Abete, Balotelli E Berlusconi, L'Italia Che Guarda Indietro

Abete, Balotelli E Berlusconi, L'Italia Che Guarda Indietro

Il rinnovamento, a tutti i livelli, continua ad essere il tallone d'Achille del paese

455
stampa articolo Scarica pdf

Fughiamo subito qualsiasi dubbio: l'intento di chi scrive è chiaramente ironico. O meglio, diciamo tra il serio e il faceto. Ci sono tre notizie: dopo la Caporetto di Italia-Svezia e l'esclusione dai Mondiali russi che partono tra un mese, la Nazionale di calcio si affiderà a Mancini. Discutibile, antipatico, poco incline ai media, ma al momento questo passa il convento. Di certo comunque non il primo venuto. Non è tanto la notizia dell'arrivo del tecnico di Jesi a tenere banco, quanto il possibile ritorno di un figliol prodigo: Mario Balotelli. Le sue "balotellate" non sono state ancora sufficienti a tagliarlo fuori dal giro e il Mancio, che lo ha già avuto alle dipendenze nel Manchester City, forse saprebbe gestirlo. Forse. Buone le annate in Francia del bresciano, comunque. Ma siamo certi sia il tassello da cui ripartire? Ghiotta di scoop, la stampa si leccherà i baffi. Ma dopo l'esclusione da un Mondiale che mancava dal 1958 e aver privato i bambini del loro Mondiale da raccontare, sarebbe in grado Mario di caricarsi una squadra sulle spalle? Che la paternità lo abbia "guarito"? Non lo sappiamo e se, soltanto se, sarà convocato, capiremo se è l'ennesimo flop o una tardiva maturazione.

In casa nostra tiene poi banco la politica. La condanna per frode fiscale di Berlusconi, "segata" da tre anni di indulto e da uno di lavori sociali in cui il nostro si recava a far bene agli anziani raccontando barzellette, è svanita nel nulla. Berlusconi torna immediatamente candidabile, cioè da ieri, nel caso si dovesse presentare a nuove elezioni. Il leader di Forza Italia ha risarcito chi doveva e tenuto "una buona condotta", quanto basta per annullare il processo a suo carico per frode fiscale per la quale era stato condannato nel 2013.

Che sia un'erba difficile da estirpare, non lo scopriamo certo oggi. Silvio Berlusconi si è candidato con forza alle ultime elezioni, contando in un largo consenso che "con grande rammarico, contro ogni sondaggio" non si è rivelato tale. In caso, improbabile ma da non escludere, di nuove elezioni, potrà candidarsi sia alla Camera che al Senato. Ora, se Balotelli è già una "novità" paradossale ed è più o meno sessant'anni più giovane del Cavaliere, siamo certi che a 81 anni e numerosi passaggi a vuoto alle spalle, la politica italiana debba ripartire da lui?

Terza questione, e torniamo al calcio, la FIGC. Senza presidente, dopo il buco nell'acqua delle elezioni dello scorso 29 gennaio. Pardon, delle non-elezioni. Gravina-Nicchi-Tommasi-Sibilia, l'improbabile quartetto che ha proposto la rielezione di Abete a presidente. Probabilmente non si farà, per merito di Malagò che ha messo il veto. Ma entro 60 giorni si dovrebbe andare a nuove elezioni, e l'estate senza Mondiale si prospetta calda non solo dal punto di vista meteorologico.

Calda come a Manaus, dove l'Italia esordì, in mezzo alla foresta amazzonica, al Mondiale brasiliano del 2014, a proposito. Dove, pochi giorni dopo, Abete rassegnò le dimissioni insieme al tecnico Prandelli, non appena Godin era saltato di testa a punire l'Italia nell'ultima partita contro l'Uruguay. Facce nuove, calcio pulito, ripartire dai giovani, si diceva. Più o meno gli stessi discorsi dello scorso novembre. Quattro anni sono passati, e il nome di Abete è ancora in pista. Insieme a quello di Balotelli e Berlusconi: è proprio vero che, come scriveva Tomasi di Lampedusa, tutto cambia perché nulla possa cambiare.

Stefano Ravaglia 

© Riproduzione riservata