Autismo E Asperger, L'unica Sindrome è Quella Da Beppe Grillo

Autismo E Asperger, L'unica Sindrome è Quella Da Beppe Grillo

Dal Circo Massimo, durante una kermesse pentastellata, l'assurdo ricorso a una patologia su cui c'è poco da ironizzare

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Nell’aprile del 2017, accadde alla redazione di Sky Sport. Massimo Mauro, non più sugli schermi da questa stagione, ex giocatore di Juventus e Catanzaro, disse che “Guardare le partite dell’Inter è peggio che andare in dialisi”. Aggiunse che gliel’aveva suggerito un suo amico ottantenne, lui stesso interista, ma poco importa. Il brutto vizio di estremizzare concetti ricorrendo a scottanti similitudini che sarebbe bene lasciare nel cassetto, è una pratica purtroppo assai diffusa dalle nostre parti e non solo. L’ex presidente della FIGC Tavecchio non lesinò a chiamare “Opti Pobà” un non meglio specificato individuo di colore, reo, a simbolo dei troppi stranieri nel nostro campionato, di “mangiare le banane” prima di approdare in Italia.

E’ accaduto questa volta anche nella politica, dove, a dire il vero, razzismo da quattro soldi, isteria collettiva e toni aspri non si fanno mai pregare. Beppe Grillo ha rispolverato la sua vena “fanculistica” al Circo Massimo, dove a una kermess pentastellata ha puntato il dito contro “quei filosofi che vanno in televisione che hanno la sindrome di Asperger. Non capiscono che l’altro non sta capendo”. Il nostro si è giustificato con le solite parole ben poco originali: “Non è certo la prima volta, le mie parole vengono rese strumenti, amplificatori speciali per sorde orecchie benpensanti”. Pensare che la sindrome di Asperger è una cosa seria e che ci sono mille altri modi per sbeffeggiare o criticare chicchessia, è certamente una cosa benpensante, e ne andiamo pure fieri. Il mondo non può funzionare al contrario: se i normodotati hanno la fortuna di poter pensare lucidamente prima di parlare, è ancora più importante che sentenze come queste vengano filtrate. Il ricorso agli “attacchi mediatici” è un’arma che non passa mai di moda: sempre alla portata di chi è talmente poco intelligente o meravigliosamente perseverante nell’evitare di assumersi colpe. “Per i comici non esiste il politically correcy”, ha aggiunto Grillo. In questo caso però, siamo davanti a un comico che non fa certamente ridere.

Unfolding Roma, tempo fa, ha intervistato Marina Viola, figlia del grande giornalista Giuseppe, e madre di Luca, un ragazzo autistico. Perché Grillo ne ha avute anche per loro: “L’autismo è la malattia del secolo”. Marina ci aveva detto: “Sdrammatizzare è fondamentale, a volte è l’unica risorsa. Luca è divertente, fa ridere senza nemmeno accorgersene. Anzi, è proprio lui a volte a spezzare la serietà e i momenti di preoccupazione”. Lo scorso aprile, invece, abbiamo incontrato Paola Nicoletti, il cui figlio Gabriele è stato vittima dello stesso beffardo destino di Luca. Lei lo ha messo nero su bianco in un bellissimo libro dal titolo “Raccontami il mare che hai dentro”. Gabriele passa da una persona anziana, una passante, che lo chiama “scemo”, a una tenera compagna di classe che lo porta mano nella mano sul palcoscenico durante una recita scolastica. A Beppe Grillo, che di uscite a vuoto ne ha già fatte parecchie, scoperchiando il populismo e volgendolo a proprio favore, vorremmo far conoscere Luca. E vorremmo fargli leggere il libro di Paola. Perché su una cosa in fondo il garante dei Cinque Stelle non ha avuto torto nel suo desolante monologo: che siamo pieni di psicopatici. In una vita divenuta così frenetica, immediata e a portata di touch screen, se non otteniamo tutto e subito non avvertiamo la piena realizzazione, e quasi usciamo di testa. E solo dei psicopatici possono sparare da un cannone palle di fuoco del genere. Luca e Gabriele, che forse hanno più intelligenza di noi, intanto, li immagino che ci guardino stupiti, ma confortati. In fondo, potessero capire appieno, si renderebbero conto che sono più intelligenti loro di noi e di un Grillo parlante.

Stefano Ravaglia 

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