Rifiuti

A Roma fino al 24 novembre la denuncia di Roberto Russo contro i rifiuti tossici nella Terra dei fuochi - intervista di Alessia de Antoniis

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Ha debuttato ieri a Roma, al teatro Lo Spazio, Rifiuti di Roberto Russo, per la regia di Gianni De Feo. Tessere le loro lodi potrebbe non essere difficile, considerate le loro carriere artistiche. Rifiuti è però una pièce dove la riuscita, l'efficacia, sta non nel nome di uno, ma nel lavoro di tutti.

Innanzitutto, la scrittura di Roberto Russo che, tramite dialoghi surreali, da commedia dell'assurdo, rende esplicita un'emergenza mondiale, qui limitata ad alcune zone della Campania. Il suo testo, aperto a molteplici chiavi di lettura, parla sì dell'emergenza dei rifiuti tossici nella Terra dei fuochi, ma, attraverso quelle ombre che in vari momenti dominano la scena, come una sorta di coro della tragedia greca, ci mostra l'orrore che si contrappone alla bellezza nel mondo reale, e, a livello ancora più profondo, la nostra eterna battaglia interiore tra la voce urlata della nostra parte oscura, l'ombra, e la nostra parte illuminata, alla perenne ricerca di un bene che spesso ci sembra irrealizzabile.

La scenografia di Roberto Rinaldi accoglie lo spettatore spaccata in due: un cumulo di rifiuti da una parte, una sorta di regno delle ombre, incarnate dai bravissimi attori Ida De Rosa e Lorenzo Russo, una specie di casa sull'albero dall'altra, dove troneggia Jacco, il bravissimo Sergio Di Paola, che spazia tra clownerie e commedia dell'arte, alternando saggezza e cinismo, nascondendo, dietro la sua maschera, la fragilità di un superstite ad una tragedia che ha distrutto il mondo in cui vive ma, forse, non anche quello interiore. Collegamento tra le due realtà, un corridoio umano creato dagli spettatori, all'interno del quale si muove, vestita come una ballerina clochard, Loise, Imma Pagano, aliena ed alienata, che fa della negazione e dell'irrealtà la sua inutile medicina per curare il veleno che ha contaminato il mondo e le persone che ancora vi abitano.

A rendere possibile la riuscita di questo spettacolo fuori dal comune, fortemente emotivo, la sapiente regia di Gianni De Feo, che, in mezzo a cumuli di spazzatura, di rifiuti umani ed emotivi, tra grida di disperazione e incapacità di ascoltare, riesce a rendere non più surreale un inferno desolato, dove neanche il principe idiota, ingenuo, di Dostoevskij, riuscirebbe a dire che la bellezza salverà il mondo. Eppure è forse questa l'ultima possibilità che resta a Jacco e Loise per provare a far tacere le grida ancestrali delle ombre.

A poche ore dal debutto romano, abbiamo incontrato Roberto Russo, autore di Rifiuti, impegnato da anni a denunciare con i suoi testi il degrado della sua terra ad opera della criminalità organizzata.

Roberto non è la prima volta che ti occupi di teatro sociale: Rifiuti è solo il tuo ultimo lavoro. Come si sviluppa la pièce?

Lo spettacolo nasce, da un punto di vista drammaturgico, come una sorta di gioco, un gioco crudele, che crea un vero e proprio spiazzamento. All'inizio facciamo intendere che ci troviamo in un luogo surreale, non ben definito. Poi, con l'evoluzione della narrazione, si svela la sua crudele essenza. E' chiaro che noi stiamo parlando di una situazione paradossale, una sorta di day after, ma un day after dove, quello che sembra un luogo lontanissimo, un luogo della mente, alla fine si tramuta in qualcosa che è molto vicino a noi. Vengono indicati dei luoghi geografici ben precisi. E' una sorta di monito, perché quella che noi stiamo vivendo in Campania, è una situazione per cui nella Terra dei Fuochi, la percentuale di tumori è del 46% superiore alla media nazionale. Ciò che accade in quella zona, è qualcosa di terrificante. Noi abbiamo una terra che è avvelenata, ma non sappiamo neanche quanto, perché non conosciamo i reali danni inflitti.

Qual è lo scopo che ti prefiggi?

Ovviamente uno scrittore di teatro non è un politico, non può indicare dei rimedi precisi. Però, probabilmente, alla base di tutto questo, sarebbe necessario, per un vero e proprio riscatto, sociale, politico, ma soprattutto individuale, riscoprire un concetto, quello di cui parlava Dostoevskij, della bellezza: quando dice che solamente la bellezza salverà il mondo, parla della bellezza interiore. Per fare questo, dobbiamo recuperare la nostra cultura, ma recuperarla davvero, essere consapevoli che il nostro destino non è la Terra dei fuochi, non sono i rifiuti tossici; il nostro destino lo costruiamo con le nostre mani, con meno indifferenza. È l'indifferenza, complice dell'ignoranza e del crimine, il reato più diffuso. Alla base di questo degrado, c'è una struttura che si chiama sistema, che si chiama camorra. È inutile che lo neghiamo.

Una notizia di poche ore fa, riguarda la nave Aquarius, sotto sequestro per traffico illecito di rifiuti infettivi.Sotto accusa anche la Ong Medici senza frontiere. Attualmente la nave è nel porto di Marsiglia. Salvini si è preoccupato di ribadire che ha fatto bene a chiudere i porti. Al di là delle frasi da televisione commerciale che ormai dilagano in politica, è evidente che il problema supera i confini della Campania...

Ormai non è più un problema solo campano, ma riguarda una buona parte dell'Italia, ed origina dal comportamento di molti industriali del nord che, per stoccare rifiuti pericolosi tossici, hanno preferito i prezzi inferiori della camorra, rispetto ai sistemi ufficiali di smaltimento di rifiuti tossici. Purtroppo è un problema che riguarda anche il mare. Noi parliamo di Terra dei fuochi, quindi di terra, ma la questione ha ormai dimensioni globali. Quello che mi stai dicendo non mi meraviglia più di tanto, perché anche il mare oggi rappresenta un'emergenza, ma non sappiamo bene di che entità. A volte si ha notizia di navi che affondano nel silenzio più totale. Cosa trasportavano? E' un'emergenza, quella italiana, che non è più solamente campana, ma riguarda la Toscana, l'Emilia Romagna, il Lazio, la Calabria, la Sicilia. L'ignoranza è un crimine contro l'umanità. L'ignoranza dei concetti basilari della vita, della compassione, della vicinanza nei confronti dell'altro. Questa gente, ad esempio nella zona del casertano, ha sotterrato rifiuti tossici letteralmente sotto i piedi della propria famiglia. Come definisci persone di questo tipo? Di cosa stiamo parlando? Hanno limitato la vita e la salute dei propri figli. È ignoranza! L'ignoranza è un delitto, è un crimine!

Legambiente, che nell'ultimo rapporto ecomafia parla dell'Italia come crocevia internazionale per lo smaltimento di rifiuti tossici diretti in Africa, situazione sulla quale pare stesse indagando anche Ilaria Alpi, pochi giorni fa ha lanciato nuovamente un appello, per una soluzione nella terra dei fuochi. Resterà lettera morta anche stavolta?

Alcuni addirittura negano l'esistenza della Terra dei fuochi, negando di fatto l'evidenza. Se tu fai il tratto Caserta sud Napoli, dopo le dieci di sera, senti una puzza inconfondibile: sono i rifiuti che bruciano. Poi ci sono quelli che sono sottoterra. La zona di cui parliamo, è una zona dove domina la camorra: la zona del casertano, del casertano nolano, fino a Pozzuoli. Sono zone dove hanno i rifiuti sotto i loro piedi.

Tu hai scritto La camorra sono io, Il re e, adesso, Rifiuti. Sei quindi una persona fortemente e apertamente schierata. Che ne pensi di questa telenovela con Saviano che guadagna milioni di euro, ma non vuole che si sappia, Salvini che urla che gli vuole togliere la scorta, ma poi deve valutare. Si trasformano questioni importanti in un reality, mentre persone che lottano ogni giorno contro la mafia vengano abbandonate a loro stesse?

Esiste la spettacolarizzazione della camorra e la spettacolarizzazione dell'anti camorra. Qui, inevitabilmente, usciamo dall'ambito dell'emergenza sociale per entrare in un ambito di show, di spettacolo. Per quanto possa essere terribile, per quanto possa essere triste, è così. Non voglio esprimere valutazioni su Saviano: l'ho incontrato, ma non lo conosco. Saviano ha dei meriti non perché abbia svelato cose nuove. Le cose che sono in Gomorra erano già note da tempo agli inquirenti, però ha portato al grande pubblico la conoscenza di un sistema, come quello dei Casalesi, che, per propria natura, tende a lavorare sott'acqua, sotto traccia. E questo è un merito. Allo stesso tempo esiste una spettacolarizzazione, esiste un business, esiste Gomorra televisivo che è strutturato come un plot che deve fare audience, che deve avere un determinato ascolto. In Gomorra, ad esempio, non esistono i buoni. Gomorra la considero una fiction e basta, non un documento verità. È evidente che è stato strutturato per fare spettacolo. Prevale la spettacolarizzazione e la tendenza commerciale. Delle cose sono innegabilmente vere, però a Napoli qualche poliziotto, qualche carabiniere e qualche magistrato c'è.... Non è proprio Gomorra.

Alessia de Antoniis

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