A Palazzo Barberini Le Composizioni Di Arcimbolodo

A Palazzo Barberini Le Composizioni Di Arcimbolodo

Fino all’11 febbraio una mostra in grado di sorprendere ed incuriosire il visitatore

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Per la prima volta nella Capitale, negli spazi di Palazzo Barberini, una mostra dedicata a Giuseppe Arcimboldi (Milano, 1526 – 1592) meglio noto come Arcimboldo, con una selezione di capolavori autografi provenienti da Denver, Basilea, Cremona, Firenze, Monaco di Baviera, Milano, Genova, Como, Vienna, Stoccolma e Houston a cui si accostano opere di altri artisti in linea con l’epoca. Un’occasione eccezionale, offerta ai romani e non solo, per poter ammirare le famose “teste composte” di fiori e frutta.

Bizzarrie che hanno consacrato Arcimboldo, Pittore, filosofo e poeta formatosi alla bottega del padre nell’abito dei seguaci di Leonardo da Vinci, quale protagonista della cultura manierista internazionale, corrente che si discostava da quella classicheggiante presente in ambito romano.

Apprezzato nelle corti asburgiche di Vienna e Praga, Giuseppe Arcimboldi fu riscoperto negli anni Trenta del Novecento e riconosciuto l’antesignano del Dadaismo e del Surrealismo.

Tra le opere esposte capolavori più o meno noti come il ciclo delle Stagioni (1555-1560), l’arazzo di Como o le vetrate del Duomo di Milano (1556), uno dei primi lavori effettuati nella bottega paterna: difficile distinguere le mani di padre e figlio anche se i tratti di Arcimboldo risultano chiaramente riconoscibili nelle sue vetrate dedicate a Santa Caterina.

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Tra i primi lavori realizzati dall’artista, l’arazzo di Como realizzato su disegno di Arciboldo dalle Tessiture di Giovanni Karcher (1561-1562); nell’opera, raffigurante la Dormitio Virginis, il transito della Vergine, individuabile nella cornice decorata con fiori e frutti, il tratto di Arcimboldo che si ispira alla pittura leonardesca.

Sei sezioni che spaziano dal periodo milanese a quello della corte tra Vienna e Praga in cui l’artista divenne ritrattista della corte asburgica come testimoniato dal ritratto dell’Arciduchessa Anna (1563), figlia dell’imperatore Massimiliano II; una testimonianza incantevole dell’abilità di Arcimboldo di cogliere la personalità dei personaggi raffigurati tramite effetti luministici ed accortezze compositive tali da metterne in risalto le peculiarità.

Tra le opere del periodo viennese anche le personificazioni delle stagioni, Primavera, Estate, Autunno, Inverno, in un dialogo curioso con gli elementi, Acqua, Aria, Fuoco, Terra.

Fascinazioni degli occhi e della mente che si susseguono lungo le sale di Palazzo Barberini; pezzi da collezione acquistati dai sovrani asburgici per impreziosire le loro camere delle meraviglie, le Wunderkammern, con oggetti naturalistici dalle multiformi provenienze come zanne, coralli, oggetti curiosi e dipinti raffiguranti gli “irsuti”, uomini ipertricotici condotti a corte come intrattenimento.

E ancora, busti composti che incuriosiscono il visitatore intento nell’osservazione ed individuazione degli elementi accostati a costruire sapienti incastri logici come Il Giurista (1566).

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A concludere questo viaggio nello stupore e nell’ingegno, le teste “reversibili”, raffigurazioni che nell’osservazione accurata mostrano una duplicità resa dall’accuratezza, propria di Arcimboldo, nella scelta degli elementi che la compongono; per ognuno di essi si presenta, quindi una doppia versione da ammirare con l’ausilio di specchi.

Una mostra che offre curiosità e punti di vista in grado di affascinare il visitatore che non mancherà di sorprendersi alla scoperta di essere un acuto osservatore.

Ilenia Maria Melis

Arcimboldo

Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini

via delle Quattro Fontane, 13 – Roma

fino all’11 febbraio 2018

www.barberinicorsini.org

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