Harry E Meghan, Sposi Nel Nome Di Diana

Harry E Meghan, Sposi Nel Nome Di Diana

Riuscitissima la celebrazione a Windsor: la madre dello sposo presente tra le righe della cerimonia

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Fossero tutti così i matrimoni sobri. Due giorni sono trascorsi dall’evento che ha travolto Windsor, allegro paesello fuori Londra dove la gente vuol vedere il castello e invece ci sono anche parchi, fontane e giardinetti da romanzo. Falsa la diceria che lassù piove sempre: e di fatti il sole ha baciato i belli. Harry e Megan, l’erede al trono che non sarà mai Re e la prima afro-americana a Palazzo nella centenaria storia della famiglia reale inglese. I Windsor a Windsor: gadget, turismo, pubblicità gratuita. L’intensità della giornata di festa e l’emozione, solitamente, vanno di pari passo con l’ansia da gaffe che può essere sempre dietro l’angolo. Tutto liscio, invece: anche dal punto di vista della sicurezza. Il matrimonio del secondogenito di Diana con Meghan Markle nella cappella di St.George, è andato bene, benissimo.

Già, Lady Di: che avrà guardato il suo bambino, così lo lascio quando scomparve nel 1997, essere divenuto uomo e aver conservato quel volto lentigginoso e quel pelo rosso che l’uniforme del reggimento di cavalleria, ordine di cui fa parte, consente di tenere sul volto. C’era eccome Diana: innanzitutto perché quando c’è un royal wedding lei è il termine di paragone per antonomasia. Fu così per Kate, ora per Meghan, lo sarà in futuro. E poi per la presenze del fratello Charles e della sorella Jane Fellows, la vena di buon samaritana della sposa, così vicina alle vicende dei più deboli, e pure per la cornice floreale: la floreal designer Philippa Craddock ha avuto il compito di disporre petali in omaggio alla Principessa del Galles. E di fatti, rose bianche e peonie ovunque: i fiori che adornano il White Garden a Kensington, messo in piedi dai due “pargoli” di Diana per commemorarla.

E’ stato il matrimonio della sposa non accompagnata, un po’ per scandalo un po’ per salute. Il padre aveva venduto foto ai paparazzi, ma ha dovuto subire pure un intervento al cuore. Dove sta la verità? Nel mezzo, come sempre. La madre invece, accanto alla figlia sin dentro la Roll-Royce che le accompagna in Chiesa, ha versato fiumi di lacrime dando partita vinta all’emozione. Seicento invitati contro i millenovecento dell’erede al trono nel 2011, nessun politico e nessun invitato italiano: c’era il cinema con Clooney, la musica con Elton John e James Blunt, il glamour con Beckham e la moglie Victoria. E tanti sudditi: che salutano l’arrivo dello sposo accompagnato dal fratello, anch’egli in divisa ufficiale. E pare che si sia chiuso un cerchio: quella sofferente camminata dietro al feretro di Diana a capo chino, in un inizio settembre di ventuno anni fa, lascia spazio a una camminata sicura e spensierata di due adulti che salutano col tipico e garbato gesto della mano guantata verso la folla e sorridono.

E la Regina? Entra per ultima, di giallo canarino vestita, con uno spruzzo di piuma viola sul cappello accompagnata dall’inseparabile Filippo, “la mia roccia” come lo ha sempre ribattezzato. E ce ne sono tanti di cappelli sulle teste delle donne invitate e sui membri della famiglia Reale, Kate compresa naturalmente, impeccabile come sempre. Tra gli uomini abbondano frac, farfalle e doppi petti. I paggetti reggono il velo dell’abito di Meghan (di griffe francese) da cinque metri e anche qui scomodiamo Diana… stessa lunghezza del suo strascico quando fu lei ad entrare a Saint Paul. Michael Bruce Curry è un altro nome da segnarsi sul taccuino. Con l’energia e lo spirito predicatore proprio degli americani, il vescovo nero si è lanciato in una omelia nel nome dell’amore con mimica facciale e gestualità da Hollywood, citando pure Martin Luther King. Casto bacio all’uscita, col sole che illumina senza filtri la lieta mattinata che si fa pomeriggio. Alle 17 c’è la finale di Coppa d’Inghilterra e bisogna far presto: Harry non può perdersela. Via in carrozza: la “Ascot Landau”, quella che lui guidava sette anni fa trasportando William e Kate. Due ricevimenti: quello ufficiale, alla St George Hall, poco distante dalla chiesa dove è avvenuto il sì. Un meraviglioso e gigantesco set sui cui soffitti sono appesi gli scudi con gli stemmi dei cavalieri più valorosi, alcuni lasciati bianchi per i vigliacchi che in battaglia hanno disonorato sé stessi tanto da meritare la revoca del titolo. Un altro a Frogmore House, per amici e parenti: duecento persone. La coppia andrà a vivere a Kensington, al “Nottingham cottage”, e per i regali si è espressa la volontà che vengano devoluti in beneficienza.

Il 29 luglio del 1981, quando furono Carlo e Diana a dirsi di sì, era un’altra Inghilterra: in crisi sociale, devastata dalla disoccupazione, aveva bisogno come il pane di un lieto evento per distrarsi e sorridere. Oggi, seppur con qualche tormento, le cose sono molto diverse. E anche la dimensione più “umana” e moderna di questo 19 maggio ha testimoniato ancora una volta quanto la Monarchia guardi avanti pur conservando la sua aurea di intramontabile tradizione. Ci resta il “You look so amazing” del cavaliere dal pelo rosso alla sua moglie in pectore che si allarga in un sorriso chinando il capo. E un altro grande successo: come i precedenti matrimoni, come le Olimpiadi nel 2012. British do it better. Anche Diana, da lassù, avrà sfoderato il suo incantevole sorriso.

Stefano Ravaglia 

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