Kevin Strootman

L'addio di Kevin, tristezza e lacrime amare

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di Simone Dell'Uomo

Quante storie d'amore avete sentito raccontare? Belle, intense, uniche, ma molte finite male. Altre, soprattutto, a sorpresa. E l'aria che si respira a Trigoria non è poi così tanto lontana dalla realtà, dalla fine della storia d'amore tra Kevin Strootman e l'As Roma. A sentir dire così può sembrare a primo impatto un tradimento del calciatore, in realtà non è proprio così. Da ieri Kevin non è più un calciatore della Roma, già, della Roma americana, di cui lui è stato fermamente uno dei simboli, uno dei leader, uno dei punti di riferimento da quando nel luglio 2013 Walter Sabatini consegnò 18 bruscolini al Psv per assicurarsi le prestazioni del carismatico centrocampista olandese tanto da renderlo uno degli elementi fondamentali attorno a cui far rinascere il club dopo le ceneri del 26 maggio. E così fu: subito una grande annata, subito fisico, sostanza e classe a disposizione del nuovo centrocampo di Rudi Garcia, un cocktail di potenza, qualità e personalità unico in circolazione che contribuì a far tornare Roma e la Roma nell'elitè del calcio italiano come assoluta anti-Juve. Poi il dramma: un crack, in quel di Napoli, in una terribile semifinale di Coppa Italia, un crociato in frantumi e due anni da incubo senza mai trovare il campo. Ma Kevin è sempre stato voluto bene, pieno e carico d'affetto, e lui ha lavorato duro senza mai abbattersi per tornare a recitare un ruolo da protagonista nella sua Roma. Negli anni d'assenza ha potuto conoscere la città, ha potuto migliorare la lingua, ha imparato a parlare il romano, s'è letteralmente innamorato di Roma e della Roma. Quando è tornato non era più palesemente il calciatore di prima: più esercizi fisici, meno tecnica. Più lento, meno brillante, ma sempre tignoso, decisivo, cattivo. Un vero e proprio leader che Spalletti affiancò a Daniele De Rossi nel 3-4-1-2 della sua ultima Roma. Con Di Francesco nessun problema caratteriale, più difficoltà tattiche: l'allievo di Zeman ama le mezzali che attaccano spazio e profondità, che possano assicurare gol e rapidità, tutte caratteristiche che da anni non appartengono più al buon Kevin. Ma l'olandese è sempre stato un leader ed Eusebio l'ha sempre saputo: grazie a carattere, determinazione e attributi, la Roma di Strootman e Nainggolan ha scritto una delle pagine più belle della storia del club: Roma-Barcellona 3-0. Due elementi della vecchia guardia che oggi non ci sono più: la Roma ha cambiato tanto, Monchi a quanto pare adora smontare e rimontare, ed a farne le spese proprio il buon Kevin, ceduto a fine mercato per 25 milioni più 3 di bonus al Marsiglia dell'ex mentore Rudi Garcia. Cristante e Pellegrini sono mezzali perfette per Di Francesco, ma gente così non batterà mai il Barcellona. Sembra quasi che la Roma sia ripartita da zero, da capo: abbia sul più bello chiuso un ciclo dopo una semifinale di Champions per consegnare al suo allenatore una rosa che vanti caratteristiche adatte al suo credo calcistico. I tifosi giallorossi lamentano la cessione a mercato concluso, senza possibilità di sostituirlo; il redattore qui presente sostiene invece come e quanto sia inammissibile rovesciare uno spogliatoio, allontanando in un sul boccone gente come Radja e Kevin. D'altronde Daniele De Rossi era stato chiaro: questa rosa non va toccata, va solo puntellata. Ascoltato? Nemmeno per sogno. Il messaggio di Pallotta e Monchi è chiaro: sono tutti cedibili. Pallotta vende per plusvalenze, Monchi per gusto personale. Come sempre parlerà il campo, la dirigenza ha comunque consegnato a Di Francesco una rosa da prime quattro, ma permettetemi di esprimere leggero scetticismo nei confronti dell'operato sul mercato 2018. La partenza di Kevin è di quelle che fa male all'ambiente: se ne va un ragazzo che fece l'ombrello ai tifosi bianconeri, la doccia a Cataldi, la rabbia contro i tifosi napoletani, tutti comportamenti non particolarmente sportivi ma che hanno catturato cuore e affetto del tifoso romanista. Insomma, se ne va uno di loro, uno di quelli sempre presenti sotto la Sud nei momenti più romantici, nei momenti più esaltanti, ma anche e soprattutto nei momenti più difficile. La Roma perde un altro leader, vittima di un sistema di gioco non congeniale alle sue caratteristiche, vittima di un mercato di plusvalenze, vittima di un direttore sportivo che ama cambiare in continuazione e rovesciare automatismi tattici per trovarne di migliori. 4.5 milioni all'anno e la persuasione di Garcia hanno fatto il resto: Kevin lascia la Roma e sposa il progetto Marsiglia. Lo fa tra le lacrime all'esterno del centro sportivo Fulvio Bernardini, lo fa mentre si rivolge pieno d'amarezza verso i suoi tifosi sostenendo come avessero deciso di venderlo e non avesse avuto scelta, lo fa da gran signore sui suoi profili social dichiarando amore eterno ad una città ed una maglia che di fatto l'ha accolto da giovane e l'ha lasciato andar via uomo. A sorpresa, è veramente finita una delle ultime storie d'amore del calcio italiano. Kevin Strootman non è più un calciatore della Roma. 

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