Karius Amico Ti Scrivo

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Il portiere tedesco protagonista in negativo della finale di Champions League

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Chi di Dudek ferisce, di Karius perisce. Il Liverpool che nel 2005 aveva vinto a Istanbul con l'istrionico numero uno che ballava sulla linea di porta come il suo predecessore Grobbelar, altro ex estremo difensore dei Reds, a Kiev ha vissuto quanto di più sfortunato potesse capitargli. Prima l'infortunio di Salah dopo mezz'ora (il Portogallo ha vinto comunque un Europeo senza Ronaldo, infortunatosi dopo sette minuti nella finalissima con la Francia) poi i pasticci di Karius corredati del palo di Mané. Tutto quanto potesse andar storto, è avvenuto, anche se la terza Champions League consecutiva del Real Madrid non può essere spiegata solo con le papere del portiere. Il tedesco, salito da tempo titolare al posto di Mignolet, è parso un bambino spaesato che gioca in porta la prima volta nel cortile con gli amichetti. Eduardo Galeano, straordinario autore urugagio, nel suo "Splendori e miserie del gioco del calcio", una pietra miliare per i lettori calciofili, diceva a proposito del portiere: "E’ un solitario. Condannato a guardare la partita da lontano. Senza muoversi dalla porta, attende in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione. Prima vestiva di nero come l’arbitro. Ora l’arbitro non è più mascherato da corvo e il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori."

E Karius, vestito davvero di nero stavolta, è stato fucilato a dovere. Suvvia, gli errori capitano, peccato che la frittata sia stata fatta in una serata di non poco conto. Molti dicono che per avere una squadra competitiva serve un bravo portiere  un attaccante da almeno 25 reti. Può darsi, eppure anche l'Italia ha visto sfumare molto probabilmente una finale Mondiale nel 1990 per la scriteriata uscita di Zenga su Caniggia. Il vero dramma piuttosto, è ancora nelle parole di Galeano: "La folla non perdona il portiere. E’ uscito a vuoto? Ha fatto una papera? Gli è sfuggito il pallone? Le mani di acciaio sono diventate di seta? Con una sola papera il portiere rovina una partita o perde un campionato, e allora il pubblico dimentica immediatamente tutte le prodezze e lo condanna alla disgrazia eterna. La maledizione lo perseguiterà fino alla fine dei suoi giorni". 

Non ci dormirà per molte notti il nostro biondo, ma ci auguriamo che non perda il sonno definitivamente. C'è chi è stato peggio di lui: Barbosa, portiere del Brasile che nel 1950 fu ritenuto responsabile del 2-1 di Ghiggia al Maracanà, che diede il Mondiale all'Uruguay, non ha più vissuto serenamente. Fu sempre indicato come il colpevole della sconfitta, emarginato, assurdamente responsabile anche della grande massa di suicidi avvenuti tra i brasiliani dopo quel disastro sportivo. Fino a rendere l'idea come meglio non si poteva: "In Brasile la pena massima è trent'anni: la mia punizione è durata cinquanta". C'è un fatto positivo, però: tutto il pubblico del Liverpool si è stretto intorno al suo estremo difensore applaudendo a fine gara. In Italia, non credo avremmo fatto lo stesso. Il potere persuasivo dei social avrebbe fatto indignare oceani di tifosi inferociti aprendo la gabbia dell'insulto digitale. Abbiamo ancora moltissimo da imparare.


Stefano Ravaglia 


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