Velia Viti Presenta Sessolosè

Velia Viti Presenta Sessolosè

Perché non si fa altro che parlare di sesso, ma in realtà se ne parla male

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Al Teatro Trastevere in scena uno spettacolo che vuole indagare sui misteri del sesso spogliandolo di tabù e ipocrisie a colpi di comicità: Sessolosè, il sesso con se stessi, il difficile equilibrio tra sesso e routine nella coppia, le frontiere della trasgressione. Dalla masturbazione maschile e femminile al sesso di coppia, tra incontri al buio e voglia di maternità, fino al sesso di gruppo: tutto con l'aiuto di un singolare sessuologo, che guiderà il pubblico alla ricerca della libido cosmica. Tra battute esilaranti e colpi di scena che coinvolgono il pubblico, un divertente approfondimento sul mondo della sessualità al giorno d’oggi.

La Redazione di UnfoldingRoma Magazine ha avuto il piacere di intervistare la regista dello spettacolo Velia Viti.

Perché fare uno spettacolo teatrale che parli di sesso?

Perché “non si fa altro che parlare di sesso, ma in realtà se ne parla male”, come dice il sessuologo Sebastiano Colla nello spettacolo. Male, direi piuttosto, sempre lasciandoci insoddisfatti. Perché qualunque indagine si possa fare sul sesso resterà sempre e comunque parziale. Il sesso è espressione di necessità di origine diversissima, e, molto spesso, non coscienti: fisiologiche, psicologiche, fisiche, intellettuali, sociali, etc. Le zone da esplorare sono perciò innumerevoli, come lo sono i punti di osservazione da cui partire. Sempre alla ricerca di soluzioni a problemi che ci appaiono esclusivamente personali, e di regole all’interno delle quali essere liberi, è un argomento che continuerà sempre ad interessarci.

Come pensa sia cambiata la visione del sesso negli ultimi 50 anni?

Credo che per rispondere basti dire due parole: “rivoluzione sessuale”.

Invece pensa sia cambiato il modo di viverlo, sia per le donne che per gli uomini?

Ovviamente. E, per chiare ragioni, è cambiato molto più per le donne.

Il suo spettacolo ha la pretesa di risolvere i problemi di coppia: in che modo?

Il nostro spettacolo non ha la pretesa di risolvere i problemi di coppia, quanto piuttosto ricercarne l’origine, facendo luce sulle grandi differenze fra i due sessi, che sono alla base di tutte le incomprensioni fra uomo e donna, che spesso arrivano a diventare incomunicabilità all’interno della coppia. E in un certo senso il sesso è proprio l’atto in cui quelle inevitabili incomprensioni si annullano o al contrario esplodono.

Cosa pensa di fenomeni letterari e cinematografici come “Cinquanta sfumature”?

Ad essere sincera non li conosco direttamente, ma solo tramite il successo che hanno avuto. Però mi sembrano, da quel poco che ho osservato, rappresentazioni soft alla portata del grande pubblico di perversioni che altri autori in passato hanno descritto in termini più crudi e aggressivi, destando scandali autentici, che personalmente preferisco.

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Quanto pensa che l’avvento della pornografia su internet abbia deviato la sessualità?

Il fatto che la pornografia, prima relegata in ambiti più ristretti e di più difficile accesso, sia oggi tramite internet immediatamente usufruibile anche dai più giovani, non credo sia causa di alcuna deviazione specifica. O meglio: il problema dell’eccessiva produzione e scambio di informazioni di qualsiasi tipo e di qualsiasi valore a cui siamo continuamente sovraesposti riguarda qualunque cosa, non solo la pornografia.

Qual è l’ipocrisia più grande che le è capitato di sentire sul sesso?

In generale l’affermazione “io non lo farei mai”.

Perché pensa che ancora oggi il sesso sia vissuto come un tabù?

È vissuto come un tabù, però in un senso diverso rispetto al passato. Perché sicuramente molti aspetti del sesso ormai sono sdoganati, se ne parla con assoluta libertà e senza il peso di pesanti giudizi morali. Resta però sempre una certa difficoltà in ciascuno di noi, in molti casi paura, ad affrontare questioni che facciano emergere aspetti della personalità più profondi e meno accettati, che non riguardano solo il sesso. Sicuramente il sesso è già di per sé qualcosa di intimo, ma molti di più sono i tabù che abbiamo dentro e che dovremmo abbattere con l’autoanalisi.

Sia in questo, sia in alcuni suoi precedenti spettacoli, ha utilizzato nel titolo citazioni tratte da canzoni: perché questa scelta?

Perché il pubblico ritrova una frase sintetica e incisiva che già conosce, che gli è familiare, di cui perciò afferra immediatamente il senso, e dunque l’argomento dello spettacolo.

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Anticipazioni su futuri progetti?

A marzo siamo di nuovo in scena al Teatro Trastevere c on un altro dei nostri piccoli successi “Non ti fissare”, uno spettacolo sempre comico sulle ossessioni, che ha debuttato la scorsa stagione. E dopo chissà che non aggiungeremo un’altra commedia al repertorio di “Come Risolvere In Due”…

Ilenia Maria Melis

“SESSOLOSÈ - mia madre non lo deve sapere”

dal 13 al 18 dicembre 2016

Regia Velia Viti

Teatro Trastevere

h 21.00, domenica h 17:30

via Jacopa de' Settesoli, 3 - 00153 Roma

www.teatrotrastevere.it

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