altra.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Mi sono buttata a capofitto nel progetto artistico della Calabria, ovvero la Scuola di Recitazione della Calabria, la S.R.C.; non esiste una scuola in regione oggi. Sono due anni che ci penso e ci lavoro ; dato che non esiste una scuola di recitazione in Calabria, mi sto impegnando tantissimo, giorno e notte, per realizzare qualcosa di straordinario dal punto di vista della formazione dell’attore, dell’insegnamento della professione di attore. Il progetto futuro per ora è questo; dopo di che, ho già delle cose in programma dal punto di vista teatrale e cinematografico, ma non posso ancora dire niente perché siamo ancora in una fase embrionale. A luglio, agosto e settembre ci saranno le selezioni, e la scuola aprirà nell’autunno del 2016. Spero con tutto il cuore che possa essere motivo per rimanere nella regione e non andare per forza a Roma; un calabrese dall’autunno prossimo non sarà costretto ad abbandonare la propria regione per intraprendere il mestiere dell’attore, ma avrà un’opportunità di formazione a pochi passi da casa.

Ilenia Maria Melis

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