Roma - Lazio 11/1/2015

« Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur. »

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Nell'armonia anche le piccole cose crescono, nel disaccordo invece svaniscono anche quelle più grandi.
Forse non tutti sanno che questo è il motto della più antica polisportiva romana, la Società Sportiva Lazio. Ci piace ricordarlo oggi, dopo un derby calcistico agrodolce come quello giocato ieri, per invitare tutti i sostenitori della squadra più antica della capitale a rimanere uniti ed a non cercare per forza di cose il colpevole di quella che sarebbe potuta essere una grande vittoria e si è invece rivelata solo un più che meritato pareggio. Sicuramente il giorno dopo la stracittadina possiamo parlare di due punti lasciati per strada, di un risultato che certo va stretto alle casacche bianco e celesti che da subito hanno affrontato la gara per vincerla, ma non per questo bisogna trovare nel difensore, attaccante od allenatore di turno il capro espiatorio. Tutti possono sbagliare, ma bisogna dare atto ai nostri beniamini di aver affrontato il derby come andava fatto: gettando il cuore oltre l'ostacolo, spaventando i cuginetti prima, soffrendo poi uniti e compatti il loro ritorno e reagendo infine orgogliosamente sino a sfiorare il colpaccio nei minuti finali. Abbiamo visto i nostri ragazzi giocare con rabbia e determinazione, quando sono andati sotto la Nord a fine partita abbiamo capito dai loro volti che erano più delusi di noi per quel che poteva essere ma non è stato. Ma è da li che bisogna continuare: da quelle facce tristi ma fiere e dagli applausi che sono stati loro tributati. Da questa unione, da questa, appunto, concordia. Quella può e deve essere l'arma in più. Uniti come vuole il nostro motto possiamo essere più forti della cattiva sorte che ha mandato la deviazione di Mauri sul palo, della cattiva sorte che non ha permesso al nostro panzer di darci l'ennesima gioia sul filo di lana, della cattiva sorte che ha fatto si che il guardalinee nell'occasione del primo goal giallorosso si distraesse senza vedere che il vincitore della Selfie Cup era leggermente in fuorigioco. Già, in fuorigioco. In pochi lo hanno sottolineato: lo ricordiamo noi, ma andiamo avanti senza piagnistei, lasciamoli ad altri. Se i giocatori sentiranno riconosciuto il loro impegno, siamo certi che la prossima gara giocheranno con ancora più sicurezza, perchè sapranno di avere alle loro spalle quel muro umano pronto a tutto pur di sostenere il simbolo che portano sul petto. Quel muro umano che ancora una volta ieri ha dato spettacolo. Fosse per la Nord il derby sarebbe di una noia mortale: sempre lo stesso vincitore. Altri livelli, altra originalità, altra cifra stilistica. Certi teloni di Mastro Disegnello andrebbero salvaguardati come opere d'arte vere e proprie ed anche quello che rappresentano concettualmente dista anni luce da ciò che viene malamente rappresentato, quando accade, dai nostri dirimpettai.
Ieri un'enorme raffigurazione del dantesco Caronte che trasporta un mucchio di anime giallorosse nell'eterno dolore, eterno come il 26 Maggio. Il tutto servito sopra un rigoroso e compatto scacchiere di bandiere biancocelesti che già da sole sarebbero state sufficienti a surclassare quello che i " malvestiti", come li definiva amichevolmente uno striscione della Nord, provavano ad inscenare alle loro latitudini: una rievocazione, già proposta peraltro diversi anni fa, dei loro capitani figli della città....Peccato che fra le brutte copie dall'incerto tratto proposte su piccoli vessilli, figuravano anche calciatori che proprio figli di questa città non sono stati, da Giuseppe Giannini di Frattocchie, ad Amedeo Amedei di Frascati, Bruno Conti di Nettuno, Francesco Rocca da San Vito Romano etc. etc. Tornando invece allo spettacolo offerto ieri dai nostri impagabili tifosi, uno striscione su tutti ci piace ricordare: il "Mio nonno tifava Lazio. Il tuo pure! " non ha bisogno di commenti, parla da solo.
In campo, invece, purtroppo il match non è stato altrettanto a senso unico, anche se la Lazio ha sicuramente giocato meglio. Un primo tempo giocato con un'intensità tale da sbaragliare ogni velleità di difesa giallorossa ha portato i biancocelesti al riposo sul 2-0. Felipe Anderson si è acceso di nuovo e il suo marchio è stato impresso su entrambe le reti: un assist ed un goal, oltre a numerose serpentine che hanno gettato la retroguardia romanista nel panico e Maicon, suo principale antagonista, nell'imbarazzo. Oltre al Pipe, ci sono piaciuti particolarmente Biglia e Parolo, entrambi in forte crescita e ripresa e capaci di abbinare qualità e quantità elevate nel fermare e far ripartire l'azione;  Basta, che ha macinato chilometri spingendo in maniera ossessiva sulla sua fascia di competenza ed appoggiando costantemente l'azione offensiva laziale e De Vrij, che riesce ormai a trasmettere sicurezza a tutto il reparto e cresce di partita in partita. Nel secondo tempo invece, dall'inizio della stagione vero tallone d'Achille, la rete subita sfortunatamente appena all'inizio e la normale reazione di una squadra che a detta del suo stesso allenatore vincerà sicuramente lo scudetto e che ieri doveva effettuare il sorpasso sulla Juventus agguantando il primato in classifica, hanno portato la Lazio ad abbassarsi pericolosamente verso la propria area sino a subire il goal del pareggio. Ma se in questa fase la Roma, tranne che con i due cross da cui sono scaturiti i goal, non ha comunque mai impensierito la porta di Marchetti, è vero invece che la Lazio dopo il pareggio si è rimboccata le maniche e, spavalda, ha ricominciato a tessere il gioco rendendosi, lei si, pericolosissima nell'occasione del palo di Mauri e del tiro di Klose.
Non disuniamoci quindi, non imbocchiamo strade che portino a colpevolizzare questo o quel giocatore, restiamo uniti, fieri di quello che ieri si è visto in campo e sugli spalti. Nella concordia cresceremo; bisogna solo capire fino a dove......

Simone Pisani

UnfoldingRoma

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