Vivian Maier, Fotografa Per Passione

Vivian Maier, Fotografa Per Passione

Al Museo di Roma in Trastevere una retrospettiva dedicata all’enigmatica fotografa

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Arriva a Roma al Museo di Roma in Trastevere la retrospettiva dedicata a Vivian Maier, enigmatica fotografa che realizzò numerosi scatti senza mai mostrarli a nessuno e conservandoli come un bene prezioso, simbolo tangibile di una passione che valica ogni confine: Vivian Maier. Una fotografa ritrovata. Un alone di mistero che accresce il fascino senza tempo degli scatti di Vivian Maier, una fotografa d’eccezione, per vocazione, che scattava compulsivamente con la sua Rolleiflex. Una mostra personale che, fino al 18 giugno, presenterà 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta assieme ad una selezione di immagini a colori scattate negli anni Sessanta.

Frammenti riservati fusi insieme ad attimi quotidiani di vita comune che immortalano eternamente la vita tra New York e Chicago degli anni Cinquanta e Sessanta. Numerosi gli autoritratti che fissano il volto accigliato della fotografa, concentrata nella sua grande passione.

Tata di mestiere, fotografa per vocazione, non abbandonava mai la sua macchina fotografica; quando nel 2007 John Maloof acquista, nel corso di un’asta, parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento, comprende immediatamente di essere di fronte ad un tesoro prezioso che nel corso del tempo non smetterà mai di arricchire di altre testimonianze.

Una figura indiscreta che si avvicinava con decisione ai suoi soggetti ritraendoli nelle città in cui aveva vissuto sempre con gli occhi vispi e sguardo curioso, fortemente affascinata dai dettagli, da quei particolari che rendevano i suoi scatti inconsueti ed affascinanti; una donna in grado di cogliere per mezzo delle immagini i cambiamenti sociali e culturali del tempo scovandoli nelle strade e tra gli abitanti che le percorrevano quotidianamente.

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Vivian Maier, colei che ad oggi potrebbe essere definita una precorritrice dei selfie; osservando le sue fotografie è possibile riscontrare la presenza di numerosi autoritratti in cui è possibile scorgere il suo sguardo austero, serioso, riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, o la sua ombra proiettata sulla via che anticipa l’avvicinarsi della misteriosa fotografa.

Come scrive Marvin Heiferman “Seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con i prossimo. Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi”.

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Bambini appesi alle gonne delle madri, i volti segnati da lacrime di disperazione; donne agghindate che si aggirano lungo le strade con i loro abiti confezionati con cura; attimi di dolcezza in cui i due amanti si tengono delicatamente per mano a suggellare un’unione che nasce dal cuore; storie di solitudine che si perdono nell’affollata città, contrapposte al brusio delle vie che si animano di giochi dei bambini e frenesie delle famiglie: frammenti di quotidianità impressi nella pellicola ad immortalare l’opera silenziosa di una donna dal grande talento, vissuta quasi nell’anonimato e che ha desiderato custodire la propria essenza forse affinché non venisse edulcorata da fattori esterni, per conservarla “vergine” da occhi indiscreti.

Una mostra che urla a gran voce la bellezza di scatti ricercati che rompono il silenzio a lungo inseguito dalla loro artefice.

Ilenia Maria Melis

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata

Museo di Roma in Trastevere

Piazza di Sant’Egidio, 1/B – Roma

www.museodiromaintrastevere.it

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