Il Ceto Popolare Romano Protagonista Della Rapina Di Federico Maria Giansanti

Il Ceto Popolare Romano Protagonista Della Rapina Di Federico Maria Giansanti

Al Teatro Trastevere la disperazione di un gruppo di amici

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In scena al Teatro Trastevere, dal 30 maggio fino al 4 giugno, il nuovo spettacolo scritto e diretto da Federico Maria Giansanti dal titolo La Rapina.

Protagonista di questa pièce che ricalca temi i temi della commedia umana, il ceto popolare romano, dipinto con ironico e crudo realismo. Un susseguirsi di esperienze di vita che accomunano i personaggi, sconfitti e amareggiati dalla vita; poi l’idea fulminea di organizzare una rapina in banca che prende forma divenendo realtà e generando solo amarezza e disperazione.

La Redazione di UnfoldingRoma Magazine ha avuto il piacere di intervistare l’autore dello spettacolo, Federico Maria Giansanti, e di approfondire con lui le tematiche dello spettacolo.

Da cosa nasce l’idea di “La rapina”?

L'idea nasce dal voler raccontare in modo ironico e leggero le problematiche dei giovani della mia generazione che affrontano la crisi del mondo del lavoro.

Spesso ho sentito dire per gioco la frase "facciamo una rapina", come se fosse la soluzione a tutti i problemi. Questa frase ha sempre suscitato in me un certo divertimento dovuto, credo, al fatto che nessuno dei miei amici e colleghi sarebbe in grado di pianificare e portare a termine un piano efficace per un'operazione simile.

Di volta in volta sentendo questa frase detta così per gioco, ho provato ad aggiungere dei motivi e dei dettagli alla mia idea che poi di li a poco è divenuta una vera e propria storia da rappresentare.

Quali sono le caratteristiche preponderanti del ceto romano protagonista della commedia?

In assoluto l’essere molto poveri, disoccupati e incapaci di uscire dalla loro condizione se non con un progetto disperato.

Sono dei ragazzi che si conoscono dall’infanzia e che per la prima volta portano a termine un progetto insieme, il più difficile che potesse venirgli in mente.

Hanno veramente fame di cambiare la loro vita e il motore che li spinge a provare un’impresa, negativa ovviamente, credo sia proprio una voglia di riscatto, di non volersi sentire condannati a vivere nella povertà.

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Una commedia dal sapore dolce/amaro; quanto c’è di attuale?

Sicuramente è una commedia dal sapore dolce e amaro, una tragi-commedia, sia per come viene narrata sia per come si svolge l’intera pièce.

Ho voluto rappresentarla come una specie di favola metropolitana e credo che questa sia la parte più genuina dello spettacolo.

Di attuale c’è molto, basta cercare su Google articoli di giornale che parlano di rapine improvvisate e mal riuscite per rendersi conto che i personaggi di “La rapina” non sono i primi e non saranno di certo gli ultimi a prendere in mano una pistola per tentare di arricchirsi.

Chi sono i personaggi rappresentati e cosa li spinge a organizzare una rapina?

I personaggi sono un gruppo di amici provenienti da un quartiere popolare di Roma; si chiamano Lucio, Furio, Gionata, Camillo, Anselmo e Cassandra.

Quando ho scritto questa commedia ho cercato di iniziare l’opera narrando di persone e non di personaggi osservando gli attori che successivamente ho scelto per costruire lo spettacolo in modo da poterli realmente vestire di caratteristiche, abiti, idee e comportamenti.

All’interno di questo gruppo ci sono ruoli, gerarchie: Lucio è il leader della combriccola, Furio vorrebbe essere il leader ma è considerato il vice di Lucio e la cosa li mette in competizione fra loro, Gionata è il ragazzo più “leggero”, ironico e divertente, Camillo è un “fattone” arrabbiato con la vita, che sposa più o meno tutte le idee dei suoi compagni, Anselmo è il più giovane ed è un nerd che apparentemente non ha ne arte ne parte all’interno della comitiva mentre Cassandra, la cugina di Gionata, è una ragazza che lavora come cameriera e studia all’università e sembra essere l’unica in grado di poter fare un salto di qualità a livello sociale.

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Pensa che il precariato e la disoccupazione possano spingere le brave persone a commettere atti che sfiorano l’illegalità?

Sì, è già successo in passato. Ricordo una sera con Simone Lilliu, l’attore che interpreta Anselmo, stavo ancora iniziando a stendere il progetto, bevevamo una birra e insieme cercavamo articoli di giornale che potessero essermi utili per capire realmente come e di cosa scrivere. Abbiamo trovato moltissime notizie di uomini divenuti disoccupati e disperati che si sono resi protagonisti di azioni estreme come questa. Io penso che in fin dei conti tutto giri attorno allo stato di necessità.

Se non trovi un lavoro non guadagni, se non hai un’entrata mensile per coprire le spese devi correre ai ripari e per correre hai ripari hai bisogno di un lavoro che però non hai e non trovi. È un circolo vizioso, uscirne può divenire un’impresa disperata.

Quali, a suo avviso, i mezzi per arginare questi fenomeni?

Lo sviluppo sociale e lo sviluppo economico; se il popolo sta bene di conseguenza diminuisce la quantità di reati.

Ilenia Maria Melis

La Rapina

di Federico Maria GIansanti

Teatro Trastevere

dal 30 maggio al 3 giugno

Via Jacopa Settesoli, 3 – Roma

www.teatrotrastevere.it

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