Elisabetta Tappi

Elisabetta Tappi

Il vino è un compagno di viaggio, un veicolo importante per creare legami: ha il potere magico di unire le persone

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Unfolding Roma incontra Elisabetta Tappi. Sommelier AIS, ex Direttore redazionale di un giornale di enogastronomia, collaboratrice di giornali on line nella sezione wine e food, oggi Elisabetta lavora presso "Remigio" nota champagneria romana. Inoltre è alla guida di un Supper Club a Roma: un modo innovativo e interessantissimo di vivere momenti legati al piacere del cibo e del buon vino. Per lei il vino, è come un compagno di viaggio, un elemento importante per condividere dei momenti e un mezzo per unire le persone.

Come nasce la sua grande passione per il vino? 

Tutto nasce dalla passione per il cibo, che mi è stata trasmessa da mio padre. Le due cose non possono essere divise, è inevitabile. L’amore, il cibo e il vino vanno di pari passo come due innamorati. Ho fatto il corso AIS 6 anni fa, per mia curiosità, la passione è aumentata ad ogni bicchiere, fino a diventare il mio lavoro. Ancora oggi davanti ad un bicchiere dalle qualità inaspettate, dai profumi originali, mi emoziono.

Cos'è il vino per lei? Oltre al lavoro, che posto occupa nella sua vita?

E’ un compagno di viaggio, è la coccola dopo il lavoro, l’anello di congiunzione ad una cena perfetta: la conclusione degna di nota ad una giornata faticosa. Il vino ha il potere recondito di unire, è un plus al bello. Ho scoperto attraverso delle social dinners che le persone che non si conoscono, in un primo momento di imbarazzo, dopo il primo calice di vino, come per magia riescono a comunicare e a raccontarsi e ad ascoltare. E’ un veicolo importante alla creazione di nuovi legami.

Giudizio personale: bianco, rosé o rosso? Vino preferito in assoluto?

Non esiste un mio giudizio personale. Il vino che amo segue i miei percorsi di vita, matura con me. Faccio un esempio: mi trovo a pranzare in riva al mare, ho un piatto fumante di spaghetti e telline appena pescate ed è certo che avrò nel mio calice un bicchiere di vino bianco o di bollicine gelato. Viceversa riunione tra amici in montagna dopo la raccolta di funghi e castagne, vien da sé che la merenda sia accompagnata da un bel rosso.  I vini preferiti sono tanti, ma uno in particolare sarà sempre al mio fianco per due motivi precisi, è stato un amore al primo sorso, perché non mi aspettavo di bere un Lambrusco di tale proporzioni. Secondo perché amo e stimo chi lo presenta ad ogni manifestazione e perché vuoi per fatalità o coincidenza, viene bevuto in occasioni speciali che me lo ricordano profondamente. Ultima di queste, la conoscenza e il consolidamento di un amicizia a Modena. Questo Signor vino è il "Trentasei" Cantina della Volta 2012 - Lambrusco Metodo Classico Brut.

Un vino per: una cena romantica, cena di lavoro, e per festeggiare una ricorrenza?

Per una cena romantica Champagne Dom Perignon vintage 2006, per una cena di lavoro Fiano Particella 928, Cantina del Barone, infine per festeggiare una ricorrenza Meursault Les Chavaliers 2002, Fichet.

A Roma ha aperto il "Supper Club". Ce ne parla?

Partecipai un bel po' di anni fa ad una “social dinner “in un Supper Club canadese, dove vivevo per studiare. Mi piacque l’idea di far incontrare le persone sconosciute davanti al cibo e al vino: trovai quest’idea geniale. Tornata a Roma mi occupai di altro, e infine decisi di provare anche io e vedere se funzionasse anche in Italia. Circa un anno fa, iniziai, poi dopo sei mesi di sospensione per motivi tecnici e logistici ho iniziato nuovamente a maggio con le cene sociali. Devo dire che non è stato facile e non lo è tutt’ora, per tanti motivi. Gli Italiani ancora non capiscono del perché bisogna pagare per cenare a casa, e garantisco che fare una cena ogni due settimane con prezzi che vanno a coprire quasi totalmente le spese non è un guadagno per chi decide di fare questo tipo di share economy. E' più una passione che debbo dire, viene ripagata dai sorrisi degli ospiti.

Come si diventa sommelier?

Io personalmente, ho frequentato i tre livelli del corso AIS, con conseguente diploma riconosciuto in tutto il mondo. Ci sono altre associazioni a Roma oltre a questa, l’importante è affidarsi ad associazioni competenti che sappiano dare la giusta istruzione Soprattutto per chi vuole farne una carriera, associazioni che rilascino un diploma riconosciuto nel mondo. 

Che consigli darebbe a chi sta iniziando questa carriera?
Di seguire il più possibile, di aggiornarsi, di confrontarsi e di bere sempre con chi ne sa di più. Inoltre di partecipare il più possibile a degustazioni guidate, di bere bene, di amare il vino, di fare foto alle etichette dei vini che vi hanno colpito e di avere una galleria sul pc con il titolo “I miei preferiti”. Sembra sciocco, ma funziona. Perché bevendo di continuo ci si scorda facilmente delle etichette passate, ed è un peccato non ricordarle. Se si ha la possibilità, consiglio di parlare con i produttori e di chiedere informazioni. Insomma se si ama questo tipo di carriera, bisogna approfondirla su ogni lato. 360 gradi sono pochi.

Non crede che si parli troppo poco degli ottimi vini del Lazio rispetto ad altre regioni? 

Purtroppo il passato è difficile da cancellare. Il Lazio ha ottime cantine, poco marketing e tante teste. Io amo alcune di loro, altre non le amo particolarmente.  Non riescono ad oggi ad avere un gruppo consolidato e riconosciuto: ognuno lavora per sè. Questa è una delle problematiche più grandi che riscontro. Ancora oggi, molte cantine vengono gestite da anziani produttori non pronti alle innovazioni. Ci sono grandissimi vini Laziali, che purtroppo vengono a volte  paragonati a cantine di  scarso valore, etico e produttivo. In pochi credono nella pubblicità e soprattutto in molti vogliono spendere poco e avere tanto: cosa assai ardua in qualsiasi settore.

Quanto influisce sulla scelta il nome e il prestigio dell'etichetta, rispetto ad un vino con caratteristiche simile ma meno conosciuto?

Partiamo dal presupposto che i grandi vini lo sono. E non per sentito dire. Ci possono essere annate migliori per alcuni e meno interessanti per altri, vedi il clima che ha scopo fondamentale nella riuscita dell’annata. Tuttavia esistono un’ infinità di vini molto buoni, che sono poco conosciuti e che probabilmente in un futuro prossimo diventeranno anche loro simbolo dell’Italia Vitivinicola. 

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Ci può raccontare un episodio che ricorda particolarmente legato al vino e al suo lavoro? 

Lavoro in una nota  e bellissima champagneria romana "Remigio", dove sto imparando ogni giorno cose nuove, un piccolo posto dove le persone si sentono a casa bevendo degli ottimi champagne e vini naturali e grazie al vino vengo a contatto con moltissime storie. Questa è la pià bella che mi sia capitata: ore 19 si affacciano due timidi ragazzi sulla trentina, chiedono di bere qualcosa. Sistemo i calici e chiedo loro se vogliono mangiare, mi rispondono di avere solo il tempo di un calice: bevono due Sancerre Silex. Li vedo sorridere e parlare molto. Ore 20 Chiedo se vogliono bere altro, mi ordinano una bottiglia di Riesling renano. Continuano a sorridere tantissimo. Ore 21,30 Ordinano una bottiglia di Pouilly Fumé, un crostino al baccalà mantecato e un insalata di speck d'anatra. Seduti, si tengono la mano.  Ore 23 Ordinano due calici di Marsala Vigna la Miccia e due capresi.  Ore 23,30 Esco per togliere i piatti si baciano. Rientro e aspetto.  Ore 24,30 Mi avvicino al tavolo "Eccomi, vi tolgo i piatti così riuscite a baciarvi meglio" .Lei mi sorride lui anche e ridono complici.  Si è fatta l’una. Porto il conto e chiedo “E' la prima volta che venite qui da noi?” Lei mi risponde: "Oggi è la prima volta di tutto, compresa la prima volta che esco con lui, ci siamo conosciuti in metro questo pomeriggio" .

Aristofane scriveva: "Bevendo gli uomini migliorano: fanno buoni affari, vincono le cause, son felici e sostengono gli amici". Come commenta questa aforisma? E' questo il potere del vino? 

Che vincano cause, non saprei, confido più nella sobrietà. Tuttavia il vino come ho spiegato in precedenza, ha questo potere, chiamiamolo “magico” di unire le persone. Non credo sia possibile concludere buoni affari in una tavola da pranzo imbandita senza che ci sia un buon vino che lo accompagni. Felici? Se non si supera una soglia sì, altrimenti il vino a volte rende tristi.

Problemi etichette contraffatte. Consigli per capire se un vino è originale?

Io credo che un vino è originale se bevendolo ti fai delle domande a cui non sai rispondere. Vuol dire che fino a poco prima non lo avevi bevuto ed è una scoperta. Deve lasciare un segno. L’originalità lo lascia e così dovrebbe essere un vino originale. Il banale lo scordi, l’originale no.

Fabio Pochesci

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