Gabriella Silvestri: Il Cuore Di Divorzio Alla Romana è L'amore

Gabriella Silvestri: Il Cuore Di Divorzio Alla Romana è L'amore

L'attrice nel corso di un'intervista parla dello spettacolo adesso in scena al Teatro Manzoni

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L’attrice Gabriella Silvestri in questo periodo è in scena al Teatro Manzoni con lo spettacolo Divorzio alla romana. Una commedia che racconta le vicende di una donna alle prese con un matrimonio alla deriva, la depressione e l’arrivo di un affascinante corteggiatore. E tramite questa serie di eventi affronta diversi argomenti particolarmente attuali, facendo riflettere lo spettatore, che però riesce soprattutto a divertirsi. Questo lo conferma anche la stessa interprete, che ha risposto ad alcune domande per Unfolding Roma, esprimendo le proprie opinioni riguardo alla pièce, ai temi toccati in essa e in merito al mondo del teatro in generale.

Innanzitutto mi parli in breve di Divorzio alla romana per raccontarlo un po' ai lettori.

Divorzio alla romana è la storia di una donna che ha superato cinquant’anni e che per varie vicissitudini di famiglia è caduta in depressione. Quindi ha un marito che, sì la segue, ma è ormai distratto e pensa ad altro; un medico che la segue a domicilio. E continua a prendere delle pasticche. Poi un giorno improvvisamente arriva a leggere il contatore del gas un uomo, più giovane, aitante, intrigante e simpatico e da quel momento qualcosa si riaccende dentro di lei, quindi in qualche modo torna a vivere. Lui la corteggia, la fa sentire di nuovo donna e lei torna alla vita. Il problema è che il marito pensa che lei questo uomo se lo stia immaginando. Perciò ogni volta che la donna lo incontra, il marito dice ‘guarda tesoro te lo sei sognato’. La commedia va avanti con questo dubbio fino allo svelamento finale: ‘Ma quest’uomo è frutto della sua fantasia o è vero?’.

Il suo personaggio racchiude in sé diversi temi. Qual è stato il lavoro di immedesimazione?

Il lavoro di immedesimazione si fa a tavolino. Si fa leggendo il testo insieme al regista e all’autore per capire chi è questa donna. Ricostruendo, anche se con la fantasia, un suo passato. Per sapere: da dove viene, qual era la sua famiglia, i suoi sentimenti, che si è sposata tardi. Tutte queste notizie aiutano a conoscere questa donna e a entrare nel personaggio.

Sono svariati gli argomenti che vengono toccati con lo spettacolo. In primis la depressione, un argomento molto attuale. La cosa interessante è che l'autore nel testo lo affronta in maniera delicata e non viene reso in modo eccessivo o caricaturale. Poi un altro tema affrontato è la crisi economica, connesso alla depressione perché collegato alla perdita del padre, alla cessione della macelleria (attività di famiglia) fino ad altri fatti interni alla storia legati anche alla pensione. Cosa ne pensa? E infine un altro argomento, sicuramente il principale, è l'amore a qualsiasi età. La donna che emerge dallo spettacolo sebbene in là con gli anni, non si sente più amata, ma quando un uomo la desidera con passione, non ha timore nel lasciarsi amare. Quindi l'amore vero quello passionale non ha età.

Il centro della commedia secondo me è in parte la depressione e in parte la crisi economica, che come vedremo nel finale svela delle cose importanti, che in questo momento non si possono dire perché si tratta di un colpo di scena. Però credo che il cuore della commedia sia l’amore. Sono convinta che le donne in questo abbiano una marcia in più. Forse è un fatto biologico, ma noi riusciamo meglio degli uomini a ritirarci su dalle grandi depressioni, dai dolori, dagli abbandoni e dagli amori finiti. Da ogni sorta di dolore. Noi ce la facciamo quasi sempre. Quando le donne non ce la fanno, è perché qualcuno glielo impedisce, anche drasticamente. Quindi vediamo questa donna rinascere, riprendere in mano la sua vita. Torna a vedersi bella, a vivere, a sognare e ad amare. In questo noi donne siamo eccezionali. E non c’è cosa più bella che vedere una donna in rinascita. Lei lo deve a quest’uomo. Ora che sia invenzione o che sia vero non lo possiamo svelare, ma lo deve a lui, perché l’amore indubbiamente ha una potenza incredibile in questo. E tale uomo la fa risentire finalmente una donna, da amare, da proteggere e da ammirare, quindi in ciò c’è la sua rinascita. Che poi vedremo anche sul lavoro, perché questa donna alla fine si rimbocca le maniche e fa una cosa, che non si può svelare, molto importante per lei. Si riprende proprio la sua vita.

In ogni caso Divorzio alla romana non è uno spettacolo triste, ma è una commedia divertente e incisiva. Ecco magari può dire lei al lettore quanto ci si diverte, anche grazie alla presenza degli altri attori del cast.

Divorzio alla romana ha la grande capacità di essere comico, non brillante. La gente muore dalle risate. Lo spettacolo si è allungato di alcuni minuti, proprio, a causa delle risate del pubblico. La comicità è irrefrenabile, pur parlando di depressione, di crisi del lavoro; però poi c’è anche il sesso, che è sempre quella cosa che un po’ intriga e fa anche ridere. E qui viene affrontato in maniera veramente comica, quindi si ride tantissimo anche di temi molto forti. Bisogna ricordare che la commedia è stata scritta da Stefano Reali, che ha composto anche delle musiche molto belle con tutta una serie di tanghi. Questa donna nella sua solitudine segue un tutorial di tango e quindi l’autore ha composto dei bellissimi pezzi. Poi nel cast insieme a me c’è Massimo Giuliani, con il quale ho già lavorato tante volte: ho fatto ‘Io so che tu sai che io so’ e altri spettacoli. Ci sono: Fabio Avaro e Renato Giordano, che ha firmato anche la regia e ricopre il ruolo dello psichiatra che va a casa di questa donna per fare terapia a domicilio. Poi c’è un’attrice anziana (Alessandra Palazzoli), molto carina, che appare all’ultimo e anche questo è un bellissimo colpo di scena.

Lasciando lo spettacolo vorrei che lei mi parlasse del teatro in generale. Qual è la sua opinione rispetto al mondo del teatro oggi?

Questa è una domanda terribile e un po’ difficile, nel senso che ci vorrebbe molto tempo e bisognerebbe sprecare tante parole per parlarne. Il teatro, in un momento di crisi che investe un po’ non solo l’Italia ma tutto il mondo, è il primo a pagarne le conseguenze, perché in questi momenti le persone danno la precedenza a delle priorità e la cultura non lo è. E credo che non lo sia mai stata, quindi si pensa di più a fare la spesa, ad arrivare a fine mese. Poi non dimentichiamo che il teatro è anche caro, perché un biglietto mediamente costa 20-25 euro, quindi una coppia spende 50 euro. Il che oggi come oggi diventa quasi improponibile. Ci sono tante convenzioni, tante agevolazioni, però il teatro rimane comunque un ambiente abbastanza costoso per le famiglie, per i giovani.

Di preciso si può parlare del teatro a Roma e di tutte le difficoltà che ci sono soprattutto dal punto di vista dello spettatore, che per una serie di motivazioni non viene incentivato ad andare a vedere un qualsiasi spettacolo.

In particolare il teatro a Roma credo che sia un pochettino più penalizzato. Quando vado a recitare in altre città mi rendo conto della differenza. Roma per essere la Capitale ha una metropolitana che chiude, a parte il fine settimana, in un orario quasi improponibile. Quindi questo già può essere un deterrente. Ci sono strade buie, dissestate. È una città che sta diventando anche un po’ pericolosa e per certi aspetti pure un po’ violenta, perciò credo che dopo una giornata di lavoro, di stress, si faccia fatica a riuscire di casa per trovare i parcheggi. Insomma è una città che non invita ad andare a teatro. Però nonostante tutto, vedo che grazie a noi attori il teatro sta andando avanti, perché è solo grazie a noi e non alle produzioni. Noi ci stiamo rimboccando le maniche, soprattutto i giovani. Perciò ho la sensazione che nel momento di crisi si scoprano cose positive, perché forse la paura ti spinge a fare delle belle cose, che magari in un periodo di grande ottimismo non si fanno. Quindi voglio sperare che questa crisi sia proprio il motore per ricominciare e per ripensare a un futuro per il nostro teatro.

Restando in tema teatro e sempre nel campo della recitazione: le chiedo cosa consiglierebbe a un giovane che ha intenzione di intraprendere questa carriera.

Pure questa è una bella domanda. Vedo in tutta Italia il fiorire di centinaia di scuole di teatro. Da una parte potrebbe essere bello, da un’altra la cosa mi spaventa, perché mi chiedo chi faccia tutte queste scuole. Ho timore che ci sia un po’ di qualità che va alla deriva. Ci sono scuole autorevoli con grandi nomi e professionisti, però vedo il fiorire ogni giorno di una scuola nuova. Poi mi chiedo di tutti questi attori, visto che il lavoro è già di per sé diminuito, che cosa ne facciamo. Il consiglio è di prepararsi per riuscire almeno a parlare e a farsi sentire dal pubblico. Questa è la cosa fondamentale, perché molti giovani che escono da determinate trasmissioni pensano che essendo stati in televisione possano fare i protagonisti a teatro. Non è esattamente così, perché devi saper usare la voce, la gestualità, devi riuscire a farti sentire dall’ultimo spettatore della galleria. Bisogna articolare, saper parlare, non hai il microfono incorporato come in televisione con il primo piano. Questa è la prima cosa che un giovane deve fare. Dopodiché, che Dio ce la mandi buona. Bisogna rimboccarsi le maniche e tentare di lavorare, perché l’esperienza forte è il palcoscenico. Solo facendo si impara, si sbaglia e si fa carriera. Consigli d’oro, secondo me, non ce ne sono e non li può dare nessuno. Ognuno di noi va avanti, naviga come meglio si può.

Parliamo di due lavori che ha fatto in passato: la fiction di Canale 5 Rimbocchiamoci le maniche e un altro spettacolo del Manzoni La notte della Tosca. In Divorzio alla romana e in questi altri due lavori ha scelto di dedicarsi a delle storie in cui c’è una donna impegnata.

Il teatro che io voglio e che amo è quello in cui si ride, ma dove c’è un agrodolce, c’è la vita di oggi e ogni persona si può riconoscere. Perché nel teatro ci si deve riconoscere. Se vedi uno spettacolo che è lontano da te e non capisci i personaggi, non ti rivedi in loro, secondo me è inutile. Ne La notte della Tosca c’erano delle infermiere che perdevano il lavoro, andavano a protestare sulla terrazza di Castel Sant’Angelo. In Rimbocchiamoci le maniche, la fiction scritta e diretta da Stefano Reali che peraltro è l’autore della commedia Divorzio alla romana che sto interpretando, c’è la fabbrica, la perdita del lavoro, la donna che diventa sindaco, che prende in mano le situazioni e cerca di risolvere i problemi della propria città. Sono argomenti che si assomigliano e a me piace questo. Mi piace anche far ridere e basta, però ho bisogno di questo piccolo chiamiamolo ‘impegno sociale’, che per me è fondamentale.

Per concludere, c’è un argomento o un ruolo che vorrebbe interpretare e che ancora non è riuscita a fare? Qual è il suo sogno nel cassetto?

I ruoli sono tanti. Qualche anno fa dicevo che mi sarebbe piaciuto fare Maria Stuarda, Elisabetta, Medea. Le grandi donne. Perché comunque sono delle prove notevoli di scrittura, di parole e di interpretazione, però mi accontenterei di fare il teatro parlando dei problemi di oggi e questo secondo me farebbe bene a tutti, proprio al pubblico. Cioè quando il pubblico esce da una sala teatrale e a cena continua a ragionare e a discutere di quello che ha visto, per me non può che crescere, maturare e migliorare. Quindi spero di interpretare alte donne della vita di oggi e del mondo a cui appartengo.

intervista di Sabrina Redi 

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