Stadio, Quanto Mi Costi. Ma La Colpa è Anche Dei Tifosi

Stadio, Quanto Mi Costi. Ma La Colpa è Anche Dei Tifosi

Proteste per i prezzi di Milan-Juventus. Ma ormai da anni la situazione è fuori controllo: il paradosso degli stadi vecchi ma carissimi

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Le radioline. Le partite tutte di pomeriggio. I prezzi popolari in curva, territorio dei giovani, quindi di fancazzisti, studenti o lavoratori ai primi guadagni. Il calcio che non c’è più si suole dire, ed è davvero così: un tempo rito, oggi intrattenimento. E il costo questo intrattenimento figlio del mercato e non di una certificata qualità del proprio calcio, in Italia ha raggiunto livelli fuori controllo. L’11 novembre a San Siro c’è Milan-Juventus: il terzo anello verde, settore ospiti per i tifosi juventini, costerà 75 euro. Tutt’altro che popolare, se si pensa che negli anni passati si raggiungeva la cifra, più o meno, di 25 euro. Un prezzo da tribuna centrale più che da settore ospiti, che pare ad alcuni tifosi bianconeri sia andato di traverso a tal punto da voler rinunciare alla trasferta. E permetteteci, sarebbe cosa buona e giusta: il calcio italiano, oltre ai soliti, noti problemi, attraversa un punto di non ritorno ormai da anni anche per quanto riguarda la fruizione dello spettacolo dal vivo.

Nell’era delle pay-tv, iniziata nei Novanta con Tele+ e proseguita poi Sky, si è creato il dualismo tra i duri e puri da stadio e i nuovi spettatori del calcio, quelli del divano. Per la verità è ingeneroso che la contrapposizione sia tutta qui, ma il punto non è questo. Il nocciolo della questione sarebbe un equilibrio, garantito sino a qualche tempo fa, secondo cui una cosa non escluda l’altra. Il listino prezzi di partite di cartello, ma badate bene, non solo quelle, sta invece portando sempre più alla deriva chi preferisce, e chi scrive è tra loro, godersi lo spettacolo dal vivo. Respirando il profumo dei panini, il caldo della sciarpa, il rumore dello stadio e dei cori ripetuti per tutto l’arco dei novanta minuti. Viceversa, si tende a spingere sempre più il tifoso verso una comoda poltrona. Milan-Juventus è solo la punta di un iceberg ben più profondo. Il Chievo Verona, già tristemente sugli scudi per il caso delle plusvalenze, da quest’anno ha deciso di fissare a 50 euro il prezzo del proprio settore ospiti, ossia quella che sarebbe la curva Nord del “Bentegodi”, non solo contro la Juventus, ma per tutta la fascia “A”, ossia quella che comprende anche Milan, Inter, Napoli, Roma e Lazio.

Il listino di Udinese-Juventus, lo scorso 7 ottobre, pareva una barzelletta: oltre ai prezzi spropositati (90 euro per un under 18 nei distinti, possibile?) il listino riportava due categorie di costo, ossia i ridotti e gli interi, con una differenza assurda di una decina di euro. Inoltre, un asterisco in fondo segnalava che “nel caso di biglietti disponibili il giorno della partita, sul loro acquisto verrà applicato un sovrapprezzo di 5 euro”. Cornuti e mazziati. Lo stadio “Friuli”, rimesso a nuovo da un paio d’anni, registrava però il tutto esaurito. Il prezzo per il settore ospiti? 60 euro. Inter e Milan, per il derby del 21 ottobre, si sono accordate: 45 euro per il secondo anello blu, una sorta di settore ospiti dove verranno confluiti i milanisti presenti, che sarà lo stesso prezzo anche per gli interisti nel derby di ritorno per il loro secondo anello verde. Il terzo anello però, nel listino Inter, per i tifosi “di casa”, avrà anche in questo caso un costo di 75 euro.

Sassuolo-Milan, giocata lo scorso 30 settembre, ha riservato un prezzo alto anche per i tifosi rossoneri al seguito: 46 euro. Con una particolarità: lo stadio “Mapei” di Reggio Emilia, di certo non il peggior stadio d’Italia a confronto con certi suoi “colleghi”, ha le curve completamente scoperte. Una cifra così cospicua con un alto rischio di inzupparsi d’acqua tutto il tempo? Anche in questo caso però, la presenza rossonera è stata più che discreta. E’ in atto un assoluto paradosso: si continua sempre a denunciare l’obsolescenza di tutte le strutture sportive italiane, con la filippica sugli stadi “vecchi e vissuti solo la domenica” e poi entrarci dentro costa una fortuna.

Si è discusso molto se su questo folle percorso fuori dai binari della coscienza sia pesato l’effetto Ronaldo. Anche qui andrebbe aperta una lunga discussione, ma ci limitiamo ad alcune osservazioni. Innanzitutto un giocatore non può decidere il costo di un biglietto: lo può fare forse per il proprio club, come infatti è accaduto, seppur la Juventus avesse deciso di alzare i suoi già salatissimi listini ben prima dell’arrivo del portoghese (o magari già sapendo di prenderlo…), ma non per un intero sistema. E di fatti, oltre ai già citati episodi che non riguardano la Juventus, lo scorso maggio, con i bianconeri in procinto di giocare all’Olimpico contro la Roma, partita in cui la squadra di Allegri ottenne il punto che le serviva per vincere lo scudetto, tutti i gruppi della curva disertarono la trasferta: anche in quel caso il biglietto aveva un costo di 70 euro, e Ronaldo era ancora un giocatore del Real Madrid. “Il vaso è colmo!” urlò il tifo organizzato in un comunicato.

Ma anche gli stessi tifosi bianconeri, per abbonarsi allo Juventus Stadium, spendono cifre folli e i posti in abbonamento sono sempre esauriti. I casi, dunque, sono due: o si paga, senza lamentele, oppure si protesta facendo qualcosa di grosso. Come disertare completamente le trasferte e farsi sentire nelle sedi opportune, e non continuando a protestare sui social e sempre per le solite partite di cartello. Un tempo questa cosa accadeva, perché c’era più coesione tra le varie iniziative curvaiole, l’unico settore che da sempre voce ai sentimenti del tifoso tipico. Oggi invece, pare che anche il pubblico sia assuefatto e d’altronde ai club poco importa: l’introito dal botteghino rappresenta sempre la parte meno cospicua del bilancio. Ciò che conta sono i diritti tv e i tifosi che si accomodano sul divano: la fine che faremo tutti se andremo avanti di questo passo. Piuttosto, meglio riaccendere le radioline.

Stefano Ravaglia 

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