Alessandro Valeri, Lasciami Entrare

Alessandro Valeri, Lasciami Entrare

Dall’arte al sociale

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lasciami entrare, ultima tappa del viaggio intrapreso nel 2011 da Alessandro Valeri, sbarca al Macro Testaccio – La Pelanda con una mostra non scontata, all’insegna dell’arte, della creatività e dell’impegno. “Io vengo da una famiglia molto cattolica, specialmente da parte di mio padre, con parentele ecclesiastiche, quindi sono cresciuto critico nei confronti della dottrina e della religione, incontrandole spesso da vicino. Ebbene: mi colpiva, per esempio, la chiusura delle chiese, specialmente la sera, il loro essere luoghi spesso serrati – con cancellate e grandi portoni – quando sarebbe giusto che fossero aperte e accoglienti sempre; similmente, molte decisioni chiudono all’altro, alla sua diversità, alle differenze, e al dialogo. Lo stesso cristianesimo indicherebbe una strada opposta. Ho iniziato, quindi, a fare queste foto: usci, inferiate…”, spiega Valeri.

Foto, scatti rubati tra amici e conoscenti, suoni, video, disegni tra i bambini: Alessandro Valeri dimostra di non essere un semplice artista. Il suo viaggio ha inizio a Tzippori (Sepphoris in greco antico), in Gallilea, nei pressi di Nazareth, dove un gruppo di suore dell’Ordine delle Figlie di Sant’Anna gestisce un orfanotrofio che accoglie bambini senza distinzioni di etnie o religioni, in una zona abitata prettamente da arabi musulmani. Qui Valeri mette a disposizione delle piccole ed indifese creature la sua creatività, un vulgano generoso di idee, nel tentativo di creare un’oasi di pace ed affetto per i piccoli emarginati.

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Nasce così Sepphoris, un progetto per sostenere attività dedicate in un luogo di difformità culturale e religiosa. Nel 2015 un primo importante traguardo con la mostra Alessandro Valeri Sepphoris, ospitata al Molino Stuchy pe la cinquantaseiesima Esposizione Internazionale di Venezia; esposte le grandi tele su cui l’artista interviene con tocchi di colore. Un gesto all’insegna dell’impegno sociale, sempre attento ai bisogni dei piccoli ospiti dell’orfanotrofio di Tzippori. Un seconda tappa fu la realizzazione di un libro, Sepphoris, attraverso il quale sono le immagini a parlare, narrando in senso profondo del progetto di Valeri.

Sbarcando a Roma la mostra assume connotati narrativi in cui la presenza dei bambini si fa più evidente, raccontando di sogni e speranze infrante, disilluse, in cui le matite spezzate lungo l’ingresso all’esposizione simboleggiano un percorso, un percorso di vita che segnerà innegabilmente ed indelebilmente il loro vivere. Un cammino aspro anche per il visitatore che si imbatte in una distesa di matite colorate che popolano l’ingresso alla mostra; delicatamente si procede, per non cadere, per non danneggiare un’opera d’arte, un momento espressivo privato che diviene esternazione di un sentimento.

Scatti estrapolati dal proprio contesto, ingranditi: dettagli di armadi, l’ombra di un pallone, un peluche di Mickey Mouse, la porta del rifugio anti gas, bambini in fila per una partita di pallone, presenza umana congelata nell’attimo di un’immagine; punti di vista personali di una realtà in cui dilagano sentimenti ed emozioni.

Tra le immagini si scorge un banco di scuola sospeso, che pende nel vuoto, evocazione del diritto di ciascun bambino all’istruzione, un diritto talvolta negato in nome di ideali, della religione, ma sempre più dell’ignoranza.

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Alessandro Valeri vuole essere un artista artefice di un cambiamento, in cui la creatività vuole trovare un senso ad un mondo dominato dal non senso; in cui il tempo, dominato dal superfluo, deve essere speso per azioni sociali utili al prossimo. Valeri vuole portare la luce in una zona buia del mondo, un orfanotrofio in una zona di contrasti, per donare gioia e speranza a bambini soli, bambini che hanno diritto ad una vita migliore. In questi luoghi semplici e desolati anche un solo sguardo può essere un momento di condivisione gioiosa, ma l’artista tenta ugualmente di donare il suo tempo ai bisognosi, restituendo loro visibilità e dignità.

Foto che vogliono essere una risposta al dolore ed un’arma per combatterlo, nonché testimonianza dell’intenso lavoro portato avanti dalle suore dell’Istituto dell’Ordine delle Figlie di Sant’Anna. Valeri ha inoltre creato una sua rete di vendita diretta online delle opere in mostra il cui devoluto andrà in beneficienza: con un atto notarile redatto a Nazareth, ogni volta che un collezionista compra una delle opere in mostra, il pagamento va direttamente all’orfanotrofio. L’arte si spinge così, sempre più, fino al sociale, innalzandosi di livello.

Ilenia Maria Melis

lasciami entrare

di Alessandro Valeri

MACRO Testaccio – La Pelanda – Foyer 1

piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma

www.museomacro.org

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