Stefano Pantano

Stefano Pantano

Scherma magistra vitae

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Siamo oggi veramente molto onorati di avere come ospite del nostro magazine Stefano Pantano, uno dei maggiori rappresentanti della scherma italiana di tutti i tempi ed oggi noto opinionista sportivo radiotelevisivo. Come schermidore Stefano ha onorato i colori italiani soprattutto con i tre titoli di campione del mondo a squadre nella disciplina della spada (1989, 1990 e 1993) e nel 1989 è stato campione italiano assoluto. Ha anche rappresentato l’Italia nelle due Olimpiadi di Seul e  Barcellona. Oggi Stefano, una laurea specialistica in Scienze Motorie alle spalle, accompagna spesso come commentatore tutte le principali gare delle nazionali italiane di scherma nelle maggiori rassegne, come Olimpiadi e Campionati del mondo, trasmettendoci tutto il suo amore per questo sport con appassionati interventi tecnici. Si diletta inoltre nella partecipazione a note trasmissioni televisive e radiofoniche che, pur uscendo fuori dall’ambito della scherma, lo vedono protagonista grazie alla sua grande cultura, ad un’eccellente proprietà di linguaggio, ad un’innata simpatia e ad una spontanea ironia.
Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Stefano, la disciplina sportiva, per ogni ragazzo che la pratica, è sicuramente importante per la sua crescita e formazione. In questo senso, cosa può vantare di peculiare la scherma rispetto ad altri sport?

La scherma, sport di combattimento quindi di situazione, insegna a trovare la soluzione giusta, visto che ogni avversario é diverso dall'altro, a pensare e cercare di elaborare una risposta in tempi brevi. Inoltre è formativa per il carattere del bambino: aiuta infatti l'introverso a socializzare e l'esuberante al self control (vedi il sottoscritto). Non ultimo, insegna il rispetto per l'avversario, la cultura della sconfitta, accettandola riconoscendo la superiorità di chi hai di fronte con il saluto anche alla fine dell'assalto.

Come e quando è avvenuto l’incontro tra te e la spada?

L'incontro con la scherma é avvenuto per una passione che mio padre non aveva potuto coltivare perché ai suoi tempi era uno sport d'élite, per ricchi (papà è del 1928) e per cercare di darmi quella cultura e quei valori di cui sopra, visto il mio carattere ribelle e aggressivo, evitando di stare troppo in strada. Cominciando col fioretto col maestro Giuseppe Salerno, caro amico scomparso, sono passato poi alla spada per un'intuizione del maestro Vittorio Palmiero, un secondo padre, che , direi, ci ha visto giusto.

Mi capita spesso di ascoltarti in radio, dai tempi di “Lazio di sera, la gente ne parlano”,  ma anche oggi in “Non mollare mai” insieme al tuo amico Alessio Buzzanca, sulle frequenze di RadioSei. La disinvoltura, ma soprattutto la sottile ironia e comicità che ci metti non ti hanno mai fatto pensare che saresti potuto essere un brillante attore?

Grazie per la fedeltà di ascolto, "la gente ne parlano" è davvero la preistoria! Ho preso parte ad alcune pellicole giusto come esperienza, ma fare l'attore comporta studio e applicazione come in tutte le cose che vuoi fare bene e il tempo...è tiranno. E poi ho già molti amici che lo fanno bene: sarei di troppo...

Visto che spesso ti sento parlare in maniera competente di letteratura e cinema, il tuo libro ed il tuo film preferiti quali sono?

Difficile fare classifiche: per i libri posso dirti che amo molto Osvaldo Soriano, per i film è ancora più complicato ma abbozziamo comunque un podio con "C'era una volta in America", "Amici miei" e "Nuovo cinema paradiso" (non posso però nasconderti  di possedere la collezione completa di James Bond, di cui sono un cultore).

Spesso gli sportivi non brillano per cultura personale. Tu invece sembri essere l’emblema del detto latino “mens sana in corpore sano”. Come si fa ad inculcare nella mente di un ragazzo la positività del legame fra sport e cultura?

È un argomento che mi capita spesso di affrontare quando vado come testimonial nelle scuole  ad incontrare i ragazzi. Si può e si deve, non esiste lasciare lo studio perché si fa agonismo o viceversa e allora cito tutti i miei compagni della scherma ma anche di altri sport che sono riusciti a studiare, a laurearsi e ad affermarsi alla fine dell'attività sportiva anche in contesti diversi, diventando stimati professionisti. Devi avere anche la fortuna di incontrare professori comprensivi e che ti aiutino e genitori che ti supportino. In questo senso il liceo scientifico a indirizzo sportivo che sta per partire potrebbe essere un valido ausilio.

Il tuo eclettismo ti ha portato anche a comparire sullo schermo nelle vesti di ballerino. Semplice casualità o altra vera passione?

Il ballo mi é sempre piaciuto, ma la passione vera è scattata dopo la partecipazione a "Ballando con le stelle": mi sono infatti iscritto alla scuola di Natalia Titova e Assia Troise.

Conosciamo il tuo amore calcistico per la squadra più antica della capitale. Anche lì questione di stile e voglia di distinguersi a tutti i costi o semplice lascito paterno?

Entrambe le cose: papà ha cominciato a portarmi allo stadio da piccolissimo, ricordo partite degli anni sessanta e l'amore per il bianco e il celeste non mi ha mai abbandonato. Poi mi piaceva anche distinguermi: a scuola eravamo due, massimo tre per classe, circondati da una massa per la quale il carnevale durava tutto l'anno...

Probabilmente sia la tua attività agonistica che la tua fede calcistica ti avranno fatto viaggiare molto. Quali sono stati i viaggi fatti per la scherma ed al seguito della Lazio che ricordi con maggior piacere?

Per quello che riguarda la scherma è difficile dirlo, avendo toccato più volte tutti i continenti, anche se ho sempre preferito i paesi caldi, diciamo fascia se non proprio equatoriale all'interno dei tropici; andando alla Lazio non posso dimenticare la notte di Birmingham e la Supercoppa a Pechino.

Da pochi mesi tu e la tua compagna avete dato alla luce un bambino. Che padre sarà Stefano Pantano?

Cercherò di essere un padre presente, un riferimento sul quale contare, come ha fatto mio padre con me e mi auguro di esserlo più a lungo possibile, visto che non sono più giovanissimo...

Ammessa l’esistenza di un’indole “spadaccina”, in che lato del carattere di tuo figlio la vorresti riscontrare?

Un bravo schermidore non molla mai anche quando l'assalto sembra ormai perso e cerca di leggere e superare le difficoltà e le insidie, una metafora della vita. Spero che Emanuele abbia questa capacità.

Grazie per il tempo che ci hai concesso Stefano. UnfoldingRoma è fiera di ospitarti nella sua sezione Personaggi ed io in particolare di averti potuto intervistare. Ti ascoltiamo in radio, come tutti i giorni. In bocca al lupo……

Grazie a voi, a presto e.....crepi il lupo.


Simone Pisani 

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