Simone Bianchi (regista)

La mia passione è un personale senso di giustizia

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UnfoldingRoma intervista Simone Bianchi, regista di “La Giostra”, un cortometraggio che denuncia la precarietà nel mondo del lavoro.

Sabato 21 Febbraio, presso il Centro Culturale "Gabriella Ferri" di Roma, ci sarà la Proiezione del cortometraggio "La Giostra", che cosa ti aspetti?

Sarei contento di incontrare delle persone con cui poter condividere un punto di vista diverso della realtà che stiamo vivendo.

Cosa intendi trasmettere a chi guarderà la pellicola?

L'intento principale del corto è quello di esprimere solidarietà a tutte quelle persone che hanno perso il posto di lavoro o che non l’hanno ancora trovato, a quelle che si logorano nel precariato e stanno lottando per mantenerlo senza perdere la propria dignità, a chi in un giorno di lavoro ha perso la vita e a tutti quelli che l’hanno perduta lentamente nel silenzio di un tempo che aspetta ancora giustizia.

Com'è nata l'idea di mettere in scena il tema della precarietà nel lavoro?

Essendo un lavoratore, è un tema che mi tocca in prima persona. Ho realizzato "La Giostra" per ribattere ai messaggi politici unidirezionali e sleali trasmessi dai media sul tema del lavoro, in accordo con una politica che cerca da tempo di erodere ed annullare i diritti conquistati dalle classi meno abbienti. Grazie a un sofisticato complesso mediatico si è voluto far passare come positivo il concetto di precarietà nel mondo del lavoro, senza tener conto che il periodo di crisi che stiamo vivendo non permette più un facile reintegro. La mia idea è partita come una reazione spontanea all'affermazione politica più rappresentativa di questi ripetuti persuasivi mantra mediatici: "che noia il posto fisso!".

Cosa ne pensi del Jobs Act di Renzi?

A questa domanda preferirei rispondere a pieno con la mia prossima pellicola che è in fase di realizzazione, di cui mostrerò un backstage il giorno il 21 febbraio dopo la proiezione de: "La Giostra". Questo è il mio invito a rivedersi alla prima visione del nuovo cortometraggio!

Se fossi il Ministro del Lavoro, che tipo di riforme proporresti per sbloccare la situazione in Italia?

Non credo sia possibile che un Ministro possa sbloccare questa situazione perché non riguarda solo l'Italia. La crisi è globale, e sta mettendo in discussione tutto il pianeta, per questo credo ci sia bisogno di andare verso un'economia a misura di uomo, come ben espresso dalle parole illuminanti dell'economista cileno Manfred Max-Neef: "la economia està para servir a las personas y no las personas para servir a la economia" e cioè che l'economia deve essere al servizio delle persone e non viceversa.

Il cortometraggio si sviluppa in chiave tragi-comica, come mai questa scelta?

Non é stata una scelta mirata, rispondere con ironia tagliente alle provocazioni fa parte della mia cultura toscana-livornese. Il messaggio del film arriva così in modo semplice, diretto e provocatorio.

Sei riuscito a portare a termine il tuo lavoro utilizzando il crowdfunding, un sistema di finanziamento basato sulla partecipazione attiva degli utenti. Ritieni che questo sia il modo migliore per poter riuscire a realizzare il proprio progetto senza essere legati alle classiche strategie commerciali/editoriali di aziende affermate?

Il crowdfunding è certamente la soluzione ottimale per le piccole produzioni, che non richiedono grandi risorse economiche per sostenere i costi. Per quanto mi riguarda, mi ha permesso di evitare le strategie commerciali, potendo così esprimermi liberamente col sostegno di chi ha creduto nel mio progetto.

Da dove nasce la passione per la regia? Ti ispiri a qualcuno in particolare?

Prima di realizzare questo corto, non avevo mai preso in considerazione questa idea, non avevo una passione particolare né per il cinema né per la regia, tanto meno per la recitazione. La mia passione è un personale senso di giustizia, che mi ha fatto reagire alla frustrazione di dover subire una serie di messaggi mediatici surrettizi. Con questo lavoro cinematografico ho voluto dare il diritto di replica a chi non ha strumenti per farlo, per questo motivo ho deciso di ribattere utilizzando il loro stesso mezzo.

Hai dieci secondi per convincere il più vasto numero possibile di persone a venire a vedere il tuo cortometraggio...cosa diresti?

L'invito è rivolto a tutti quelli che come me credono nella tutela dei diritti dei lavoratori e di quelle categorie più deboli che sono in ogni società, ma anche a chi conserva un po’ di sano idealismo e sente il desiderio di cominciare a pensare di poter costruire un mondo diverso, dove non regni lo sfruttamento sistemico e violento delle persone e delle risorse del nostro pianeta.

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