Al Teatro Trastevere Andrea Martella Porta In Scena Il Cuore A Gas Di Tristan Tzara

Al Teatro Trastevere Andrea Martella Porta In Scena Il Cuore A Gas Di Tristan Tzara

Uno spettacolo surreale alla ricerca della felicità

1184
stampa articolo Scarica pdf

“Il Cuore scaldato a Gas pulsa lentamente, ampia circolazione, si tratta dell'unica e della più grande truffa del secolo in tre atti”.

Il teatro d’avanguardia di Tristan Tzara approda al Teatro Trastevere di Roma con un testo dai tratti surreali, Il cuore a gas, opera, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1921, in cui sei personaggi, Occhio, Bocca, Orecchio, Naso, Sopracciglio e Collo vivono, dialogano ed interagiscono all’interno di un mondo irrazionale e fuori dal tempo e dallo spazio. Una narrazione all’apparenza non chiara, dai dialoghi sconnessi, che potrebbe non aver senso ma in realtà è in grado di accogliere qualsiasi senso. Nella regia di Andrea Martella Il cuore a gas si arricchisce di un nuovo personaggio, Didascalia, personificazione umana delle geniali note a margine dello stesso Tzara, alla continua ricerca della felicità.

La Redazione di UnfoldingRoma Magazine ha avuto il piacere di intervistare proprio il regista Andrea Martella ed approfondire le tematiche che si celano dietro uno spettacolo che si spinge oltre i confini della realtà.

Da cosa nasce il desiderio di rappresentare un testo di Tristan Tzara?

Tutto questo progetto nasce da una mia passione verso l'arte visiva ed in particolare verso l'arte contemporanea. Mi ha sempre molto coinvolto il dadaismo, che considero l'avanguardia più interessante da molti punti di vista. Nei musei siamo pieni di arte dadaista, ritroviamo i suoi effetti in molto di ciò che ci circonda, ma pochi forse conoscono questo movimento nella sua declinazione strettamente teatrale. Questo testo è un capolavoro assoluto di scrittura, follia e creatività e Tristan Tzara era semplicemente un genio. Penso che già questo basti come motivo per portarlo in scena.

Qual è stata la più grande difficoltà nel mettere in scena una commedia di fine ‘800 così surreale? Quale la sua personale lettura del testo rispetto all’originale?

La commedia è stata rappresentata per la prima volta nel 1921 e si racconta di un debutto molto burrascoso, con il pubblico che andò via prima dell'inizio della rappresentazione, subito dopo aver ascoltato lo stesso Tzara spiegare in un pessimo francese cosa avrebbero visto di lì a poco. La difficoltà più grande forse è proprio quella di accettare che si tratti di una commedia così poco convenzionale, con un linguaggio totalmente privo di logica e una narrazione assolutamente sfumata. Riflettendoci, in effetti questo è anche il punto di forza di tutta la questione, perché Tzara ha costruito una struttura che, più che non avere un senso, è in grado di accogliere qualunque senso, è stato definito infatti "rumore bianco teatrale". Èbastato quindi avere un'idea forte di partenza per vedere il testo adattarsi ad ogni possibile passaggio e variazione di senso. Non so se la mia interpretazione si discosti dall'originale, non so davvero cosa avesse in mente l'autore, ma credo di aver aderito abbastanza alla suggestione del testo. Ho immaginato un mondo nel quale la realtà è molto monotona e straniante, i personaggi si muovono come macchine senza sentimenti; poi a un certo punto qualcuno si innamora…

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});  

Rispetto al testo originale lei aggiunge un altro personaggio, Didascalia: chi è, quale la sua funzione?

Questo personaggio nasce da una riflessione sulle note a margine originali di Tzara, che sono geniali e assurde. Mi risultava impossibile privare il pubblico di questa caratteristica del testo e quindi ho pensato a Didascalia, una specie di oracolo che guida misteriosamente le vite di questi altri sei disperati, ognuno in preda ad una schiavitù che si è autoimposta.

Quali saranno secondo lei i riscontri del pubblico per uno spettacolo dalla forse difficile lettura?

Se si alzano tutti all'inizio e se ne vanno, non abbiamo fatto altro che ripetere le gesta originali dei dadaisti, quindi in un certo senso cadiamo sempre in piedi. A parte gli scherzi penso che potranno divertirsi per un'ora a seguire l'andamento ironico e surreale di questo strano spettacolo.

In quale dei personaggi rappresentati si riconosce maggiormente?

Certamente Occhio è un personaggio molto catartico, nel quale forse Tzara ha voluto trasferire i concetti profondi all'interno della commedia. Questo non basta certo a riconoscermi in lui, ma credo anche che un regista debba avere un giusto e sacro distacco.

Quali sono secondo lei le costrizioni del mondo odierno che ingabbiano la felicità? In che modo potremo sentirci veramente liberi?

Occhio non vuole vedere per paura di affrontare una realtà che non gli piace; bocca non vuole parlare per paura del confronto, così come orecchio non vuole ascoltare e naso non vuole annusare; poi collo si lega a chi è più forte per sentirsi viva e Sopracciglio ha bisogno di specchiare continuamente la sua nullità per sentirsi bella. Questi personaggi rispecchiano gran parte delle problematiche alle quali l'essere umano si abbandona. Nella commedia la libertà nasce da un atto d'amore, cioè di sana irrazionalità.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});  

Ora, chiudere questa intervista con la banalità che sarà l'amore a liberare l'umanità forse non è proprio il massimo ma la verità, in effetti, a volte sa essere molto banale.

Ilenia Maria Melis

IL CUORE A GAS

di Tristan Tzara

regia: Andrea Martella

dal 4 al 7 gennaio

Teatro Trastevere

via Jacopa de' Settesoli, 3 - 00153 Roma

www.teatrotrastevere.it

© Riproduzione riservata