Contro Il Bullismo La Bocciatura Non Basta

Contro Il Bullismo La Bocciatura Non Basta

La ministra Fedeli invoca la ripetizione dell'anno ma non può essere l'unico strumento di contrasto alle negligenze scolastiche

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Chi scrive, fortunatamente non è mai stato coinvolto in atti di bullismo. Sono passati molti anni da quando ho chiuso il mio ciclo di studi, e seppur qualche cresta alzata ci fosse, tutto rientrava nella spocchiosità, pur sgradevole, di quel periodo di vita. Non so come la scuola sia cambiata e se in meglio o in peggio, ma come tutte le cose (sport, politica, quotidianità, giornalismo) esiste il marcio ma anche molto di buono, semplicemente a livelli così bassi da non emergere. L'ennesimo episodio di bullismo scolastico a Lucca, unito al "Ti sciolgo nell'acido" con il quale un alunno sbertuccia un professore di Velletri (fatto risalente a un anno fa e di cui l'autore si è rabbonito) certamente continua ad evidenziare solo la parte peggiore del sistema scolastico.

In un articolo di qualche tempo fa, evidenziavo quanto fosse assente la scuola a tal punto da disinteressarsi anche se un alunno non partecipava con continuità alle lezioni. I nuovi episodi di ingerenza studente-professore, si accompagnano alla litania ormai ben conosciuta della famiglia che si schiera al fianco dei propri figli se questi ultimi subiscono qualche, a detta loro, gravosa scorrettezza o provvedimento disciplinare da parte dei professori. Un mondo capovolto, poiché la prima risorsa per evitare simili e spiacevoli inconvenienti dovrebbero essere proprio le mura domestiche. La ministra Fedeli, prendendo atto degli accaduti, ha annunciato l'immediata bocciatura di chi si è reso protagonista delle minacce. Provvedimento minimo e giusto, ma che non può bastare ad azzerare il fenomeno o perlomeno a prenderne il controllo.

L'Italia raffazzonata e sbrigativa prova sempre a togliere il male in superficie: è accaduto negli stadi, con la "tolleranza zero" che mano a mano ha portato gli stessi a svuotarsi o con il grande buco nell'acqua della discriminazione territoriale (ricordate?), lo si fa con la delinquenza comune (salvo poi rimettere immediatamente in libertà i colpevoli) e la scuola non è esente da questo metodo ingannevole. Le istituzioni molto spesso non sanno andare in profondità per estirpare il problema alla radice. Colpirne tanti per educarne nessuno: associazioni, famiglie appunto e in generale un sistema più strutturato e mirato, dovrebbero essere medicine preventive per evitare una più consistente cura di difficile attuazione a fatto avvenuto.

Anna Paola Sabatini, docente del Molise, ha avuto modo di raccontare la sua esperienza: "Ho subito un vero pressing di una famiglia di una studentessa che aveva preso 99 invece di cento all'esame di maturità. Ho respinto le loro istante e ho fatto capire ai genitori che quell'atteggiamento era diseducativo nei confronti della figlia". Vero però anche il percorso inverso: a ulteriore testimonianza del grande caos di un sistema scambiato quasi come fosse la sanità, ossia un ente dal quale aspettarci solo servizi e senza mai avere alcuni doveri, non si contano gli episodi di intolleranza e violenza degli insegnanti contro i bambini negli asili e nelle scuole elementari. Il paese continua a perdersi nella ferma condanna, facile tanto quanto il provvedimento della bocciatura di cui sopra, ma non lavora alla base, soprattutto con le attuali generazioni che dovrebbero prendere in mano il paese di domani.

Molti insegnanti, certamente competenti nelle loro materie, non hanno talvolta le qualità carismatiche per tenere in mano la classe. Ciò non significa un capovolgimento di responsabilità, ma il punto di partenza per evitare di finire ostaggio dei bulli è certamente quello di dominare la situazione e di non subirla. E di capire che oltre a reprimere e a punire, serve educare. Una missione che per la scuola dovrebbe essere e spesso non è, all'ordine del giorno.


Stefano Ravaglia 

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