L'esigenza Del Silenzio

L'esigenza Del Silenzio

Il nuovo libro di Michela Zanarella e Fabio Strinati

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Michela Zanarella, poetessa, autrice di libri di  narrativa  e  testi  per il teatro, e Fabio Strinati poeta, scrittore e compositore  presentano il libro “L’esigenza del silenzio edito da Mezzelane (e-book euro 4,99, pp. 146). Quello che potrebbe sembrare una raccolta di poesie è in realtà la traduzione in versi di un frammento di vita che i due autori condividono. Si racconta un iter in crescendo, il pathos del distacco, dell'attesa e dell'incontro. Un'opera scritta a quattro mani dove due stili diversi si fondono (più prosastico quello della Zanarella e più ermetico quello di Strinati). 

La delicatezza della Zanarella trova l'energia maschile di Strinati per dare vita a un incontro di emozioni. A riprova di questa fusione, la decisione di entrambi di non firmare nessuno dei componimenti a testimonianza inoltre di una salda collaborazione che però mai domina la personalità stilistica del singolo, ognuno infatti, in questo gioco di voci sembra compensare e incoraggiare l'altro.

Ci concedono l'intervista che segue per conoscere il libro frutto della loro sinergia. Le domande sono nella maggior parte dei casi rivolte ad entrambi cosicché ognuno ha potuto dare una risposta propria. In altri sono ad personam.


Partiamo dal titolo “L'esigenza del silenzio”: nella vostra raccolta di poesie il silenzio è sinonimo di abbandono, quindi qualcosa di negativo solitudine fisica e dell'anima ma nel titolo si parla di esigenza, spieghiamo perché…


Michela: L’abbandono non sempre è da considerarsi un evento negativo. Spesso è un inizio di una nuova vita, di nuove esperienze, di crescita individuale nei due sensi. Lo considero quasi un porsi in ascolto delle proprie fragilità, riuscendo a percepire gli aspetti curativi del silenzio. Ritengo la solitudine una necessità per andare in profondità dentro di me. Il silenzio è una sorta di rifugio dove tento di rimettere in ordine i tasselli dell’anima. E’ un processo che richiede pazienza e comprensione. Ecco perché l’esigenza: il silenzio è il rimedio, la terapia per affrontare meglio le ombre della vita. 


Fabio: Le esigenze vanno e vengono, proprio come l’istinto, le idee, gli attimi. Vivere sembra un meccanismo scontato, ma non lo è affatto. Ci vuole lucidità per farlo. Lo stesso discorso vale per il silenzio: siamo noi che gli diamo un motivo per esistere, anche se, esiste tutto tranne che il silenzio. Quindi, la nostra è più un’esigenza surreale, inavvicinabile...un libro apparentemente tranquillo, ma assai ribelle!


L'esperienza personale è ovviamente al centro di quest'opera, quando diventa idea per un libro?

Michela: Io e Fabio abbiamo scelto di realizzare una raccolta non sapendo esattamente cosa sarebbe uscito dalle nostre menti. La poesia ci ha unito in un percorso e abbiamo colto l’occasione per conoscerci attraverso la scrittura. Ci siamo messi in gioco, dandoci un tema: lo smarrimento. Per farlo abbiamo tratto ispirazione dalle nostre esperienze più intime, consapevoli che avremmo rivelato aspetti di noi forse mai esplorati. Il silenzio è arrivato come punto comune, una stanza dove abbiamo rivelato a noi stessi ciò che siamo. 


Fabio:  Nel momento in cui si prende coraggio.


Nessuna firma alla fine di ogni componimento contribuisce alla creazione di un unicum: questo conferma la vostra “armonia creativa”?


Michela: Sì, abbiamo deciso di non firmare le poesie. Questa scelta può forse disorientare il lettore, ma anche stimolare la sua curiosità. Io e Fabio abbiamo stili diversi, ma per alcuni aspetti siamo molto simili. In verità ci sembrava giusto essere una voce sola, perché siamo entrati da subito in sintonia ed il nostro è stato un lavoro di ricerca fortemente voluto e condiviso. 


Fabio: Confermo assolutamente! Una sintonia molto solida, ma estremamente naturale. Con Michela è come suonare all’interno di un’orchestra: ogni singola nota, corrisponde ad una parola scelta e pronunciata con cura maniacale. Ma tutto, avviene con estrema naturalezza.

Fabio, Lei si occupa anche di musica, quest'ultima quanto è presente nei suoi componimenti?

La musica è dentro di me, così come il cuore. Per me hanno lo stesso valore. Lo stesso significato. La stessa importanza. Vivono dentro, ma si sbizzarriscono al di fuori....

Quanto è stato naturale inserire sostantivi di riferimento tecnologico nella poesia che di solito ha un sapore più classico?


Michela: La poesia secondo me deve rispecchiare la realtà in cui viviamo, si deve adeguare ai tempi, essere in continua evoluzione, quindi la “mail” citata rientra nel contesto del periodo in cui ci troviamo. E’ venuto naturale inserire un determinato lessico, perché alla fine, fa parte del linguaggio odierno. 


Quanto aiuta la metafora nel celare elementi molto privati che vengono quindi anche donati al lettore?


Michela: La metafora facilita la creazione di determinate immagini, consente di trasferire significati e di trasmetterli al lettore senza provocare troppi sconvolgimenti. In questa raccolta abbiamo comunque rivelato situazioni molto intime e profonde, cercando di essere semplici e spontanei. Credo sia necessario essere onesti e sinceri con il lettore. 


Fabio: La metafora è un luogo ricco di significati. Una sorta di magazzino dove si possono scambiare arnesi senza pestarsi troppo i piedi anche se... con tutta onestà, preferisco la similitudine: è meno invadente e molto più saggia ed equilibrata.


Considerando gli stili molto diversi, ognuno di voi si rifà ad un poeta scrittore in particolare?


Michela: Ognuno di noi ha un percorso di scrittura, che è cambiato e maturato nel tempo. Per quanto mi riguarda ho alcuni poeti di riferimento, che cito spesso: Ungaretti, Quasimodo, Campana, Pasolini, Merini. Ma cerco di mantenere una mia identità creativa.


Fabio: Sinceramente, non vedo la poesia come a una forma d’arte in possesso di uno stile vero e proprio. Penso alla poesia come a un albero pieno di foglie fanciullo e sonoro, che suona il suo spartito di periferia accanto alla sua musa di stagione. Oppure mi viene in mente Enrico Thovez  e il suo poema dell’adolescenza. Thovez amava la pittura e la musica tanto quanto la poesia.


Il passato (i ricordi), il presente (la vita e il volerla vivere) e il futuro (la speranza) sono presenti in questo libro: quale prevale di più?


Michela: Sono molto legata al passato e quindi mi ritrovo spesso a ripercorrere momenti vissuti, tendo a farmi strada tra i ricordi. Il presente cerco di viverlo al meglio, ma ho sempre uno sguardo all'indietro, e forse, non è un bene. Mi rendo conto che è necessario guardare al futuro, senza restare aggrappati a nostalgie o rimpianti. 

Fabio: La speranza ha sempre il compito più delicato, proprio perché intorno vi si creano spesso moltissime aspettative e di conseguenza, incappare nelle illusioni è molto più probabile... quindi, il futuro è sicuramente presente nel libro, anche se, in maniera un po’ distorta. Detto questo, quando si lavora ad un libro, raramente si pensa a ciò che verrà, ma bensì, a ciò che sta accadendo in quel determinato momento. I libri hanno la vita corta, purtroppo!


Riferendoci al presente, si può rintracciare in questo libro, un riferimento al momento storico, politico e sociale che stiamo vivendo?


Michela: Sicuramente sì. In queste pagine ci sono le tensioni, i disagi, i sogni e le speranze di tanti giovani come noi, che hanno bisogno di ritrovarsi. Considero questo nostro viaggio emozionale attuale e veritiero di un tempo che ci lascia spesso incapaci di riconoscere il senso ed il valore delle cose. 


Fabio: Personalmente, penso che ogni libro così come ogni opera d’arte, debba saper usare almeno una lente d’ingrandimento e una torcia elettrica senza nessuna contrazione né rigidità. Saper osservare il dettaglio, il particolare; ogni periodo ha le sue lacune, così come ogni periodo ha il suo punto di svolta. Credo che “L’esigenza del silenzio “sia più una valvola di sfogo che una risposta a questa domanda.


Michela, rispetto al precedente libro, possiamo dire che ci sia una maggiore forza in Lei e quindi nei suoi scritti?


Credo proprio di sì. Mi sento cambiata, forse maturata. Ho un po’ di sicurezza in più e questo traspare anche da come mi esprimo. La poesia mi sta insegnando a capire meglio alcuni aspetti della mia personalità: è una fedele amica, che mi aiuta a crescere e non mi abbandona mai.


A proposito di musica Mario Bonanno nel suo ultimo libro dice: “non vedo differenza tra lo specifico di alcuni cantautori e la poesia. È pur sempre una faccenda di parole e suoni: nel caso dei cantautori, con il valore aggiunto della melodia musicale. Si ritrova, Fabio, in questa affermazione?


Musica e poesia sono due arti completamente differenti ma nello stesso tempo, sono due arti che si completano a vicenda. Hanno bisogno a volte, dello stesso nutrimento ma quando si entra a fondo nei dettagli, quando si va dritti nello specifico, ci accorgiamo che la musica corre su binari molto lenti, mentre la poesia, tende ad accelerare, soprattutto quando viene messa a nudo senza un briciolo di parsimonia. La poesia è per sua natura molto sfuggente. Si vergogna persino di se stessa!


Grazie a Michela Zanarella e Fabio Strinati
Francesca Uroni

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