Caterina Frustagli, Primo Levi Davanti All'assurdo

Caterina Frustagli, Primo Levi Davanti All'assurdo

Un libro per le vittime della Shoàh

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A pochi giorni dalla Giornata della Memoria si torna a parlare dell’Olocausto, delle vittime di una persecuzione che non deve essere dimenticata, che deve diventare monito per i posteri affinché eventi del genere non accadano più. Questo è possibile grazie ad un libro che si propone di dare una lettura diversa di un classico della lettera, opera somma di Primo Levi, “Se questo è un uomo”: “Primo Levi davanti all’assurdo” di Caterina Frustagli, psicologa ed educatrice.

Un compito arduo ma dall’alto valore sociale; un modo per avvicinare i lettori ad una realtà del passato. La memoria della Shoah è rappresentata dalle vite segnate, dalle speranze dei sopravvissuti, dalla dignità immortale dei tanti che non ce l’hanno fatta. Racconti di sacrifici nei campi di concentramento; di viaggi di ritorno nel tentativo di fuggire la malvagità abbandonando le proprie case; di quel legame tra il passato ed il presente fissato tra le parole insanguinate.

La Redazione di UnfoldingRoma Magazine ha intervistato l’autrice per comprendere meglio le motivazioni che hanno portato alla realizzazione dell’opera.

Da cosa nasce il desiderio di dedicare un libro alle vittime della Shoàh?

La Shoah rappresenta, per le sue caratteristiche peculiari, l'evento paradigmatico dell'oltraggio dell'uomo verso l'uomo, della barbarie, dello svilimento della dignità umana a favore di ideologie razziste e xenofobe. Né la riflessione sul problema del Male, né la pratica educativa possono prescindere da questa che è, a tutti gli effetti, una frattura scomposta per la civiltà europea e per l'umanità tutta. Mi è sembrato doveroso dare un contributo personale che potesse mantener viva la Memoria, sempre a rischio di negazione e strumentalizzazioni.

Cosa comporta avvicinarsi a Primo Levi in età adulta? Per lo più "Se questo è un uomo" è un testo consigliato tra le letture scolastiche, spesso, forse, nemmeno capito.

Ho letto ed amato la produzione letteraria di Primo Levi da adulta, ma penso che le potenzialità espressive e pedagogiche di un'opera di tale spessore, etico ed estetico, possano essere godute anche prima. Certo, il testo è solo in apparenza "semplice", ha una scrittura chiara e lucida a cui, tuttavia, i ragazzi devono approcciarsi con l'aiuto degli adulti per meglio comprenderne la costruzione narrativa ed i contenuti.

Lei ripercorre il narrato di Primo Levi non da letterata ma osservandone gli aspetti psicologici; cosa ha colto in più che potrebbe essere sfuggito ad un comune lettore?

Ho provato a leggere la produzione letteraria di Levi evidenziando i risvolti psicologici insiti nelle scelte stilistiche, ma anche nella ricerca di senso, dal punto di vista esistenziale. Anche la questione della conciliabilità del messaggio di vita rappresentato dalla scrittura e dall'intensa attività di testimonianza dello scrittore nelle scuole e la sua morte, è una tematica affrontata in quest'ottica.

Assurda è la malvagità che un uomo riesce a proiettare contro un altro uomo, assurdi i campi di concentramento ed il loro spogliare le genti non solo di vesti ma anche di dignità, affetti e ricordi. Ma qual è l'assurdo di Primo Levi?

L'assurdo di Primo Levi è proprio questo: la trasformazione indotta violentemente da uomo ad haftling, deportato, privato non solo di ogni diritto, ma anche della propria dignità ed umanità in virtù di categorizzazioni ignobili finalizzate allo sterminio, al genocidio, alla "soluzione finale". Primo Levi si trova, come i compagni, schiavo in un universo concentrazionario in cui l'Assurdo dell'oltraggio è legalizzato, normato da un sistema burocratico altamente efficiente dal punto di vista tecnico e totalmente disumano. Non può fare appello a niente, se non alle proprie capacità di resistenza psico-fisica e alla speranza in eventi fortuiti favorevoli.

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Perché pensa ci siano ancora persone che negano questi truci avvenimenti?

Perché il Male, come il Bene, si trovano in noi, fanno parte di noi e negare eventi di questo tipo significa negare la possibilità che, ogni uomo, possa divenire, in certe circostanze, malvagio, “homo homini lupus” insomma. Negare significa anche cancellare responsabilità storiche e politiche precise, evitando un'eredità scomoda ed ingombrante.

Pensa che i giovani d'oggi siano realmente consapevoli degli eccidi del passato e siano in grado di fare tesoro degli insegnamenti che ne dovrebbero derivare?

Penso che non si possa e non si debba generalizzare. Credo che i giovani vadano certamente guidati nell'analisi di quanto avvenuto ed esortati, non solo a ricordare, ma anche ad elaborare riflessioni che tengano conto della complessità dei sistemi socio-culturali.

Primo Levi utilizza in "Se questo è un uomo" un linguaggio che tocca l'animo del lettore: cosa contribuisce ad ottenere questo risultato?

Levi dichiara di parlare in modo franco "per conto terzi", per coloro che sono "sommersi", i morti, le vere vittime dei lager. Ci parla in modo lucido, ma allo stesso tempo ustionante, perché carico di pathos. Utilizza magistralmente il linguaggio "pacato del testimone", non quello "lamentoso della vittima" proprio perché intende adempiere alla funzione del testimone, che è quella di preparare il terreno al giudice. Ed il giudice è il lettore.

L'uomo è capace di una malvagità talvolta inimmaginabile. Cosa lo spinge a distruggere un suo "fratello"? Riconosce, anche se in ambiti e situazioni differenti, questo comportamento anche nella storia attuale?

Nell'uomo di ogni tempo, come dicevo, Male e Bene sono compresenti, quindi anche nell'uomo contemporaneo. Nessuno è al riparo dal rischio di esprimere la propria tendenza al Male, perciò educare al Bene resta un compito imprescindibile.

Qual è il messaggio che questo autore vuole lasciare ai posteri?

Levi non si pone mai come un maestro che vuole insegnarci qualcosa. Levi, da sopravvissuto, intende intanto portare testimonianza di quanto ha vissuto, delle aberrazioni ed atrocità che ha visto e subito e poi si propone di fare uno "studio pacato sull'animo umano", quando esso è violato e costretto a sopravvivere in condizioni estreme.

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C'è un'opera in cui coglie l'essenza di Primo Levi e della sua tragica esperienza?

Tutte le opere di Levi sono rappresentative della sua poetica, ma anche della sua statura morale. Tutte colgono l'essenza dell'autore, personalità poliedrica che non si è occupata solo di scrittura di testimonianza.

Quali sono i prossimi impegni letterari che la aspettano?

Mi interessa continuare a fare ricerca sul problema del Male, di come si sviluppi in diverse forme e di come entri frequentemente nelle nostre vite, sto provando ad approfondire questa tematica, perché ritengo utile ed arricchente sviluppare riflessioni rispetto a questioni sulle quali l'uomo si interroga da sempre. E sto anche lavorando ad un saggio sulla rappresentazione sociale della disabilità ed, in generale, della diversità.

Ilenia Maria Melis

“Primo Levi davanti all’assurdo”

di Caterina Frustagli

Editore “Tra Le Righe Libri”

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