Focus Libri: “Lettere Ad Un Aspirante Romanziere”, Di Mario Vargas Llosa

Focus Libri: “Lettere Ad Un Aspirante Romanziere”, Di Mario Vargas Llosa

Consigli per la scrittura in forma epistolare dell'autore peruviano

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Ho sempre apprezzato, oltre ai racconti, ai romanzi e alle storie che hanno fatto epoca, unite ai contemporanei, anche quella categoria di libri che definisco “didattici”: non manuali di scrittura fini a sé stessi (d’altronde non è un’arte che si può imparare come andare in bicicletta) ma testi che diano spunti tali da sbloccare gli autori esordienti che si avvicinano al monumentale mondo del nero su bianco. Che sappiano dare un punto di vista “da dentro” dell’universo editoriale e di come l’impalcatura di una storia debba avere ciascuna parte al proprio posto.

Mi sono incuriosito e intrigato con “Il mestiere dello scrittore” di Murakami o “Il mestiere di scrivere” di Carver, ma al pari di essi c’è con certezza Lettere a un aspirante romanziere di Mario Vargas Llosa, scrittore peruviano punta di diamante della letteratura sudamericana insieme a Borges, Cortázar e Garcia Márquez. Il libro è redatto in forma epistolare: non è altro che una serie di lettere che l’autore si scambia coi suoi lettori, che gli chiedono consigli sulle varie sfaccettature della scrittura.

Llosa accetta la sfida e non si tira indietro, senza paura di denudarsi delle sue esperienze e della sua tecnica, dispensando di consigli il lettore. C’è tutto per poter attingere a piene mani: innanzitutto il seme della scrittura, paragonato dall’autore a una tenia, un piccolo parassita che alcune dame del XIX secolo inghiottivano per poter dimagrire, spaventate dalla loro costituzione robusta. Il parassita faceva loro perdere peso abitando il loro corpo e Llosa derubrica queste dame come “martiri della bellezza”. Ecco cosa dovrebbe rappresentare la scrittura: un parassita interno, una costante presenza nell’animo che possa crescere, abitare e colonizzare le proprie interiora. Qualcosa che si nutre della vita dello scrittore, “come fa la tenia coi corpi che invade”.

Stabilito il contatto tra le due parti, si passa alle componenti puramente strutturali: lo stile, il narratore, il livello di realtà, la tecnica dei vasi comunicanti. Per ciascuno Vargas Llosa dipana i particolari e istruisce chi legge a trarne beneficio. Anche il tempo è protagonista, in particolar modo su come dilatarlo con alcuni flash-back seppure il racconto sia attuale, ampliando la vicenda nel giro di poche righe. E poi il narratore onnisciente e la tecnica del “dato nascosto”: utilizzata sovente da Hemingway ma “vecchia come il romanzo stesso” a dire di Llosa, consiste nel non fornire spiegazioni su alcune azioni dei protagonisti o fatti avvenuti a loro carico, cosicché sia il lettore a interpretarli financo a inventarli come preferisce.

Del libro colpisce la scrittura fluente e coltissima, la musicalità delle parole e quel garbo unito alla gentilezza che lo scrittore pare avere nei confronti del lettore. Un rispetto assoluto di chi lo interroga: molte lettere si concludono addirittura con “Un abbraccio” o iniziano con “Stimato amico”. Nella giungla di chi tenta l’audace percorso della scrittura, Vargas Llosa fornisce un’ancora di salvezza non indifferente, consentendo al lettore di imparare la lezione e ricordarsene al momento della stesura di ciò che l’animo gli suggerisce.

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