I Rapper Di Roma Sud Alla Conquista Della Capitale

I Rapper Di Roma Sud Alla Conquista Della Capitale

Nel nome del rap, il nuovo progetto di Rueka e RedSkin

stampa articolo Galleria multimediale Scarica pdf

Nel nome del Rap” è il nuovo 'interessante progetto firmato da due artisti di Roma Sud: Rueka, classe '82 di Tor Marancia ormai noto nella scena Underground locale e Nazionale, e il giovane di Garbatella RedSkin, classe '96 avvicinatosi all'HipHop a soli dieci anni. Un Ep, che sposa il concept dell'unione i due diverse generazioni, due diversi background e due diversi stili fusi in un prodotto artistico nuovo e senza preconcetti.

Suoni tipicamente classic HipHop si alternano a sfumature R&B, a ritmiche elettroniche e reggae, creando momenti d'impatto, ma anche riflessivi, movimentati e divertenti. Tematiche che rispecchiano le vite dei due artisti e i modi personali di vivere l'amore, le delusioni, le lotte personali e anche la città.

Brano trainante #RomaSudèNostra, da cui viene tratto il primo video diretto da Claudio Marziali (Arance Meccaniche Prod Video).

La Redazione di UnfoldingRoma Magazine ha avuto il piacere di interviste i due artisti e chiedere loro un parere sullo scenario musicale e non solo della Capitale.

Da cosa nasce #romasudènostra? Qual è la condizione dei giovani che vivono in questa zona di Roma?

RedSkin - #RomaSudèNostra è nato per gioco in un momento in cui io e Rueka ci eravamo appena ritrovati dopo tanto tempo. Avevamo da poco iniziato la nostra collaborazione e mentre giravamo un video da pubblicare sui social, lui ironicamente ha esclamato: “Perché Roma Sud è Nostra!”, riferendosi alla nostra comica sintonia e al nostro modo scherzoso di voler lavorare a questo progetto.

Rueka - Sono rimasto sempre affascinato, in negativo, da alcuni testi e video hip hop italiani che ostentavano il possesso di un quartiere o di una zona d’appartenenza. Cosa per me veramente assurda, però, a malincuore, sono rimasto sempre affascinato, in negativo, da alcuni testi e video hip hop italiani che ostentavano il possesso di, ho imparato che molte volte, forse troppe, l’apparire, scadendo anche nel ridicolo, è più importante dell’essere e del raccontare anche cose semplici. Allora ecco la mia goliardia che, miscelata ad una sana polemica sempre costante che mi contraddistingue, ha tirato fuori questo, “Roma sud è nostra”, con tanto di hashtag, anzi in questo caso ashdab, in uno dei tanti momenti di delirio scherzoso con il mio amico Red, che hanno accompagnato questo progetto.

Queste generazioni sicuramente vivono molto meglio rispetto al passato. C’è più benessere e le periferie non sono certo quelle di una volta. Tutto è più ovattato e i quartieri cosiddetti malfamati, oggi hanno costi da capogiro, che in pochissimi potrebbero permettersi. I problemi ci sono sempre, ma la strada vera, quella di una volta, quella intesa come rifiuto sociale e con la delinquenza imposta da poteri forti, per i giovani, è stata ridotta da questa totale rivalutazione, perché si ha molta più possibilità in tutto, è come l’istruzione; essere ignoranti oggi è una propria scelta, perché le possibilità di istruirsi sono infinite e a portata di tutti, anche al di fuori delle mura scolastiche.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});  

Quali sono i difetti più grandi riscontrati in una grande città come Roma? Nonostante tutto riuscite a trovare qualche pregio?

RedSkin - Roma, come ben si sa, è una città molto grande e vista dall’esterno potrebbe presentare molteplici fattori positivi e negativi. Per un romano, parlare di Roma, è come parlare orgogliosamente della propria mamma; i pregi, evidenti o meno, vengono sottolineati sempre con molta enfasi e i difetti, specialmente quelli palesi, vengono valorizzati e difesi con fierezza. Obiettivamente i difetti che risaltano con maggior semplicità possono essere il traffico, gli ostacoli stradali e l’affluenza sempre più vasta di persone, che impediscono di svolgere in tranquillità le azioni quotidiane. Per quanto riguarda i pregi, direi che quelli sono abbastanza evidenti anche per chi viene da fuori.

Rueka - Roma non ha difetti. È la città più bella del mondo, Roma è un vanto! Roma è tutto ciò che sono. Roma è calore, passione, come recita il nome stesso è lo specchio dell’amoR. Roma è il tutto, compresso in un’unica città e l’unico, vero problema, è chi crede di saperla governare, fregandosene e lasciandola al proprio destino.

Vecchia e nuova scuola si incontrano dando vita al pezzo; quali le divergenze? Cosa vi unisce?

RedSkin - Sono felice di dire che con Rueka non ci sono mai state incongruenze, divergenze o qualcosa di simile. Siamo due persone pignole, professionali ma soprattutto con grande spirito e direi che ci siamo trovati perfettamente. Lui è molto più razionale di me ed è in grado di metterti a tuo agio anche nelle scelte più ardue. Io sono più testardo e istintivo, anche se cerco di non darlo a vedere.

Rueka - Io sono il “vecchietto” che ne ha viste tante, specialmente in quest’ambiente controverso, spigoloso e soprattutto con molte maschere e pochi volti. Red mi descrive come quello più razionale, ma in realtà è il cuore che mi ha sempre spinto e mai la ragione ed è per questo che a 35 anni ci credo ancora. Con Red non ci sono mai state e non potranno esserci divergenze, perché lui è un talento cristallino, che sa perfettamente cosa fa e quello che vuole. Nella scena hip hop, posso dire con estrema certezza, che in pochissimi arriveranno ad avere quello che lui già ha, a soli 21 anni.

Ci unisce la mia voglia di spaccare il mondo degna di un ventenne, la sua visione di MUSICA in tutta la sua meravigliosa totalità e questa passione che ci spinge verso un’unica direzione.

Qual è la situazione dell'attuale scena musicale nella Capitale? Quale le difficoltà per i giovani artisti?

RedSkin - Diciamo che ai giorni d’oggi, Roma sta arrivando alla concezione di musica che al Nord è arrivata prima. Ossia che la musica è musica, se una cosa è bella è bella e l’ottusità di “catalogare” brani per la loro diversità di sound, sta calando. Quando ero più piccolo, ricordo che a Roma si ascoltava solo Rap Romano, quello underground, tranne qualche eccezione e i prodotti diversi da quel prototipo, venivano scartati. L’idea del prodotto commerciale, veniva vista come qualcosa di sbagliato, catalogando l’artista non con come tale, bensì come “Venduto”, ossia, una persona disposta a fare musica pessima, pur di guadagnare qualche soldo in più. Oggi la situazione è diversa e gli artisti stessi hanno adottato diversi stili, annullando quasi completamente i giudizi negativi sulla musica mainstream e rivalutando diversi tipi di sonorità, mantenendo l’underground come concetto di radici, ma abbandonando il suo pensiero ottuso.

Rueka - La “Romanità”, amata e esaltata nel passato, è andata un po’ a calare con il tempo, però ci sono tantissimi artisti veri e autentici, che ancora si dannano l’anima per far arrivare il proprio lavoro in cima dove meriterebbe di stare. Le difficoltà per gli emergenti non sta nella zona o nella città di appartenenza, sta nella mentalità dei “piani alti” della discografia italiana. Label che lasciano il tempo che trovano, promettendo tutte cose che un artista con un po’ di buona volontà, può trovare da solo (noi siamo un esempio), etichette satellite che inchiodano artisti con anni di contratto e aspettative, che non verranno mai rispettate e major che “comprano” dai “trita-talent” prodotti, a tempo determinato, già fatti, confezionati e pronti a scadere al cospetto di uno col fattore x dell’anno successivo. Il problema, se c’è, sta sempre alla radice e in un mondo sottosopra, sta nella parte più alta, ma ringraziando la musica e la passione, molti ragazzi non si arrendono e continuano a colorare la loro vita con la vera ARTE.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});  

Come vi immaginate tra 10 anni?

RedSkin - Non ho assolutamente idea di come o dove io possa trovarmi tra 10 anni. Sono una persona che sogna, ma con i piedi per terra. Spero soltanto di stare bene, e di mantenere i valori solidi con cui sono stato cresciuto.

Rueka - Con un microfono in una mano e il bastone nell’altra! A parte i scherzi mi immagino sempre attivo nella musica ovviamente, sia come front man, sperimentando anche altri stili e magari come aiuto per giovani talenti.

Ilenia Maria Melis

Rueka e RedSkin

Nel nome del rap

#RomaSudèNostra 

© Riproduzione riservata

Multimedia