Voglio Vedere Una Balena, La Fuga Dalla Quotidianità Di Giovanni Avolio

Voglio Vedere Una Balena, La Fuga Dalla Quotidianità Di Giovanni Avolio

Al Teatro Trastevere speranze e desideri nascosti

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Al Teatro Trastevere spazio al mondo dei desideri più profondi, quelli nascosti e spesso inconfessabili con uno spettacolo suggestivo che sarà in scena dal 17 al 19 marzo: Voglio vedere una balena, scritto e interpretato da Giovanni Avolio. Avolio, creatore del Teatro Peregrino, progetto ispirato alla figura del pellegrino con il quale condivide molte caratteristiche quali il movimento, il cammino, punto focale del viaggio, che nelle sue tappe si apre all'incontro e allo scambio con persone, linguaggi teatrali diversi. Una semplicità che crea una relazione con lo spettatore facilitata dall'immediatezza del teatro.

Nasce così Voglio vedere una balena, un esperimento performativo attoriale e sonoro; uno spettacolo privo di testo il cui registro potrebbe ricordare un poetico clown. “È nato tutto molto naturalmente – spiega Giovanni Avolio - Credo che l'inizio sia nato da una delle prime frasi di Moby Dick: «Quando sulla mia anima scende un umido, piovigginoso novembre […] allora giudico che sia giunto il momento di andare per mare il più presto possibile». Da qualche tempo tra la lettura di Moby Dick, e soprattutto del libro per bambini Se vuoi vedere una balena, mi sono trovato circondato da questo meraviglioso mammifero: ogni cosa mi parlava di loro. E così ho deciso di partire”.

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Protagonista è Ismaele, un uomo comune che vive una vita comune semplice; ama le scatole dentro cui raccoglie oggetti comuni e cianfrusaglie. Attraverso questi racconterà una storia speciale, la storia di un viaggio iniziato quasi per caso. E Avolio continua: “Il viaggio per Ismaele e il potersi scrollare di dosso una vita che non gli calza più; una vita che così com'è non lo porterà da nessuna parte e non gli permetterà di fare centro, ovvero di essere felice. Per me il viaggio è una parte essenziale della vita, un modo per mettersi sempre in discussione e di capovolgere i propri punti di vista e soprattutto per stupirsi”. Un viaggio verso l’ignoto, un viaggio verso la sua balena bianca, “la metafora del desiderio. In Moby Dick il desiderio di Acab si ritorce contro lui stesso diventa ossessione. In voglio vedere una balena invece il desiderio è qualcosa che si cerca di raggiungere per dare profondità alla vita. Spesso siamo costretti ad abbassare lo sguardo sulla nostra quotidianità e veniamo privati anche solo dell'idea di poter desiderare”, spiega l’autore.

Uno spettacolo che ha il sapore della sperimentazione nata dal desiderio di applicare la tecnologia del looper al teatro creando dal vivo tessuti sonori che accompagnino la scena attraverso voce e suoni di oggetti quotidiani. Una tipologia di teatro ben nota ad Avolio, una tappa fondamentale del suo percorso partita dall’Incontro con la narrazione e con la figura del cantastorie: “Da qualche anno faccio spettacoli in cui la parola regna sovrana. Avevo il desiderio di lanciare a me stesso una sfida: uno spettacolo in cui la parola venisse meno, fosse quasi proibita – spiega Avolio - L'intero spettacolo quindi si regge su un corpo che attraverso i suoi movimenti e i suoni racconta però una storia comprensibile: ho preferito definirlo così per evitare di storpiare tradizioni diverse come il mimo e il clown anche se questo tipo di spettacolo lo può ricordare”. Un’esperienza che dona un immenso lavoro alla poetica di Giovanni Avolio, che “ha cambiato completamente la percezione del teatro portandomi a intuire la fortissima radice popolare di questa forma d'arte relegata dentro i teatri. Nei miei spettacoli si traduce in diversi livelli. Innanzitutto nella relazione con lo spettatore: nei nostri lavori c'è sempre l'idea che lo spettatore sia un testimone di qualcosa che accade, partecipi dell'evento e non assista passivo anche se è su una poltrona per tutto il tempo. Nella drammaturgia ogni momento è vissuto come fondamentale, non esiste il passaggio da un punto all'altro. In strada se 10 secondi non funzionano il pubblico se ne va. Ogni attimo è importante; ogni attimo deve essere interessante. E poi nell'approccio al lavoro: l'ironia e la leggerezza sono fondamentali. Il prendersi troppo sul serio mi stava massacrando”.

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Un approccio al teatro che Avolio non vuole proporre al pubblico tramite il suo prossimo spettacolo, Voglio vedere una balena, per poi studiarne la reazione: “Mi piacerebbe riuscire a dare allo spettacolo la giusta vita che merita. Poi tornerò un poco alle parole con una nuova storia sul lavoro: IL GIAPPONESE CHE VOLEVA CUOCERE IL PESCE”.

Intanto aspettiamo Avolio al Teatro Trastevere per uscire dalla monotonia quotidiana, rimboccarci le maniche e guardare verso l’alto.

Ilenia Maria Melis

Voglio vedere una balena

di Giovanni Avolio

Teatro Trastevere

via Jacopa de Settesoli, 3 - 00153 Roma

www.teatrotrastevere.it

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