Teatro Manzoni, C'è Sempre Un'altra Possibilità

Teatro Manzoni, C'è Sempre Un'altra Possibilità

La recensione dello spettacolo interpretato da Rita Forte e Pietro Longhi

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Dov'è possibile vedere adesso uno spettacolo che parla delle difficoltà in amore e dei rapporti di coppia? Certamente al Teatro Manzoni con “C’è sempre un’altra possibilità” in scena fino al 27 gennaio per il Centro Teatrale Artigiano. L’autore di questa rappresentazione, Sam Bobrick, presenta le vicende di una coppia non proprio coppia, composta da Miriam (interpretata da Rita Forte) e Leonardo (interpretato da Pietro Longhi). La loro storia, diretta da Maria Cristina Gionta, si sviluppa principalmente nel giro di pochi giorni, passando dall’iniziale conoscenza, fino all'organizzazione di progetti futuri, ma sempre nel lasso di poche ore. Va tutto di fretta, poiché è Miriam che corre. Lo spettacolo comincia quando i due protagonisti, ormai arrivati alla soglia dei 50 anni, si incontrano. L’appuntamento non va esattamente come deve andare, anche se Miriam e Leonardo la prendono in maniera diversa: lei trova in questo uomo la possibilità di potersi finalmente sposare e quindi di doverlo accalappiare a tutti i costi. Mentre lui rimane colpito negativamente dal comportamento forse troppo intraprendente di Miriam. Così si costruisce la storia: lei che insegue e lui che scappa. Il testo fornisce l’immagine di due personaggi abbastanza delineati nelle loro caratteristiche, e tali da rappresentare l’esempio di uno dei tanti aspetti dell’amore al giorno d’oggi. Da un lato, infatti, c’è una donna stereotipata a tal punto da arrivare all’esagerazione, che è diventata la cacciatrice, esattamente come si vede nella vita reale. E dall’altro c’è un uomo, che non corteggia più, ma viene inseguito. Si può analizzare la vicenda seguendo diversi spunti: la prima parte della pièce racconta dell’inseguimento, a tratti divertente e inquietante, della Forte nei confronti di un Longhi spaventato, sia dalla donna che da tutto il gruppo di parenti che lei porta con sé a carico. Arriverà il momento in cui Leonardo sarà costretto a cedere, però con il matrimonio le cose cambieranno: lei oppressa nella vita coniugale non apprezzerà quanto ha sempre cercato di conquistare e lui invece amerà la compagnia della moglie. Senza arrivare a svelare la fine, purtroppo non ci sarà il solito epilogo romantico, ma questo non deve deludere lo spettatore che comunque potrà fare determinate conclusioni, riuscendo a capire certi aspetti della vita reale.

Bobrick propone alcuni tipi di amore, di rapporti quotidiani: partendo dall’amore malato, che certe volte rischia di sfociare anche nello stalking. E qui quest’argomento viene reso ironico magari per farne comprendere la sua assurdità. Poi c’è l’amore non corrisposto che lacera, ma una volta consolidato costringe la persona a doversi reinventare e a ripartire. In qualche modo viene anche affrontato il cambiamento attuale, rispetto al passato, nei rapporti di coppia, in cui c’è qualcuno che insegue e qualcuno che scappa, o in cui i soliti cliché sono stati a oggi stravolti per quanto riguarda la conoscenza, la mancanza di corteggiamento e il piacere di scoprirsi e incontrarsi; il tutto cancellato anche dall’avvento dei social e della vita virtuale. Si percepisce anche una certa rapidità nel susseguirsi di tutte queste tappe di avvicinamento e costruzione di una relazione e questo lo si può intendere dai tempi del racconto, che prima dura pochi giorni e poi arriva quasi immediatamente al matrimonio, che allo stesso tempo giunge al capolinea nell'arco di qualche mese. Esattamente come accade al giorno d'oggi, dove spesso le relazioni si consumano e si esauriscono in un soffio. In queste circostanze, come d’altronde si vede nello spettacolo con l'interpretazione della Forte, la donna si è trovata spesso costretta a dover prendere in mano la situazione e diventare più intraprendente e cacciatrice, mostrandosi sempre sicura di ciò che vuole fino a lottare per ottenerlo.  Rendendo così l’uomo, invece, più statico e incline a essere la preda, vedi il personaggio di Longhi.

Un altro tema velatamente toccato è quello della solitudine e della voglia di riempire il vuoto che l’uomo, in questo caso Leonardo, ha dentro casa e dentro se stesso. Di conseguenza la mancata reazione di Leonardo rispetto all’intemperanza di Miriam si può interpretare con la voglia di lasciarsi coinvolgere e rompere la triste monotonia di una vita solitaria.

Tutti questi aspetti vengono affrontati nel modo giusto unendo la riflessione alla leggerezza e all’ironia. Perché ci si diverte di fronte al carattere spumeggiante di Miriam, ben interpretata dalla Forte che come in ogni spettacolo che la vede protagonista, regala anche momenti canori davvero piacevoli tra un pezzo e l’altro dello spettacolo. Senza dimenticare anche la buona interpretazione di Longhi. In più sono decisamente piacevoli gli interventi dei due attori, Antonia Di Francesco e Giuseppe Abramo, che propongono diversi personaggi e condiscono con ironia il resto della storia. La vicenda è caratterizzata da una mise-en-scène interessante, perché non è la solita rappresentazione statica che scorre semplicemente nel corso dei due atti. Questi ultimi ci sono, però il racconto viene frammentato da tanti piccoli quadri, degli spezzoni che compongono tutta la vicenda e che singolarmente sono quasi degli sketch. I quali legati tra di loro raccontano i fatti, presentando al pubblico una serie di personaggi, spesso bizzarri, e diversi ambienti. Infine vanno citate anche le scenografie realizzate da Lollozolloart e i costumi di Luciana Mariani.

di Sabrina Redi 

Teatro Manzoni (Via Monte Zebio 14/c-00195 Roma Tel.06/3223634, www.teatromanzoni.info, www.facebook.com/teatromanzoni.info/) dal 3 al 27 gennaio 2019.

Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, sabato ore 17-21. Domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 22 gennaio ore 19, giovedì 24 gennaio ore 17-21. Biglietto intero euro 25, ridotto euro 22.

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