RICCARDO MAZZON

RICCARDO MAZZON

“Lo spazio del silenzio”. Riccardo Mazzon nell’intervista ci racconta il suo album e come sia necessario, per ognuno di noi, stare in uno spazio dedicato unicamente a noi stessi. Intervista di Michela Di Mattia

stampa articolo Scarica pdf

Nei  tuoi testi emerge lo stato d’animo di una persona sofferente, che non si sente capita dal mondo in cui vive e che grida a gran voce il suo malessere. E’ così?

Esatto. L’album è molto autobiografico, sono una persona sensibile ed empatica e faccio caso a tutto. La scrittura di questo album mi ha salvato da altre cose. Abbiamo tutti una forma di consapevolezza che il mondo non va proprio come vorremmo. Ci sono molti aspetti che non ci stanno bene, ma che per forza di cose dobbiamo accettare per quello che sono.

Come è nata l’idea di realizzare un album musicale?

L’album è nato da una necessità mia di avere in mano qualcosa, di concretizzare qualcosa nella musica. Ho studiato per tanti anni, io ora ne ho 26 e ho iniziato quando ero quindicenne. Poi due anni fa ho mollato completamente per una questione di frustrazione e mi sono spostato nel mondo del bar, facendo corsi come sommelier e come barista, lavorando dietro un bancone, attività che svolgo tuttora. Negli anni ho scritto diversi testi, che ho rispolverato, tirandoli fuori dai cassetti del mio studio per dare concretezza a questi appunti messi nei quaderni e fogli vari, realizzando così Lo spazio del silenzio. Io avevo inizialmente mollato perché comunque il mondo dell’arte, della musica, del cinema e di tutte le arti in genere, vive una difficoltà maggiore. Viviamo in una società che ti preclude certe porte a prescindere e in Italia viviamo una difficoltà maggiore, per il fatto che non viene riconosciuto all’artista il giusto merito. L’arte non è ancora considerata un mestiere, per cui devi essere pagato, così come accade per ogni altro professionista. Tutti gli anni di studio, e i relativi costi e sacrifici, tra scuole varie e strumenti musicali, che la musica richiede, non vengono ripagati in modo adeguato.

Viviamo una realtà in cui l’arte, il cinema, la musica gli spettacoli sono tutte attività che vanno, non è assolutamente un mercato morto e la gente ha un bisogno emotivo di rispecchiarsi nell’arte. Come vivrebbe la gente se non ci fosse più arte? Si potrebbe fare una prova togliendo l‘arte per un annetto e capirne l’importanza che ha per ognuno di noi. Anche per chi mi conosce probabilmente questo mio album è visto come un vero e proprio gioco, fatto da un ragazzo un po’ viziato che fa l’album mentre invece per me è una forma di espressione del mio essere e del mio sentire.

Parliamo un po’ dell’album e dei testi.

Questo album rispecchia me e il percorso che ho fatto come persona, sia per le relazioni sentimentali avute sia per situazioni di vita poco piacevoli. Di qui anche Lo spazio del silenzio, il processo dell’introspezione, questo mio bisogno di isolarmi all’interno della mia musica, come in una bolla per non essere influenzato dalla società esterna. Questo perché come tutti gli esseri umani sono soggetto alle influenze esterne e alle opinioni altrui.

Ingraditudine e bugie è una canzone che avevo scritto a 18 anni, secondo me è un evergreen, è una delle canzoni dove ci si rispecchia di più, a livello di rapporti di amicizia, di famiglia, di amore. Il fatto di avere un sogno necessita che ci siano anche delle persone che credono a quello stesso sogno insieme a te. Da soli noi, per quanto siamo forti, non andiamo da nessuna parte. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno accanto e uno sta qui ad aspettare che qualcuno ci faccia caso o lo capisca. Ognuno ha i propri problemi, ma delle volte ha bisogno di aiuto anche chi è sempre pronto ad aiutare gli altri. Venendo a mancare questo aiuto accumula dentro e “dentro muore”, come dice il testo di Nemico militare. Questa è una caratteristica del mio carattere. Possiamo dire qualsiasi cosa, ma al di sopra di tutto c’è il rapporto umano, che è fondamentale, oltre il denaro, i beni materiali e così via.

Forse siamo anche noi che ci creiamo aspettative da persone sbagliate?

Le esperienze negative ci formano. Sono prove che sono per noi necessarie per farci capire qualcosa di noi. Però potremmo vivere tutti bene se fossimo tutti più empatici e più attenti al nostro prossimo. Se tu dai sempre, anche se non ricevi dalle persone a cui hai dato, puoi ricevere da altre persone.

Quanto bisogno di amore c’è nel mondo?

L’amore è quella cosa che tutti continuiamo a cercare e dalla quale tutti continuiamo a scappare, perché nessuno di noi non sa neanche cos’è. L’amore viene sempre frainteso dalla maggior parte, l’amore viene sempre visto come quella cosa fra due persone, fra l’uomo e la donna, o magari in famiglia, ma non viene considerato quasi mai l’amore incondizionato e l’amore in generale, come per esempio l’amore per la natura. L’amore è come un fiore ed è ancora più bello se resta dov’è. Quello che manca è l’amore per se stessi e non si trova. Nei film, nelle canzoni tutti parlano di amore, ci facciamo mille domande a cui non troviamo una risposta. E oltre all’amore mi chiedo tanti “perché”. Perché distruggiamo l’ambiente in cui viviamo, perché non rispettiamo i genitori, perché non rispettiamo le altre persone, perché probabilmente non rispettiamo neanche noi stessi. Il problema dell’essere umano è che crediamo di essere infiniti e finché abbiamo qualcosa non ci rendiamo conto della sua importanza, poi quando viene a mancare piangiamo. Stiamo distruggendo tutto con la nostra corsa al consumismo e con le nostre cattive abitudini. Il rispettarsi è anche fare la raccolta differenziata e non basta dire “tanto cosa cambia con il mio sacchetto di immondizia”. Ognuno di noi nel suo piccolo ha un ruolo importante e una grande responsabilità in questo ambito. La natura ci sta inviando tantissimi segnali e messaggi importanti: o cambiamo, ridimensionandoci tutti, o verremo travolti inesorabilmente, perché l’eccesso di benessere sarà la nostra fine.

Dovremmo ritornare indietro?

Sì, andando a rivedere le nostre basi e andando a curare in modo più profondo i rapporti umani, che sono quelli che stanno venendo meno sempre più e che invece sono gli unici che dobbiamo curare come prioritari.

Giorni fa Chiara Ferragni ha fatto una festa a sorpresa a Fedez, in occasione del suo compleanno, all’interno di un supermercato, giocando con verdura e quant’altro. Non credi sia uno schiaffo dato a chi non arriva a fine mese per acquistare beni di prima necessità? A cosa siamo arrivati pur di far clamore?

Vedi la gente mettere le mani nei bidoni, persone anziane che vanno a rovistare tra la verdura scartata dai banchi dei mercati ortofrutticoli. Poi vediamo video di questi personaggi ed emerge una profonda mancanza di rispetto, anzi direi infinita, sia nei confronti di chi non può permettersi di comprare da mangiare, sia nei confronti di chi ha prodotto e sistemato quegli ortaggi e frutta. Questi personaggi, e Fedez lo reputo un ragazzo intelligente, fanno questi spettacoli per la visibilità, per il business, per l’apparenza. Una festa a sorpresa al proprio partner la puoi fare a casa, come fanno tutti i mortali. Ora però quello che fa parlare di sé è la polemica e ci sono riusciti benissimo.

Michela Di Mattia

Ascoltalo su Spotify.
goo.gl/kEJCyp

Puoi acquistarlo su Amazon.
https://amzn.to/2xbsL3A

Richiedi la tua copia fisica scrivendo sul sitowww.riccardomazzon.com

© Riproduzione riservata