Giovanni Arezzo

Giovanni Arezzo interpreta la vicenda personale e musicale di Chet Baker

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Come nasce l'idea di portare a teatro la storia di Chet Baker?

Sono sempre stato un appassionato di Chet Baker e della sua musica, fino a che un giorno, parlando con con Laura Tornabene, bravissima drammaturga che già conoscevo, le ho proposto di portare in scena uno spettacolo che narrasse la sua vicenda personale e musicale. Laura è autrice e regista in questo caso, mentre io sono attore unico. 

Chi interpreti nello spettacolo?

Vesto i panni di Martin, grandissimo amico di Baker che, in quanto tale, avrebbe potuto calarsi nei panni di narratore della sua storia. La pièce inizia così, a pochi secondi dalla morte dell'artista, caduto da una finestra del Pris Hendrick Hotel di Amsterdam il 13 maggio del 1988. Poi, in un monologo che assume i contorni di un grandissimo flashback, si va a ritroso dall'infanzia fino alla disgrazia della fine.

Genio per antonomasia e soprattutto infinitamente umano, Chet Baker muore suicida in seguito a una serie di sventure, amori tempestosi e abuso di droghe. Secondo te, avrebbe potuto assumere altri contorni e sfociare diversamente la sua vicenda? Penso, per esempio, ad un'altra cantante, Alanis Morrisette che, dopo anni di eccessi, ha scelto la strada della riabilitazione.

Onestamente no, non avrei visto qualcosa di diverso. L'artista Chet Baker era anche i suoi eccessi, materia propulsiva della sua musica. Con questo, non voglio legittimarne la condotta, ma limitarmi a riconoscere quello che ritengo essere un dato di fatto.

Rimaniamo sul tema droghe e attualità. Sferaebbasta è nell'occhio del ciclone per il carattere tutt'altro che educativo dei suoi testi. La consideri una deriva e, nel caso, come potrebbe essere arginata?

Io non sono d'accordo a condannare Sferaebbasta come altre espressioni artistiche similari. L'arte convoglia una visione peculiare del mondo, non deve necessariamente essere educativa, non è quello il suo compito. Devono esserlo invece il mondo dell'istruzione e l'universo famigliare, che consentono di leggere da altre prospettive le forme artistiche fornendo gli strumenti per interpretarle, se necessario con distacco.


Con Salvini, la vita politica è non poco teatralizzata. Il festival di Sanremo, con le accuse mosse da Baglioni e le repliche del Vicepresidente del Consiglio, si è ormai trasformato in una guerriglia. Quali sono le tue considerazioni in merito?

Non seguo le uscite poco felici del Ministro degli Interni, che intendono solo buttare fumo negli occhi degli elettori e quindi del Paese, tutte qui le mie considerazioni in merito.

Chet Baker e il Capolinea, per esempio. Quali sono gli altri luoghi segnati dal suo passaggio in Italia?

Ovunque. Io sono di Ragusa, la provincia più a Sud d'Italia, Chet si esibì anche qui un paio di volte. Poi non era insolito vederlo per strada a Roma, dal momento che necessitava di soldi per vivere, o ancora nella sua amata Firenze ed altri luoghi della Toscana. Sostò a lungo nel nostro Paese, Chet.

Quali sono i legami più evidenti tra musica e teatro?

Beh, pensa che oltre ad essere attore, mi esprimo anche attraverso la musica rap... Posso essere considerato un musicista con la “m” minuscola e questo connubio per me è di vitale importanza. Certo, diciamo che questo spettacolo mi ha consentito di fare un primo esperimento nell'unione delle due sfere; addirittura ci sono pezzi unicamente jazzati, quindi la musica la fa da protagonista. Però vorrei procedere in questo senso e vedere se si può fare di più.

La recitazione è anche una sfida con sé stessi. Sei d'accordo?

Sì, c'è anche questo elemento di sfida, ma è marginale, nel senso che per il sottoscritto fare teatro significa andare oltre a me stesso per calarmi nei panni dell'Altro, gettarmi nel mondo e trovare altre connotazioni. Addirittura, alle volte faccio fatica ad “accettarmi” laddove il personaggio che interpreto me lo immagino che so, nano o comunque diverso.

Chi sono i tuoi maestri?

Tutte le grandi personalità che ho incontrato nel corso dei miei studi presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico di Roma e, sicuramente, Silvio Peroni, che mi sento di ringraziare in questa sede, anche se non so quanto sarebbe d'accordo!

Sogni nel cassetto?

Ho tutto un universo artistico in testa, poterlo portare a compimento.

Chiara Zanetti

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